domenica, settembre 07, 2025

Ciro Lomonte: architettura come cosmo redento e corpo mistico, di Carlo Sarno



Ciro Lomonte: architettura come cosmo redento e corpo mistico

di Carlo Sarno





INTRODUZIONE

La teoria di Ciro Lomonte, architetto e docente di Storia dell'Architettura Cristiana Contemporanea, si fonda sul recupero dell'unità tra fede, liturgia e bellezza.
I pilastri della sua visione architettonica includono:

Rapporto Liturgia-Cosmo: Lomonte sostiene che l'architettura sacra non sia un semplice contenitore, ma una rappresentazione del cosmo redento. Nel suo saggio "Liturgia, Cosmo, Architettura", sottolinea come lo spazio debba riflettere l'ordine divino e favorire la partecipazione al mistero eucaristico.

Architettura del Corpo Mistico: Influenzato dal pensiero di Steven Schloeder (di cui ha curato l'edizione italiana de "L'Architettura del Corpo Mistico"), Lomonte promuove una progettazione di chiese fedele al Concilio Vaticano II, che rispetti la continuità della tradizione cattolica contro la "mondanizzazione" dell'arte sacra contemporanea.

La Ribellione della Bellezza: Considera la bellezza un atto identitario e una forma di resistenza culturale. L'architettura deve tornare a essere "leggibile" per il popolo di Dio, evitando l'astrazione eccessiva che rende molti edifici moderni alienanti.

Centralità del Presbiterio: Nelle sue opere (come il ridisegno della chiesa madre di Sancipirello), l'area presbiterale è concepita per rendere visibile la gerarchia sacra e la sacralità del rito, ponendo l'altare come fulcro di tutta la composizione spaziale.



PRINCIPI TEOLOGICI

L'approfondimento teologico di Ciro Lomonte eleva l'architettura da mera costruzione a "locus theologiae", ovvero un luogo dove la verità di fede si fa spazio e materia.
Ecco i cardini della sua riflessione:

1. Il Cosmo Redento (Teologia Cosmica)
Lomonte attinge alla visione patristica secondo cui la chiesa è un'immagine del Cosmo ordinato da Dio. Teologicamente, l'architettura non deve solo ospitare persone, ma manifestare la vittoria di Cristo sul caos. Ogni elemento architettonico (luce, proporzioni, orientamento) è un segno sacramentale che rimanda alla nuova creazione.

2. L'Architettura del Corpo Mistico (Ecclesiologia)
Seguendo le intuizioni di San Josemaría Escrivá, Lomonte vede l'edificio come specchio della Chiesa-Comunità.

Identità vs Funzionalità: Una chiesa non è un "auditorium" polifunzionale, ma un corpo organico dove ogni parte (popolo, clero, coro) ha un posto che riflette la propria missione teologica.
Gerarchia Sacra: Il presbiterio non è un palcoscenico, ma il punto di giunzione tra cielo e terra, dove si compie il sacrificio eucaristico.

3. La Bellezza come Attributo Divino (Ontologia)
Per Lomonte, la bellezza è una proprietà trascendentale dell'essere.
Verità e Splendore: Citando la tradizione tomista, egli sostiene che la bellezza sia "lo splendore del vero". Se un'architettura è brutta o indecifrabile, essa "mente" sulla natura di Dio.
Sacralizzazione dell'interno: Anche in contesti poveri o semplici, come il progetto per la Chiesa di Sancipirello, l'uso di forme essenziali deve tendere alla "sacralizzazione" dello spazio, rendendo percepibile la presenza del Sacro.

4. Il Simbolismo Liturgico
L'architettura deve essere mistagogica, ovvero capace di introdurre i fedeli al Mistero attraverso i simboli.
L'Altare: Visto teologicamente come la "pietra angolare" che è Cristo stesso.
La Luce: Non come illuminazione tecnica, ma come simbolo della Grazia che penetra la materia.



