lunedì, aprile 22, 2019

Fondamenti teologici e liturgici dell'architettura sacra, di Uwe Michael Lang



Fondamenti teologici e liturgici dell'architettura sacra
 

di Uwe Michael Lang



"la liturgia stessa, la solenne celebrazione del mistero pasquale della passione, morte e risurrezione del Signore, è costitutiva del tempio cristiano, inteso come luogo della presenza divina"


Nel suo esistere, l'uomo vive in due coordinate fondamentali: lo spazio e il tempo, due realtà che non si costruiscono, ma che gli sono date. In altre parole, l'uomo è legato allo spazio e al tempo in tutte le sue azioni, e lo è anche nella preghiera che rivolge a Dio. Quando si invoca Dio, la preghiera ha bisogno, per così dire, di essere incarnata e di conseguenza anche il culto cristiano richiede un luogo, dove si può realizzare come rito sacro.

Tale luogo non è il corrispettivo del tempio pagano nella Grecia antica, dove la cella era considerata l'abitazione della divinità. Come dice san Paolo agli Ateniesi che "Dio non abita in templi costruiti dall'uomo" (Atti degli Apostoli, 17, 24). C'è un rapporto stretto fra il luogo del culto cristiano e la tenda del convegno, ovvero il Tempio di Gerusalemme, che è concepito come luogo dove il Dio trascendente si rende presente nella sua gloria (si veda, ad esempio Esodo, 25, 22 e 40, 34). Comunque, già Salomone, dopo avere costruito il Tempio di Gerusalemme, esclama: "Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruita!" (1 Re, 8, 27).

Nell'Antico Testamento si osserva un movimento verso una spiritualizzazione del culto, che si riflette anche nel canto dei serafini nel libro del profeta Isaia: "Tutta la terra è piena della sua gloria" (Isaia, 6, 3; cfr. Geremia, 23, 24; Salmi, 139, 1-18; Sapienza, 1, 7) - un passo che è stato incluso nel Sanctus della liturgia eucaristica. Pertanto, tutta la terra è piena della presenza di Dio e da Lui affidata agli uomini (cfr. Vincenzo Gatti, Liturgia e arte. I luoghi della celebrazione, Bologna, EDB, 2001, ristampa 2005, pp. 49-50 e 67-68).

Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù durante il suo incontro con la donna di Samaria dichiara che "è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori" (Giovanni, 4, 23). Bisogna tenere conto che ci sono vari livelli di significato: nel contesto storico, il culto cristiano è contrapposto al culto dei Samaritani e degli Ebrei, perché esso è "in spirito", cioè non è limitato a un singolo santuario, come il monte Garizim per i samaritani e il tempio di Gerusalemme per gli Ebrei.
Questo non significa che, alla luce del Vangelo, non ci dovrebbero essere riti e cerimonie, nessun culto pubblico o nessuno edificio sacro. Una tal conclusione sarebbe sbagliata, fosse soltanto perché quasi duemila anni di tradizione cristiana parlano in senso contrario. Gesù non ha detto alla donna samaritana che non ci dovrebbero essere luoghi ed edifici per il culto nella Nuova Alleanza; allo stesso modo, nella profezia sulla distruzione del Tempio, non afferma che non ci debba essere più alcuna casa costruita in onore di Dio, ma piuttosto che ci debbano essere molte case.

John Henry Newman, il grande teologo inglese convertito, ha espresso questa verità in un'omelia: "La gloria del Vangelo non è l'abolizione dei riti, ma la loro diffusione; non la loro assenza, ma la loro presenza viva ed efficace per la grazia di Cristo". (Parochial and Plain Sermons, San Francisco, Ignatius Press, 1997, vi, 19: "The Gospel Palaces", p. 1355).

