Aldo Loris Rossi e l'architettura organica cristiana
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
La teoria architettonica organica di Aldo Loris Rossi (1933-2018) rappresenta un'evoluzione radicale dell'organicismo classico (come quello di Wright), spingendolo verso una sintesi estrema tra espressionismo e complessità strutturale.
I pilastri della sua visione includono:
Superamento dello spazio cartesiano: Rossi rifiuta le griglie rigide del razionalismo a favore di una visione "neo-organica". Lo spazio non è statico, ma un "unicum organico" di forme che discorrono tra loro.
Architettura come "protesi della natura": Egli concepisce l'edificio non come un oggetto separato, ma come un'estensione dell'ambiente naturale e del corpo umano, integrando economia ed ecologia nella prospettiva della "città prossima ventura".
Sintesi linguistica: Il suo stile fonde la fluidità organica con suggestioni del futurismo, del costruttivismo e del brutalismo. Questo si traduce in strutture plastiche, spesso megastrutturali, che utilizzano il cemento armato per creare geometrie audaci e ritmate.
Funzionalismo psicologico: A differenza del funzionalismo tecnico, Rossi persegue un'architettura che risponda alla complessità della percezione umana, privilegiando la fluidità del rapporto tra spazio e luce.
Utopia urbana: La sua teoria si estende alla città, vista come un laboratorio di ricerca permanente dove l'architettura deve promuovere una nuova "frontiera ecopolitana".
ALDO LORIS ROSSI
La relazione tra la teoria di Aldo Loris Rossi e l'architettura organica "cristiana" (o sacra) si manifesta principalmente attraverso la ricerca di una spiritualità della forma che supera la rigidità razionalista per abbracciare la complessità dell'esperienza umana e divina.
I punti di contatto fondamentali sono:
L'edificio come "Organismo Vivente": In sintonia con la visione di Bruno Zevi e la tradizione organica, Rossi concepisce l'architettura sacra non come un contenitore statico, ma come un corpo dinamico. Un esempio centrale è la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù (o Chiesa Madre) a Bisaccia, dove la struttura in cemento armato si articola in volumi plastici che simboleggiano la vita e la risurrezione, integrandosi nel paesaggio come una "protesi della natura".
Superamento del Dogma Cartesiano: Rossi applica al tema sacro il rifiuto della griglia ortogonale. La sua architettura sacra cerca una polifunzionalità e policentricità spaziale, riflettendo una visione teologica più fluida e meno gerarchica, in linea con il rinnovamento liturgico post-conciliare.
Luce e Materia come Trascendenza: Per Rossi, il rapporto tra spazio e luce è fondamentale per rispondere a un "funzionalismo psicologico" che, nel contesto cristiano, diventa strumento di elevazione spirituale. La materia (spesso cemento a vista) viene plasmata per creare ombre e bagliori che guidano il fedele verso una percezione non convenzionale del sacro.
Continuità con i Maestri del Sacro: Rossi si inserisce nel solco di architetti come Giovanni Michelucci (autore della Chiesa dell'Autostrada), condividendo con loro l'idea che l'architettura debba essere un dialogo costante tra l'opera dell'uomo e l'ambiente naturale.
La relazione tra la teoria di Aldo Loris Rossi e l'architettura organica di matrice cristiana si approfondisce attraverso una concezione dell'edificio sacro come corpo vivente e teologico, dove la rottura delle geometrie tradizionali serve a esprimere il mistero della fede.
Ecco i punti chiave di questo approfondimento:
1. La Chiesa come "Organismo di Risurrezione"
Nella sua opera più significativa in questo ambito, la Chiesa del Sacro Cuore a Bisaccia (1981-1990), Rossi traduce il dogma cristiano in forma plastica.
Morfologia dinamica: L'edificio non è una scatola statica, ma un insieme di volumi che sembrano "esplodere" o "germogliare", simboleggiando la Risurrezione come forza vitale che rompe gli schemi del mondo.