LOMONTE E VON BALTHASAR

La relazione tra Ciro Lomonte e Hans Urs von Balthasar si radica nel concetto di Estetica Teologica. Lomonte traduce in architettura la tesi balthasariana secondo cui la bellezza non è un accessorio estetico, ma la via d'accesso primaria alla Verità e al Bene.

Ecco i punti di contatto fondamentali:

Il primato del "Pulchrum": Come Balthasar nella sua opera Gloria, Lomonte ritiene che senza la bellezza (lo splendore della forma), il bene perde la sua forza d'attrazione e la verità diventa una pura astrazione logica. In architettura, questo significa che una chiesa "brutta" o insignificante fallisce nella sua missione di annuncio cristiano.

La "Forma" (Gestalt): Il concetto balthasariano di Gestalt (la forma che rivela il contenuto divino) è centrale per Lomonte. Egli sostiene che l'architettura sacra debba possedere una forma organica e coerente che renda visibile la gloria di Dio, evitando il frammentismo dell'arte moderna.

L'irradiazione della Gloria: Lomonte applica l'idea balthasariana della Gloria di Dio che si manifesta nel mondo. L'edificio sacro deve "irradiare" il mistero; non è un oggetto da guardare, ma uno spazio che avvolge il fedele nello splendore del divino, come emerge nell'analisi del suo lavoro a Sancipirello.

Contro il "Kitsch" e il Nichilismo: Entrambi rifiutano una bellezza puramente decorativa o sentimentale. La bellezza per Lomonte, sulla scia di Balthasar, è oggettiva e teologica, radicata nell'evento dell'Incarnazione, e deve quindi riflettere la "serietà" del sacrificio di Cristo.



LOMONTE E SCHLOEDER

Il legame tra Ciro Lomonte e Steven Schloeder è di natura simbiotica: Lomonte è il principale divulgatore e traduttore in Italia del pensiero dell'architetto americano, considerandolo la chiave per superare la crisi dell'architettura sacra post-conciliare.
La loro relazione si fonda su tre pilastri operativi e teorici:

La traduzione del manifesto: Lomonte ha curato l'edizione italiana del testo fondamentale di Schloeder, "L'architettura del Corpo Mistico", che propone una visione dell'edificio chiesa come immagine sacramentale della Chiesa stessa.

Recupero del Simbolismo Tradizionale: Entrambi rifiutano il "funzionalismo" (la chiesa come semplice sala per assemblee). Per Lomonte e Schloeder, l'architettura deve essere mistagogica: deve cioè utilizzare il linguaggio dei segni (l'orientamento, la pianta cruciforme, il battistero separato) per condurre il fedele dalla realtà sensibile a quella divina.

L'ermeneutica della continuità: Seguendo la linea teologica di Benedetto XVI, Lomonte e Schloeder sostengono che il Concilio Vaticano II non abbia mai chiesto di abbandonare la tradizione artistica, ma di rinnovarla organicamente. La loro relazione mira a formare architetti che sappiano "parlare" la lingua della tradizione con tecniche contemporanee.

Collaborazione Accademica: Lomonte ha spesso ospitato Schloeder in seminari e conferenze presso l'Università Europea di Roma, consolidando un asse culturale che si oppone alla deriva astratta dell'architettura religiosa "iper-moderna".

In sintesi, se Von Balthasar fornisce a Lomonte la base filosofica (la bellezza), Schloeder gli fornisce il manuale tecnico e teologico per trasformare quella bellezza in muri, colonne e spazi liturgici.



LOMONTE E DE CHARDIN

La relazione tra Ciro Lomonte e Pierre Teilhard de Chardin si snoda attraverso la visione di un universo cristocentrico, dove la materia e l'architettura partecipano all'evoluzione spirituale verso il "Punto Omega".
Sebbene Lomonte si rifaccia spesso alla tradizione patristica, il suo pensiero converge con quello di Teilhard de Chardin su punti cruciali:

Cristocentrismo Cosmico: Per entrambi, Cristo non è solo il salvatore dell'uomo, ma il motore dell'intero universo. Lomonte traduce questa visione nel suo saggio "Liturgia, Cosmo, Architettura", dove l'edificio sacro è inteso come un "microcosmo" che riassume in sé la tensione di tutta la creazione verso Dio, riflettendo l'idea teilhardiana della materia che si spiritualizza.