Nel suo libro fondamentale sullo spirito della Liturgia, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, metteva in relazione "il nuovo universalismo" del culto "in spirito e verità" della Nuova Alleanza, che non è legato a un luogo esclusivo, e la profezia di Gesù sulla distruzione del tempio: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Matteo, 26, 61). Riprendendo la precisazione dell'evangelista Giovanni: "Egli parlava del tempio del suo corpo" (Giovanni, 2, 21), Ratzinger prendeva le parole di Gesù come "una profezia della croce; la fine della sua vita terrena sarà al tempo stesso la fine del tempio: è questo ciò che egli lascia intendere". Allo stesso tempo, è anche una profezia della sua Risurrezione, con la quale "comincerà il nuovo tempio: il corpo vivente di Gesù Cristo, che allora sarà al cospetto di Dio e che sarà il luogo di ogni culto. In questo corpo egli abbraccia tutti gli uomini; non è la tenda eretta da mani d'uomo, è il luogo della vera adorazione di Dio, che dissolve le tenebre e le sostituisce con la realtà". Questa profezia quindi diventa eucaristica, perché "vi si annuncia il mistero del corpo di Cristo, sacrificato e proprio per questo vivente, che si comunica a noi e conduce in tal modo al legame reale con il Dio vivente" (Joseph Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2001, pp. 39-40).

Cristo stesso, il suo corpo vivo, risorto e glorificato, è il nuovo tempio dove Dio dimora e dove si svolge il suo culto "in spirito e verità". Il vero tempio in cui Dio abita è il corpo che la Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo, offriva al Verbo di Dio, Gesù Cristo. Come scrive san Paolo ai Colossesi: "È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete in lui parte alla sua pienezza" (2, 9-10). Poi, per partecipazione, in forza del Battesimo, anche il corpo del cristiano diventa tempio di Dio.
Christus totus, per usare una frase cara a sant'Agostino, il Cristo intero è il vero luogo di culto cristiano, cioè Cristo in quanto capo e noi in quanto membra del suo corpo mistico. I fedeli che si riuniscono in uno stesso luogo per il culto divino costituiscono le "pietre vive", messe insieme "per la costruzione di un edificio spirituale" (1 Pietro, 2, 4-5). Infatti, è significativo che la parola che prima indicava l'azione del riunirsi dei cristiani, cioè ecclesia, è passata a indicare anche il luogo stesso in cui la riunione si realizza.

Perciò, possiamo dire che la liturgia stessa, la solenne celebrazione del mistero pasquale della passione, morte e risurrezione del Signore, è costitutiva del tempio cristiano, inteso come luogo della presenza divina. In questo senso Benedetto XVI scrive nella sua Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007): "Lo scopo dell'architettura sacra è di offrire alla Chiesa che celebra i misteri della fede, in particolare l'Eucaristia, lo spazio più adatto all'adeguato svolgimento della sua azione liturgica. Infatti, la natura del tempio cristiano è definita dall'azione liturgica stessa" (n. 41).

Va riletta anche l'apposita sezione del Catechismo della Chiesa cattolica. Questo documento autorevole del magistero insiste che le chiese (come edifici) "non sono luoghi di riunione", ma "dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo" (n. 1180). Questo passo ricorda inoltre il fatto che la liturgia eucaristica è per gli "iniziati" e per questo motivo in molte tradizioni cristiane, soprattutto in Oriente, si conclude "la liturgia della Parola" con il congedo dei catecumeni, dei penitenti e delle altre persone che non possono essere ammessi alla parte più sacra della celebrazione liturgica.

Ancora più specifico è il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato nel 2005. In risposta alla domanda "Che cosa sono gli edifici sacri?" (n. 245), il Compendio dice: "Essi sono le case di Dio, simbolo della Chiesa che vive in quel luogo, nonché della dimora celeste. Sono luoghi di preghiera, nei quali la Chiesa celebra soprattutto l'Eucaristia e adora Cristo realmente presente nel tabernacolo".