Il cemento come carne: L'uso brutale del cemento armato a vista non è solo estetico, ma materico; la struttura diventa una "protesi" del terreno irpino, unendo il sacro alla terra ferita dal terremoto.
2. La Luce come Spazio Liturgico
Rossi applica il suo "funzionalismo psicologico" per creare un'esperienza spirituale immersiva:
Policentricità: Rifiutando la navata unica tradizionale, Rossi crea spazi fluidi che favoriscono la partecipazione comunitaria, riflettendo l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II.
Drammaturgia luminosa: La luce penetra attraverso fessure e tagli geometrici complessi, non illuminando uniformemente ma creando percorsi visivi che guidano l'anima verso l'altare, inteso come fulcro dell'organismo architettonico.
3. Connessione con il Pensiero di Bruno Zevi
Come allievo e amico di Bruno Zevi, Rossi spinge l'architettura organica oltre il naturalismo di Wright verso un espressionismo radicale.
Se l'architettura organica cristiana tradizionale (come in Michelucci) cercava la "tenda" o il "rifugio", Rossi cerca la megastruttura sacra.
La sua teoria vede nella Chiesa il luogo in cui l'uomo può "abitare la complessità", un concetto che risuona con la ricerca cristiana di un senso profondo nel caos della modernità.
4. Simbolismo e Utopia
L'architettura sacra di Rossi è anche una forma di "utopia concreta". Egli concepiva questi edifici come motori di rigenerazione urbana e sociale, dove il sacro diventa il centro di una nuova ecopolitana, una città a misura d'uomo che rispetti sia l'ambiente che la dimensione trascendente.
ECOTEOLOGIA
La relazione tra l'ecoteologia e la teoria di Aldo Loris Rossi risiede nella visione dell'architettura come strumento di riconciliazione tra l'uomo, il creato (natura) e la dimensione trascendente, superando la frattura operata dall'industrializzazione.
I punti di contatto principali tra la sua "frontiera ecopolitana" e il pensiero ecoteologico sono:
L'architettura come "protesi della natura": Rossi non vede l'edificio come un corpo estraneo, ma come un'estensione organica del paesaggio. Questa visione riflette il concetto ecoteologico di custodia del creato, dove l'intervento umano deve armonizzarsi con le leggi biologiche e vitali anziché dominarle.
Superamento del dualismo uomo-natura: La sua teoria "neo-organica" rifiuta il paradigma riduzionista cartesiano a favore di una visione olistica. In ambito ecoteologico, ciò corrisponde all'idea che l'essere umano non sia separato dalla creazione, ma parte di un sistema dinamico e interconnesso.
La "Città Prossima Ventura" (Ecopolis): Rossi propone una convergenza tra economia ed ecologia per realizzare la "città post-industriale". Questo progetto urbano ha una forte valenza etica e spirituale, puntando a una "pacificazione tra esosfera e biosfera" che risuona con l'appello ecoteologico a una giustizia sociale legata alla salvaguardia ambientale.
Simbiosi e Spirito: Attraverso l'uso di forme plastiche e megastrutture che "germinano" dal terreno (come nella Chiesa di Bisaccia), Rossi cerca di infondere una spiritualità materiale nell'opera architettonica. L'edificio diventa un organismo vivente che celebra la vita e la complessità, incarnando la sacralità della materia tipica dell'ecoteologia contemporanea.
ECOTEOLOGIA COME "PROTESI DELLA NATURA"
Il rapporto tra l'ecoteologia e il concetto di "protesi della natura" in Aldo Loris Rossi si fonda sull'idea che l'atto del costruire non sia un'imposizione artificiale, ma un'estensione dei processi biologici e vitali del creato.