La Materia come "Sacramento": Teilhard de Chardin vedeva nella materia una potenzialità divina (l' "Inno alla Materia"). Lomonte applica questo concetto nell'architettura rifiutando il cemento astratto e anonimo, preferendo materiali che esprimano la loro verità intrinseca. L'architettura diventa così una "Cristogenesi" spaziale, un luogo dove la materia è ordinata per rivelare la presenza del Logos.

L'Evoluzione verso la Bellezza: Entrambi vedono il mondo come un processo in divenire. Per Lomonte, l'architettura sacra deve guidare questa evoluzione culturale, elevando la comunità verso una bellezza che non è statico decoro, ma forza vitale e convergente verso il centro liturgico, che richiama il concetto teilhardiano di convergenza universale.

L'influenza di Gaudí: Il punto di giunzione pratico è spesso Antoni Gaudí. Lomonte ammira come Gaudí abbia usato le leggi scientifiche della natura per lodare Dio, un approccio che risuona profondamente con il tentativo di Teilhard di riconciliare scienza, evoluzione e fede.

Lomonte vede nell'architetto colui che, ordinando la materia secondo le leggi del cosmo, accelera la "consacrazione" del mondo auspicata da Teilhard.



LOMONTE E GAUDI'

Lomonte vede in Antoni Gaudí non un eccentrico isolato, ma il "modello supremo" di architetto cattolico, capace di sintetizzare scienza, natura e liturgia.
La relazione si sviluppa su tre livelli fondamentali:

L'architettura come "Preghiera in Pietra": Per Lomonte, la Sagrada Família è la prova che l'architettura contemporanea può essere profondamente mistagogica. Egli ammira come Gaudí abbia trasformato la struttura portante (le colonne ad albero) in una metafora del cosmo che loda il Creatore, incarnando perfettamente la teologia della Creazione.

Superamento dello Stile: Lomonte sottolinea che Gaudí non ha creato uno "stile" (il modernismo), ma ha riscoperto le leggi geometriche della natura (paraboloidi, iperboloidi) che Dio ha usato per creare il mondo. Questo approccio è per Lomonte la via per uscire dal vicolo cieco dell'astrattezza moderna senza cadere nel banale "neoclassico".

Eredità e Divulgazione: Ciro Lomonte è stato tra i promotori della Associazione per la Beatificazione di Antoni Gaudí in Italia. Considera Gaudí il "San Giuseppe dell'architettura", un esempio di santità vissuta attraverso il lavoro professionale e la competenza tecnica messa al servizio del culto.

L'Unità delle Arti: Come Gaudí coordinava scultori, artigiani e vetrai, Lomonte sostiene che l'architetto debba tornare a essere il "regista" di una bellezza corale, dove ogni dettaglio (dai portali alle maniglie) parli del sacro.



La relazione tra Ciro Lomonte e Antoni Gaudí si fonda sull'idea che l'architettura debba imitare la natura non nelle sue forme esterne, ma nelle sue leggi generative, poiché queste sono l'alfabeto con cui Dio ha scritto il libro della Creazione.
Ecco i punti chiave di questa connessione teologico-geometrica:

1. La Geometria come Linguaggio del Logos
Lomonte sostiene che Gaudí abbia superato la geometria euclidea (fatta di cubi e sfere "artificiali") per riscoprire le superfici rigate (iperboloidi, paraboloidi, elicoidi) presenti in natura.
Significato Teologico: Queste forme non sono scelte estetiche, ma riflettono la razionalità del Logos. Usarle significa costruire un "Cosmo Redento", dove l'edificio sacro vibra in armonia con la struttura stessa del creato.