L'architettura e l'arte non compiono una funzione puramente decorativa, sono piuttosto parti integranti del culto. Il punto di partenza per costruire le chiese deve essere uno teologico e liturgico, e da questo risulta una grande responsabilità sia dei progettisti sia dei committenti. Oggi si sente l'esigenza urgente di una formazione adeguata che va al di là di una visione solo "normativa" della progettazione. Nel suo libro sopra citato Ratzinger ha dato voce al desiderio di un'arte "rinnovata nella fede", ma ha ricordato anche che l'arte - come la liturgia - "non può essere prodotta, così come si commissionano, si producono delle apparecchiature tecniche. Essa è sempre un dono". Le epoche di grande creatività artistica nella storia della Chiesa sono state contrassegnate da "una fede capace di vedere". Se giungiamo di nuovo a questa, "anche l'arte trova la sua giusta espressione".





---------------------------------------------------------


fonte: L'Osservatore Romano, 10/03/2010

www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=741

sabato, marzo 09, 2019

L’ARCHITETTURA CRISTIANA DELLA SOCIETA’, del Card. Carlo Caffarra




L’ARCHITETTURA CRISTIANA DELLA SOCIETA’
del Card. Carlo Caffarra
Catechesi ai giovani
14 dicembre 2002



Carissimi giovani, la catechesi di questa sera è la più importante di tutte, e quindi vi prego di prestarvi particolare attenzione. L’ho intitolata "l’architettura cristiana della società". Che cosa vuol dire, di che cosa parleremo?
Voi sapete bene che esistono vari stili architettonici: lo stile romanico, lo stile gotico, lo stile rinascimentale… che cosa è lo "stile architettonico"? è il modo con cui si costruisce un edificio, poniamo una Cattedrale, così che lo spazio creato genera nella persona che vi entra un senso di stupore e di gioia.
Paragoniamo la convivenza umana ad un edificio dentro al quale la persona entra quando nasce, dentro al quale trascorre la sua vita. Che "stile" deve avere questo edificio? In che modo la convivenza umana deve realizzarsi: la convivenza della nostra città, la convivenza della nostra nazione, della nostra Europa?
Noi rispondiamo: uno stile cristiano. E in che cosa consiste questo stile? Che cosa lo caratterizza? In base a che cosa posso dire: "questo modo di convivere è cristiano/ non è cristiano"? Nella catechesi di questa sera io cercherò di rispondere a questa domanda.
Prima però di cominciare a costruire la risposta, devo ancora una volta richiamare alla vostra memoria il fondamento di tutto il discorso che andiamo facendo. Esso è espresso da un testo mirabile del Vaticano II: "Lo stesso Verbo incarnato coll’essere partecipe della convivenza umana. … santificò le relazioni umane, innanzi tutto quelle familiari, dalle quali traggono origine i rapporti sociali" [Cost. past. Gaudium et spes 32,2; EV 1/1419]. Anche questa sera stiamo parlando di Cristo, perché parliamo di quella "santificazione" delle relazioni umane, derivata dalla sua partecipazione alla nostra convivenza.
In sintesi allora la risposta alla domanda è la seguente: una società umana ha uno stile cristiano quando essa salvaguarda il primato della persona; è organizzata secondo il principio di sussidiarietà; è governata dalla legge della solidarietà. Cerchiamo ora di riflettere brevemente su ciascuno di questi tre "segni" dello stile cristiano, dedicando a ciascuno un punto della nostra catechesi.