Questa connessione può essere approfondita attraverso tre dimensioni chiave:
1. L'Architettura come Organismo Simbiotico
Per Rossi, l'edificio-protesi è un "organismo azionato dai cicli della biosfera". In termini ecoteologici, ciò traduce la responsabilità umana verso il creato in forma costruita:
Simbiosi vs Dominio: L'architettura non domina il suolo ma vi si innesta, rispettando i vincoli geotettonici e le risorse ecologiche.
Continuità Vitale: L'edificio è visto come una parte del corpo terrestre, una "protesi" che permette all'uomo di abitare la natura senza violarne l'integrità spirituale e biologica.
2. La "Pacificazione" tra Esosfera e Biosfera
Rossi teorizza una "nuova frontiera ecopolitana" che mira alla convergenza tra economia ed ecologia. Questa visione risuona con i principi dell'ecoteologia che cercano di sanare il conflitto uomo-natura:
Rifiuto della crescita illimitata: Rossi osserva come la crescita demografica e industriale abbia alterato l'equilibrio naturale.
Etica del Riuso: La sua Carta dell'urbanistica promuove la tutela delle preesistenze e della natura come atto di "custodia" della terra.
3. La Dimensione Sacra della Tecnica
Nell'ecoteologia, la tecnica deve servire alla vita. Per Rossi, la "protesi" architettonica non è un oggetto meccanico freddo, ma una struttura plastica e dinamica:
Geometria come Spirito: L'uso di forme complesse (come nella Chiesa Madre di Bisaccia) serve a celebrare la complessità del creato, trasformando il cemento in un materiale capace di accogliere luce e ombra, simboli della trascendenza divina che abita la materia.
Utopia Concreta: L'architettura diventa lo spazio in cui si realizza una comunità riconciliata con l'ambiente, incarnando la visione teologica di una "terra promessa" tecnologicamente avanzata ma biologicamente integrata.
TEOLOGIA DELL'ABITARE
La relazione tra la teologia dell'abitare e la teoria di Aldo Loris Rossi si esprime nella ricerca di uno spazio che non sia solo rifugio fisico, ma luogo di realizzazione esistenziale e spirituale, dove l'uomo si riconnette con il cosmo attraverso l'architettura.
I punti di contatto più significativi sono:
L'Abitare come Relazione: Per Rossi, abitare significa entrare in simbiosi con l'ambiente. La teologia dell'abitare vede nella casa e nella città il luogo del "farsi prossimo"; Rossi traduce questo concetto in una policentricità spaziale, rifiutando schemi rigidi per favorire dinamiche sociali e comunitarie fluide.
La Sacralità del Quotidiano: Nella sua visione neo-organica, ogni spazio (non solo la chiesa) possiede una carica vitale. L'architettura come "protesi della natura" eleva l'atto dell'abitare a un gesto di custodia del creato, in linea con la riflessione teologica sulla responsabilità dell'uomo verso la biosfera.
Oltre il Razionalismo "Disumano": Rossi, seguendo la lezione di Bruno Zevi, si oppone a un'edilizia puramente tecnica e "disumana". La sua teoria propone un funzionalismo psicologico che risponda ai bisogni profondi dell'anima, trasformando l'edificio in un organismo capace di ospitare il "mistero" della vita umana.
L'Utopia dell'Ecopolis: Il concetto rossiano di "città prossima ventura" o frontiera ecopolitana coincide con l'aspirazione teologica a una città che sia prefigurazione di una pace futura tra uomo, tecnica e natura. L'abitazione non è un'isola, ma un tassello di un sistema armonico universale.
URBA-ECCLESIA
Il concetto di Urba-Ecclesia rappresenta la sintesi spaziale tra la missione spirituale della Chiesa e la teoria ecosistemica urbana (o "Ecopoli") di Aldo Loris Rossi. In questa visione, l'edificio sacro smette di essere un monumento isolato per diventare il motore biologico e sociale dell'organismo urbano.