2. La Mimesi dell'Atto Creativo
Seguendo Gaudí, Lomonte ritiene che l'architetto non debba "inventare", ma "collaborare" con il Creatore.
Continuità della Creazione: L'uomo continua l'opera di Dio attraverso il lavoro. Le colonne della Sagrada Família, che si ramificano come alberi in un bosco, non sono solo decorazioni ma soluzioni statiche ottimali che manifestano la sapienza divina insita nelle leggi della fisica.

3. L'Integrazione tra Scienza e Fede
Per Lomonte, Gaudí è la risposta vivente alla frattura tra tecnica e spirito.
L'Arco Catenario: Lomonte cita spesso l'uso della catenaria (la curva formata da una catena appesa) come esempio di come la massima efficienza meccanica coincida con la massima bellezza. In questa "economia" della forma si rivela l'armonia di Dio, che non spreca nulla.

4. La Sagrada Família come Catechismo Spaziale
Lomonte promuove la visione della chiesa come un "organismo vivente" e un racconto scolpito. L'architettura gaudiana non è un oggetto statico, ma un percorso mistagogico dove la luce (il "miglior pittore") trasfigura lo spazio, rendendo visibile la gloria di Dio ai fedeli.

Lomonte è un fervente sostenitore della Causa di Beatificazione di Gaudí, che vede come il prototipo dell'architetto che raggiunge la santità attraverso la perfezione tecnica e la fede vissuta nel cantiere.



ESEMPIO: PROGETTAZIONE E ADEGUAMENTO LITURGICO

Nelle sue opere di adeguamento e progettazione, come il lavoro sulla Chiesa Madre di Sancipirello, Lomonte traduce la lezione di Gaudí evitando la copia stilistica e puntando sulla coerenza strutturale.






Ecco come applica concretamente questi principi:

Verità dei Materiali: Seguendo l'onestà costruttiva di Gaudí, Lomonte privilegia materiali naturali (pietra, legno, calce) lavorati con sapienza artigianale. La "bellezza" non è un rivestimento applicato, ma emerge dalla natura stessa del materiale che esprime la propria funzione statica.

Luce Mistagogica: Non usa mai la luce come semplice illuminazione tecnica. Progetta le aperture affinché la luce naturale "scolpisca" lo spazio liturgico durante il giorno, orientando lo sguardo verso l'altare, proprio come Gaudí studiava l'inclinazione dei raggi solari per le vetrate della Sagrada Família.

L'Altare come Roccia: Nei suoi progetti, l'altare è spesso un blocco monolitico di pietra che richiama la "Pietra Angolare". L'integrazione con il pavimento e lo spazio circostante segue linee organiche che non interrompono il flusso dell'assemblea, ma la convogliano verso il fulcro del rito.

Il Disegno dell'Arredo Sacro: Lomonte disegna ogni dettaglio (amboni, sedi, fonti battesimali) come "organi" di un unico corpo. Non sono mobili aggiunti, ma elementi che sembrano "nascere" dall'architettura, mantenendo quella continuità tra struttura e decorazione tipica dell'opera gaudiana.

Artigianato d'Eccellenza: Per Lomonte, come per Gaudí, il cantiere è una comunità di lavoro. Coinvolge maestranze locali per recuperare tecniche tradizionali (come l'intaglio o il mosaico), opponendosi alla standardizzazione industriale che svuota di significato l'edificio sacro.

Il suo approccio è riassunto nel volume "Lomonte e Santoro: Architetture", dove emerge chiaramente come la geometria naturale serva a creare spazi che "accolgono" il corpo del fedele in modo proporzionato e umano.



ESEMPIO: LA SAGRADA FAMILIA DI GAUDI

Applicare la teoria di Ciro Lomonte alla Sagrada Família significa leggere il capolavoro di Gaudí non come un’opera d’arte isolata, ma come la realizzazione perfetta dell’architettura del Corpo Mistico.