1. PRIMATO DELLA PERSONA
E’ questo il lineamento più importante, quello che disegna veramente il volto cristiano di ogni società umana. Che cosa significa "primato della persona"? devo supporre che abbiate ben chiaro in mente che cosa è la persona umana: lo abbiamo già detto varie volte.
Primato della persona significa tre cose: (a) la persona è prima della società [priorità ontologica]; (b) la persona agisce liberamente e responsabilmente nei confronti della società [priorità operativa]; (c) la persona è fine a se stessa mentre la società è finalizzata alla persona [priorità finalistica].
  1. La società umana, ogni società umana, esiste perché due o più persone entrano in rapporto fra loro: si conoscono, si amano … La società umana è costituita dalle persone in quanto soggetti liberi e responsabili, in quanto capaci di relazionarsi con altre persone. Non è la razza, non è l’etnia, non è la classe sociale il primo fondamento della società: è la persona. Non è che la persona esista perché esiste la società, ma viceversa: la società esiste perché esiste la persona. La persona è prima della società: questo vuol dire primato ontologico della persona.
  2. Il primato operativo è facile da capire. La causa vera e quindi responsabile dell’agire di una persona non è la società in cui vive. E’ la persona che pensa, che vuole e che agisce di propria iniziativa e sulla propria responsabilità. Certamente, l’ambiente sociale può esercitare un influsso più o meno grande; ma se non è la persona stessa ad abdicare alla sua capacità propria di ragionare, alla sua libertà, nessuna società può prendere il suo posto.
  3. Il primato finalistico è in un certo senso la dimensione più importante del primato della persona. Ogni persona esiste in vista di uno scopo suo proprio che dà senso alla propria vista. Nella luce della fede cristiana questo scopo è costituito dalla comunione di vita con Cristo. Ciò che è importante da capire è che questo fine riguarda la realizzazione della persona in se stessa. Volendo usare un termine tecnico, potremmo dire: è un fine immanente nella stessa persona. Non è così della società. La società non ha un fine per se stessa: essa è ordinata al fine, cioè al bene della persona. La persona non esiste per la società, ma è la società che esiste per la persona.
Può essere che vi sembri un discorso molto astratto. Non è così: nel "laboratorio della fede" che faremo il 28 febbraio vedrete che non è così. Pensate solo ad una conseguenza che deriva dal primato ontologico, operativo e finalistico della persona: la società umana, ogni società umana, è una realtà prima di tutto spirituale. E’ cioè comunione interpersonale nella condivisione delle stesse verità e degli stessi valori. E’ prima di tutto comunione delle intelligenze che cercano la verità; delle volontà che superando la ricerca del proprio bene utile, si ritrovano nella ricerca del vero bene dell’umanità propria di ciascuno e comune a tutti; dell’affetto che accoglie ogni altro non come estraneo, ma come un altro se stesso; dell’agire che non vuole sfruttare nessuno, ma coopera con ciascuno per il bene di ogni persona.

2. IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA’
E’ questo il principio strettamente connesso col primato della persona. Esso venne affermato per la prima volta, meglio esplicitamente formulato da un grande Papa, Pio XI [1922-1939], anche se nelle società cristiane è sempre stato un principio vissuto: "E’ illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che si può fare dalle comunità minori ed inferiori" [Lett. Enc. Quadragesimo anno; EE 5/661]. E questa è, per così dire, la formulazione negativa. Ascoltiamo ora la formulazione positiva: "oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle" [ib.]
Cerchiamo di capire bene questo principio, di fondamentale importanza per un edificio sociale veramente umano. Che cosa esso dice? Che la natura sociale della nostra persona si esprime e si realizza in tante società diverse: il matrimonio, la famiglia, l’impresa economica, lo Stato nelle sue varie articolazioni ... che rapporti devono esserci fra queste varie società? Come devono relazionarsi le une alle altre? Esse sono tutte soggetti sociali, aventi una propria autonomia e parità reciproca, in quanto aventi nature e competenze diverse. E ciò nonper benigna concessione di qualcuno, ma per il fatto stesso che in queste varie società si esprime la persona umana alla ricerca di beni umani fondamentali. Il principio di sussidiarietà esige ed assicura il carattere pluralistico della società umana.
Non solo, ma questi vari soggetti sociali devono essere ordinati fra loro in modo tale che nessuno si sostituisce all’altro, ma ci sia l’aiuto da parte della comunità superiore alle società inferiori perché possano raggiungere il loro scopo. Il principio di sussidiarietà esige ed assicura il carattere ordinato della società umana.
"In sintesi, secondo il principio di sussidiarietà: - si vuole favorire l’iniziativa e la responsabilità delle singole persone e dei gruppi sociali; - si nega che la comunità superiore possa impedire alle comunità inferiori di perseguire i loro fini legittimi; - si impone alla comunità superiore, quella politica, di aiutare positivamente le singole persone e le società intermedie; - si afferma il dovere di supplire le società inferiori in ciò che per motivi di impossibilità contingente non possono compiere; - si impone anche di integrare le persone e le società minori in ciò che queste, per impossibilità intrinseca, sono sproporzionate" [M. Toso, Umanesimo sociale, LAS – Roma 2001, pag. 61].
Può essere che anche questo vi sembri un discorso molto astratto. Vi aiuto a concretizzare con un solo esempio: nei laboratori della fede lo faremo meglio. Il dovere-diritto di educare compete ai genitori. Essi però hanno bisogno di essere aiutati nel compimento di questo loro grave dovere: un aiuto indispensabile è la scuola. Chi deve scegliere la scuola? E’ logico che siano coloro che hanno il dovere-diritto di educare: deve dunque essere loro assicurata una vera libertà di scelta. Questa è assicurata solo con una sistema di scuole libere, non di scuole gestite solo dallo Stato, un sistema misto, pubblico non statale. Questo pluralismo riguarda veramente l’assetto della società. Nel discorso al Parlamento italiano, il S. Padre ha detto: "Proprio per questo una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali" [n° 7,2].
Pensate ancora al grande tema del federalismo: ma entreremo nel concetto durante i laboratori della fede.