La relazione si articola su tre livelli fondamentali:
1. La Chiesa come "Cellula Staminale" Urbana
Nella teoria ecosistemica di Rossi, la città è un sistema complesso che deve funzionare come la biosfera. L'Urba-Ecclesia agisce come il nucleo vitale di questo ecosistema:
Funzione Rigeneratrice: Non è solo un luogo di culto, ma un centro di servizi e socialità che "irradia" ordine e vita nel caos post-industriale.
Superamento del Ghetto Sacro: Rossi rifiuta l'idea della chiesa come recinto separato, integrandola fisicamente nelle infrastrutture e nel tessuto residenziale (come nel progetto per la Chiesa Madre di Bisaccia).
Piano di ricostruzione di Bisaccia
2. Simbiosi tra Liturgia e Biosfera
L'Urba-Ecclesia incarna il concetto di "protesi della natura" applicato al sacro:
Morfologia Ecosistemica: Le forme plastiche e frammentate di Rossi non sono arbitrarie, ma imitano la complessità dei sistemi naturali (geologie, ramificazioni) per creare un ambiente che rispetti la psicologia dell'abitante.
Metabolismo Urbano: L'edificio sacro è progettato per interagire con i flussi di luce, aria e persone, funzionando come un "polmone" sociale all'interno della frontiera ecopolitana.
3. La Teologia dell'Ecopoli
Rossi proietta la speranza cristiana di salvezza in un'utopia urbana concreta:
Trascendenza Immanente: La sacralità si manifesta nella capacità dell'architettura di riconnettere l'uomo con la terra e con gli altri, superando l'alienazione delle megalopoli.
Unità Organica: Come la teologia dell'abitare vede l'uomo custode del creato, l'Urba-Ecclesia è lo strumento architettonico che permette questa custodia, trasformando la città da "macchina" a "organismo vivente".
TEOLOGIA DELLA BELLEZZA
Il rapporto tra la teologia della bellezza e l'architettura di Aldo Loris Rossi si fonda sull'idea che il valore estetico non sia un decoro, ma una manifestazione della verità vitale e spirituale che risiede nella complessità della natura e del sacro.
Ecco i cardini di questa relazione:
1. La Bellezza come "Verità Organica"
Per Rossi, la bellezza scaturisce dalla coerenza di un organismo architettonico che risponde alle leggi della vita. In linea con la teologia della bellezza (che vede nel bello lo splendore del vero):
Contro il Kitsch e la Semplicità: Rossi rifiuta la "bellezza" razionalista fatta di volumi puri, considerandola riduttiva. Per lui, la bellezza risiede nella complessità, nel "chiaroscuro dello spazio" e nella plasticità che riflette la ricchezza del creato.
Espressionismo Liturgico: In opere come la Chiesa del Sacro Cuore a Bisaccia, la bellezza è raggiunta attraverso una "lotta" materica tra cemento e luce, che incarna la drammaticità e la gloria della redenzione cristiana.
2. Trascendenza nella Materia
L'architettura di Rossi eleva la materia bruta (brutalismo) a una dimensione spirituale. La teologia della bellezza trova spazio in:
Poesia della Forma: La bellezza è intesa come una "visione" che trasforma l'edificio in un racconto epico e mitico, dove ogni spigolo e ogni torre simboleggiano l'aspirazione umana verso l'alto.
Luce come Strumento Estetico: La luce non serve a illuminare, ma a rivelare la bellezza segreta della forma, creando percorsi percettivi che portano il fedele a scoprire la sacralità insita nel microcosmo dell'opera architettonica.
3. Responsabilità Morale e Sociale
Rossi sosteneva che l'impegno verso la bellezza fosse un impegno morale.
Cura della "Casa Comune": La sua ricerca estetica è inscindibile dalla cura per l'ambiente (ecologia). Una città o una chiesa "belle" sono quelle che rispettano l'ecosistema, traducendo l'ecoteologia in un'estetica della responsabilità e dell'amore per la vita.