Ecco l'analisi secondo i cardini di Lomonte:

1. La Chiesa come "Cosmo Redento"
Per Lomonte, la Sagrada Família è la prova che l'architettura può riflettere l'ordine della Creazione.
Applicazione: Le colonne di Gaudí che si ramificano come alberi non sono un vezzo estetico. Teologicamente, trasformano la navata in una selva sacra, un giardino dell'Eden ritrovato dove la natura (le leggi fisiche dei paraboloidi) e la grazia (la funzione liturgica) convergono. È l'incarnazione del Pulchrum balthasariano: la bellezza della struttura manifesta la verità di Dio.

2. Architettura Mistagogica e Catechetica
Lomonte insiste che l'edificio debba "parlare" al popolo.
Applicazione: La Sagrada Família è un "Catechismo di pietra". Le tre facciate (Natività, Passione, Gloria) non sono pareti, ma portali che introducono ai misteri di Cristo. Lomonte vede in questo l'opposto del minimalismo moderno: qui l'architettura non è muta, ma è un segno sacramentale che guida il fedele dall'esterno (il mondo) all'interno (il Mistero).

3. La partecipazione dei fedeli (Sacrosanctum Concilium ante litteram)
Lomonte, seguendo Steven Schloeder, ritiene che la chiesa debba riflettere la gerarchia del Corpo Mistico.
Applicazione: Gaudí progettò spazi immensi per i cori (fino a 1500 cantori) e un deambulatorio esterno come chiostro per le processioni. Per Lomonte, questa è l'attuazione dell'ecclesiologia di comunione: ogni parte della chiesa è pensata per una funzione specifica del popolo di Dio, rendendo la liturgia un'azione corale e non uno spettacolo frontale.

4. La sintesi tra Ragione e Fede
Lomonte critica l'architettura sacra contemporanea quando è puramente razionalista o puramente sentimentale.
Applicazione: Nella Sagrada Família, la statica (il calcolo delle catenarie) è identica alla simbologia. La forma "giusta" dal punto di vista ingegneristico è anche quella più bella e spirituale. Questa "onestà costruttiva" è per Lomonte l'unica via per un'architettura autenticamente cristiana che non scenda a patti con il nichilismo estetico.

In sintesi, per Lomonte la Sagrada Família non è "finita" perché è un organismo vivente: rappresenta la Chiesa che cresce nel tempo verso la Gerusalemme Celeste, unendo il lavoro umano (l'artigianato) alla sapienza divina (la geometria naturale).



LOMONTE E LA REALTA' PARROCCHIALE

Lomonte propone di adattare i princìpi gaudiani e la sua stessa teoria architettonica alle realtà parrocchiali odierne attraverso un'etica della misura e della coerenza, piuttosto che con la monumentalità.
Ecco come si applica la sua visione in scala ridotta:

Economia dei Segni, non dei Mezzi: Anche in una piccola chiesa, non si rinuncia alla ricchezza teologica. L'altare, l'ambone e la sede sono progettati come "poli" liturgici chiari, scolpiti in materiali nobili, che diventano il centro visivo e spirituale, evitando distrazioni.

La Luce come Protagonista: Si recupera l'orientamento tradizionale (se possibile) e si progetta attentamente il controllo della luce naturale per creare un'atmosfera di raccoglimento. Un'unica finestra ben posizionata può essere più efficace di mille luci artificiali per creare la "gloria" balthasariana.

Recupero dell'Artigianato Locale: Invece di importare marmi costosi, si valorizza la pietra del luogo, il legno locale o l'artigianato della zona. Questo non solo è economicamente sostenibile, ma dà all'edificio un senso di appartenenza al territorio, come la pietra di Montjuïc per Gaudí.

Geometrie Semplici ma Significative: Si usano piante chiare (quadrata, ottagonale, cruciforme) che i fedeli possano comprendere intuitivamente, rifiutando l'astrattismo delle forme moderne complesse che confondono il senso del sacro.

In sintesi, Lomonte insegna che si può essere "gaudiani" anche in una piccola cappella di periferia, a patto di mettere l'Eucaristia al centro e di usare l'architettura come un umile e competente strumento di evangelizzazione, fatto di bellezza e verità.














Nessun commento:

Post più popolari