3. LA LEGGE DELLA SOLIDARIETA’
E’ questa l’ispirazione che governa e dirige la costruzione dell’edificio sociale nella sua architettura umana e cristiana. Forse la formulazione più suggestiva delle legge della solidarietà l’ha data il S. Padre in un suo scritto filosofico: "Questa dimensione si riduce al trattare, e per così dire al vivere, attualmente "l’altro come se stesso"" [cit. da Persona e atto, Rusconi Libri ed., Milano 2001, 728]. Ecco la definizione di solidarietà: trattare e vivere l’altro come se stesso. Nel cammino verso la piena realizzazione della propria umanità, verso la piena affermazione della propria dignità di persona, dobbiamo incontrare ed affermare ogni altro nella sua dignità di persona: appunto come ciascuno fa di se stesso. Non mi è lecito escludere da questa affermazione nessuno: neppure il bambino già concepito e non ancora nato; neppure l’ammalato terminale. Se voglio affermare me stesso. Ciò che non è lecito a me stesso [degradare la mia dignità di persona], non mi è lecito rispetto a nessun altro. Ciascuno può realizzare se stesso fino in fondo solo affermando la realizzazione di ogni altro che incontra: tutti insieme e ciascuno dentro a questa indistruttibile rete della solidarietà. Chi la spezza non fa del male all’altro ma a se stesso: l’omicida uccide se stesso perché nega con quell’atto la sua umanità.
Tocchiamo qui, carissimi giovani, il "midollo" dell’esperienza cristiana, quel midollo espresso dal concetto cristiano di prossimo. La persona umana non è solo capace di partecipare alle varie comunità in cui si esprime la sua natura sociale: di esistere e di agire "insieme con gli altri". E’ partecipe anche dell’umanità dell’altro. E’ questa partecipazione che rende l’uomo "prossimo" di ogni uomo, e la prossimità è prima e più che l’essere membro di una comunità particolare: è questo il grande insegnamento della parabola del samaritano.
La partecipazione nell’umanità dell’altro fa sì che non esista un mio bene che non sia anche il bene dell’altro, che ancor meno possa esistere un bene mio contro il bene dell’altro.
Questa prossimità raggiunge la sua pienezza nel mistero della Chiesa, la perfetta realizzazione della socialità umana in Cristo: ma con questo abbiamo terminato.