Rigenerazione dell'Anima: L'architettura organica deve avere un effetto catartico. Abitare il "bello" organico di Rossi significa abitare uno spazio che stimola la coscienza e la spiritualità, superando l'alienazione delle periferie moderne.
L'AMORE DI GESU'
Il rapporto tra l'amore di Gesù e la teoria architettonica di Aldo Loris Rossi non va cercato in un devozionalismo sentimentale, ma in una teologia della vita espressa attraverso la materia. Per Rossi, l'amore di Cristo si manifesta nell'architettura come una forza che accoglie, rigenera e libera la vita umana dalle costrizioni meccaniche.
Ecco i punti di intersezione fondamentali:
1. La "Passione" della Materia e la Risurrezione
Rossi utilizza spesso il cemento armato in forme drammatiche, tormentate ed esplosive. In questa estetica si legge un'analogia con il mistero pasquale:
La Croce e il Tormento: Le sue strutture "brutaliste" e frammentate richiamano la fatica e la sofferenza dell'umanità (la Passione).
La Risurrezione come Dinamismo: L'amore di Gesù è visto come la forza che "rompe" la tomba e gli schemi rigidi. Le forme di Rossi non sono mai chiuse; sono organismi che "germinano" e si protendono verso l'alto, simboleggiando la vittoria della Vita sulla morte e sulla staticità.
2. L'Amore come "Accoglienza Organica"
Nella sua teoria del funzionalismo psicologico, Rossi progetta spazi che non servono solo a "contenere" corpi, ma a nutrire anime:
Abbraccio Spaziale: L'architettura organica di Rossi cerca di avvolgere l'individuo in uno spazio policentrico e fluido. Questo riflette l'amore di Gesù come accoglienza dell'altro nella sua complessità e diversità, rifiutando l'omologazione della "scatola" razionalista.
La Centralità dell'Uomo: Come Gesù pone l'uomo al centro della legge, Rossi pone l'esperienza umana al centro del progetto, creando "protesi" architettoniche che aiutano l'uomo a vivere in armonia con il creato.
3. La "Caritas" verso il Creato (Ecopolitana)
L'amore cristiano si traduce in Rossi come cura per la casa comune (anticipando temi della Laudato si'):
Simbiosi Ecosistemica: La sua teoria della "città prossima ventura" è un atto di amore sociale. Progettare edifici che rispettino la biosfera è, per Rossi, un modo per onorare il dono di Dio.
Riscatto delle Periferie: L'impegno di Rossi nel ricostruire luoghi come Bisaccia dopo il terremoto è una forma di "carità architettonica": portare bellezza e dignità dove c'è stata distruzione e abbandono, imitando il gesto di Gesù che risana le ferite.
4. L'Urba-Ecclesia come Corpo di Cristo
Per Rossi, la chiesa non è un oggetto, ma parte di un organismo urbano. Questa visione coincide con la teologia del Corpo Mistico di Cristo:
L'amore di Gesù unisce le membra (i cittadini) in un unico corpo. L'architettura di Rossi tenta di rendere visibile questa unità attraverso megastrutture dove funzioni sacre e civili convivono, cercando una "comunione" spaziale totale.
ESEMPIO: CHIESA DEL SACRO CUORE DI GESU', BISACCIA
La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Bisaccia (AV), nota anche come Chiesa Madre di Bisaccia Nuova (1981-1990), è l'opera in cui le teorie di Aldo Loris Rossi trovano la loro sintesi spaziale più completa, trasformando il dogma religioso in un organismo architettonico.
1. L’Amore di Gesù come "Vita e Risurrezione"
Il nome stesso della chiesa, Vita e Risurrezione Nostra, rivela l'intento di Rossi di tradurre l'amore di Cristo in una forza plastica:
Morfologia Esplosiva: L'architettura non è statica ma dinamica, con volumi che sembrano germogliare dal terreno, simboleggiando la vittoria della vita (amore divino) sulla morte.
La Materia "Sofferta": Il cemento armato a vista, tipico del brutalismo rossiano, incarna la "passione" e la fatica umana, che viene però riscattata dalla luce divina che penetra attraverso tagli complessi.
2. L'Urba-Ecclesia e l'Ecopoli
Nel piano di ricostruzione di Bisaccia post-terremoto, la chiesa funge da cuore dell'Urba-Ecclesia:
Perno del Sistema Urbano: L'edificio non è isolato, ma è integrato in una visione ecosistemica dove il sacro anima le funzioni civili e sociali (scuola, cultura, residenze).
Città Murata Organica: La chiesa si inserisce in un disegno urbano che Rossi concepiva come una "città-foresta" o "città-protesi", dove l'architettura sacra funge da stabilizzatore spirituale e biologico per la comunità.
3. Teologia della Bellezza e dell'Abitare
La bellezza in quest'opera è intesa come complessità necessaria per riflettere il mistero divino:
Contro il Minimalismo: Rossi rifiuta la semplicità cartesiana, ritenendola incapace di ospitare l'anima umana. La "bellezza" di Bisaccia risiede nella sua struttura labirintica e policentrica, che invita il fedele a una ricerca continua.
Abitare il Sacro: L'interno non è una navata unica ma uno spazio fluido che accoglie la comunità in modo policentrico, riflettendo la teologia dell'abitare come relazione solidale e partecipazione liturgica attiva.
4. Ecoteologia e Protesi della Natura
La chiesa è una "protesi" inserita nel paesaggio irpino:
Radicamento Geologico: Le sue forme mimano i processi tettonici e naturali, agendo come un organo artificiale che completa e protegge la biosfera circostante.
Spiritualità della Materia: L'uso del cemento a Bisaccia non è estraniante, ma cerca una simbiosi con la terra, elevando l'intervento umano a atto di custodia del creato.
ESEMPIO: CHIESA S. MARIA DELLA LIBERA, PORTICI
La chiesa di Santa Maria della Libera a Portici (1974-1983) rappresenta un caso emblematico di come Aldo Loris Rossi applichi la sua teoria organica a un contesto urbano denso, trasformando l'edificio sacro in una sfida radicale alla staticità e al razionalismo.
Ecco l'applicazione dei concetti cardine della sua teoria a quest'opera:
1. L’Urba-Ecclesia: Una Sfida al Caos Urbano
A differenza di Bisaccia, dove la chiesa sorge in uno spazio più aperto, a Portici Rossi deve confrontarsi con la densità edilizia della zona vesuviana.
La Chiesa come Innesto Ecosistemico: L'opera non si limita a essere un luogo di culto, ma si pone come un "organo vitale" che tenta di riqualificare un tessuto urbano congestionato.
Continuità Spaziale: Rossi progetta l'edificio cercando una permeabilità tra lo spazio della strada e quello sacro, applicando l'idea di una città prossima ventura dove il sacro non è segregato, ma integrato nel flusso della vita quotidiana.
2. Architettura come Protesi della Natura (e del Paesaggio)
Sebbene immersa nel cemento, la chiesa richiama la forza naturale del vicino Vesuvio:
Geometria Tellurica: Le forme sono plastiche, spezzate e ascensionali, quasi a voler mimare l'energia vulcanica. È una "protesi" che tenta di restituire dignità organica a un ambiente profondamente antropizzato.
L’Amore di Gesù come Energia Vitale: L'architettura non è un contenitore statico; attraverso il dinamismo delle rampe e delle coperture, Rossi esprime l'amore divino come una forza che eleva l'uomo sopra la pesantezza del mondo materiale.
3. Teologia della Bellezza e Funzionalismo Psicologico
La bellezza a Santa Maria della Libera non risiede nella decorazione, ma nella complessità della forma:
Polifonia Spaziale: Rossi rifiuta la simmetria classica. La bellezza qui è "difficile", basata su un gioco di volumi che richiede un coinvolgimento attivo del fedele. Questo risponde al suo funzionalismo psicologico: lo spazio deve stimolare la percezione, non addormentarla.