CONCLUSIONE
Forse potrà sembrarvi che questa catechesi vi porti fuori della realtà della società in cui vivete. Ciò è anche vero: la società in cui viviamo ha in larga misura perduto la sua architettura cristiana. Ma non vorrei che questo senso di estraneità vi inducesse in un errore: quello di pensare che l’architettura cristiana sia … un’utopia. Al contrario: la realtà vera è questa. L’altra è deformazione della realtà. E’ il compito dei discepoli del Signore di guarire la realtà da questa deformazione.







sabato, marzo 02, 2019

La PIETA' : dono dello Spirito Santo



La PIETA' : dono dello Spirito Santo




PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 4 giugno 2014
I doni dello Spirito Santo: 6. La Pietà

Oggi vogliamo soffermarci su un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana: si tratta del dono della pietà.
Bisogna chiarire subito che questo dono non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati.
1. Questo legame col Signore non va inteso come un dovere o un’imposizione. È un legame che viene da dentro. Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode. È questo infatti il motivo e il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore.
2. Se il dono della pietà ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare una faccia da immaginetta, far finta di essere come un santo. In piemontese noi diciamo: fare la “mugna quacia”. Questo non è il dono della pietà. Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C'è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza.
Cari amici, nella Lettera ai Romani l’apostolo Paolo afferma: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rm 8,14-15). Chiediamo al Signore che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, le nostre incertezze, anche il nostro spirito inquieto, impaziente, e possa renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore, adorando il Signore in verità e anche nel servizio del prossimo con mitezza e col sorriso che sempre lo Spirito Santo ci dà nella gioia. Che lo Spirito Santo dia a tutti noi questo dono di pietà.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014/documents/papa-francesco_20140604_udienza-generale.html





Catechesi del Santo Padre Giovanni Paolo II 
sui doni dello Spirito Santo : Dono della Pietà 

ANGELUS Domenica 28 Maggio 1989

Carissimi fratelli e sorelle,

1. La riflessione sui doni dello Spirito Santo ci porta, oggi, a parlare di un altro dono insigne: la pietà. Con esso, lo Spirito guarisce il nostro cuore da ogni forma di durezza e lo apre alla tenerezza verso Dio e verso i fratelli.
La tenerezza, come atteggiamento sinceramente filiale verso Dio, s'esprime nella preghiera. L'esperienza della propria povertà esistenziale, del vuoto che le cose terrene lasciano nell'anima, suscita nell'uomo il bisogno di ricorrere a Dio per ottenere grazia, aiuto, perdono. Il dono della pietà orienta ed alimenta tale esigenza, arricchendola di sentimenti di profonda fiducia verso Dio, sentito come Padre provvido e buono. In questo senso scriveva san Paolo: «Dio mandò il suo Figlio... perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio...» (Gal 4,4-7; cfr. Rm 8,15) .

2. La tenerezza, come apertura autenticamente fraterna verso il prossimo, si manifesta nella mitezza. Col dono della pietà lo Spirito infonde nel credente una nuova capacità di amore verso i fratelli, rendendo il suo cuore in qualche modo partecipe della mitezza stessa del Cuore di Cristo. Il cristiano «pio» negli altri vede sempre altrettanti figli dello stesso Padre, chiamati a far parte della famiglia di Dio che è la Chiesa. Egli perciò si sente spinto a trattarli con la premura e l'amabilità proprie di uno schietto rapporto fraterno.
Il dono della pietà, inoltre, estingue nel cuore quei focolai di tensione e di divisione che sono l'amarezza, la collera, l'impazienza, e vi alimenta sentimenti di comprensione, di tolleranza, di perdono. Tale dono è, dunque, alla radice di quella nuova comunità umana, che si basa sulla civiltà dell'amore.