Luce e Materia: Il cemento a vista interagisce con la luce zenitale attraverso tagli geometrici complessi, creando un'atmosfera che trasporta la teologia della bellezza nella dimensione della trascendenza immanente.
4. Teologia dell'Abitare e Comunità
L'interno della chiesa riflette una chiara visione liturgica post-conciliare:
Spazio Policentrico: L'assemblea non è disposta in modo gerarchico davanti a un altare lontano, ma circonda l'azione liturgica. Abitare questa chiesa significa sentirsi parte di un organismo vivente (il Corpo di Cristo), dove ogni fedele è un elemento attivo del sistema.
In definitiva, attraverso l'uso di forme plastiche e megastrutture che "germinano" dal terreno (come nella Chiesa di Bisaccia), Aldo Loris Rossi cerca di infondere una spiritualità materiale nell'opera architettonica. L'edificio diventa un organismo vivente che celebra la vita e la complessità, incarnando la sacralità della materia tipica dell'ecoteologia contemporanea.
1. L’Urba-Ecclesia: Una Sfida al Caos Urbano
A differenza di Bisaccia, dove la chiesa sorge in uno spazio più aperto, a Portici Rossi deve confrontarsi con la densità edilizia della zona vesuviana.
La Chiesa come Innesto Ecosistemico: L'opera non si limita a essere un luogo di culto, ma si pone come un "organo vitale" che tenta di riqualificare un tessuto urbano congestionato.
Continuità Spaziale: Rossi progetta l'edificio cercando una permeabilità tra lo spazio della strada e quello sacro, applicando l'idea di una città prossima ventura dove il sacro non è segregato, ma integrato nel flusso della vita quotidiana.
2. Architettura come Protesi della Natura (e del Paesaggio)
Sebbene immersa nel cemento, la chiesa richiama la forza naturale del vicino Vesuvio:
Geometria Tellurica: Le forme sono plastiche, spezzate e ascensionali, quasi a voler mimare l'energia vulcanica. È una "protesi" che tenta di restituire dignità organica a un ambiente profondamente antropizzato.
L’Amore di Gesù come Energia Vitale: L'architettura non è un contenitore statico; attraverso il dinamismo delle rampe e delle coperture, Rossi esprime l'amore divino come una forza che eleva l'uomo sopra la pesantezza del mondo materiale.
3. Teologia della Bellezza e Funzionalismo Psicologico
La bellezza a Santa Maria della Libera non risiede nella decorazione, ma nella complessità della forma:
Polifonia Spaziale: Rossi rifiuta la simmetria classica. La bellezza qui è "difficile", basata su un gioco di volumi che richiede un coinvolgimento attivo del fedele. Questo risponde al suo funzionalismo psicologico: lo spazio deve stimolare la percezione, non addormentarla.
Luce e Materia: Il cemento a vista interagisce con la luce zenitale attraverso tagli geometrici complessi, creando un'atmosfera che trasporta la teologia della bellezza nella dimensione della trascendenza immanente.
4. Teologia dell'Abitare e Comunità
L'interno della chiesa riflette una chiara visione liturgica post-conciliare:
Spazio Policentrico: L'assemblea non è disposta in modo gerarchico davanti a un altare lontano, ma circonda l'azione liturgica. Abitare questa chiesa significa sentirsi parte di un organismo vivente (il Corpo di Cristo), dove ogni fedele è un elemento attivo del sistema.
In definitiva, attraverso l'uso di forme plastiche e megastrutture che "germinano" dal terreno (come nella Chiesa di Bisaccia), Aldo Loris Rossi cerca di infondere una spiritualità materiale nell'opera architettonica. L'edificio diventa un organismo vivente che celebra la vita e la complessità, incarnando la sacralità della materia tipica dell'ecoteologia contemporanea.
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