3. Invochiamo dallo Spirito Santo una rinnovata effusione di questo dono, affidando la nostra supplica all'intercessione di Maria, sublime modello di fervida preghiera e di dolcezza materna. Ella, che la Chiesa nelle litanie lauretane saluta come «Vas insignae devotionis», ci insegni ad adorare Dio «in spirito e verità» ( Gv 4,23) e ad aprirci con cuore mite ed accogliente a quanti sono suoi figli e quindi nostri fratelli. Glielo chiediamo con le parole della «Salve Regina»: «...O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria!».





Approfondimenti:

Il dono della Pietà, articolo a cura del sito "Il Cattolico"






mercoledì, dicembre 19, 2018



Speriamo di vedere presto beato Antoni Gaudì " l'architetto di Dio " che ammirava la natura (ma da cattolico non da ambientalista) , di Luis Martinez Sistach
https://www.tempi.it/beato-gaudi-architetto-di-dio-natura-cattolico-ambientalista/

giovedì, dicembre 13, 2018

Progettare, costruire e abitare con Dio , di Carlo Sarno

Una nuova edizione riveduta e ampliata del libro Progettare, costruire e abitare con Dio , di Carlo Sarno è stata pubblicata nel 2017 con le Edizioni Sant'Antonio - Omniscriptum (  www.edizioni-santantonio.com/catalog/details//store/it/book/978-620-2-00005-5/progettare,-costruire-e-abitare-con-dio ).



Progettare, costruire e abitare con Dio : Architettura cristiana è Architettura con Amore , di Carlo Sarno
Edizioni Sant'Antonio - Omniscriptum , 2017.
Il libro presenta alcune riflessioni e richiami biblici per promuovere la Parola del Vangelo di Gesù Cristo nell'Architettura. La finalità principale dell'Architettura è la realizzazione dell'amore di di Dio nel mondo. Ciò significa che l'Architettura è buona ed organica quando scaturisce da un atto d'amore che concorre al buon vivere ed al buon abitaree, quindi, alla libera e vera espressione di buoni sentimenti e buone azioni.

sabato, dicembre 01, 2018



Casa sulla cascata, capolavoro dell'Architettura Organica (1936) di Frank Lloyd Wright; nella foto del 1989 l'architetto organico Carlo Sarno con il padre prof. Antonio Sarno (1921-2003), esponente dell'architettura organica italiana.







sabato, novembre 17, 2018

Antonio Sarno (1921-2003) Architettura Organica Italiana


ANTONIO  SARNO
Architettura Organica Italiana   (1921-2003)      
             
           
     
"... l'architettura è funzione , armonia e bellezza ... " Antonio Sarno
 

Antonio Sarno nasce il 1 dicembre 1921 a Castel San Giorgio , località Campomanfoli (SA) . Ha svolto una notevole attività didattica , insegnando Storia dell'Arte ed Educazione Artistica , iniziata negli anni cinquanta e conclusasi nel 1980. Chiamato in guerra giovanissimo , lascia i suoi studi artistici , e per sei anni farà esperienze che plasmeranno la sua sensibilità e  capacità di comprensione umana . Nel 1945 si iscrive alla Facoltà di Architettura di Napoli dove frequenta i corsi di Luigi Piccinato , maestro dell'urbanistica organica italiana , Giulio De Luca promotore dell'architettura organica , e Carlo Cocchia .  E' simpatizzante dell'A.P.A.O. , l'Associazione Per l'Architettura Organica di cui è fondatore Bruno Zevi . Segue con interesse nel dopoguerra gli sviluppi della rivista di architettura e urbanistica Metron di cui è coordinatore Luigi Piccinato ed a cui collaborano oltre ad altri anche Bruno Zevi



Dopo varie esperienze di insegnamento e lavoro alla fine degli anni cinquanta inizia la sua produzione di architettura . Collabora con studi tecnici curando la parte architettonica dei progetti ;  negli anni sessanta approfondisce la lezione di Frank Lloyd Wright , maestro e fondatore dell'architettura organica , e sviluppa una sua personale concezione architettonica organica . 



                         
                                           Villa  Spinelli , Castel San Giorgio (SA) , 1957 .

                                               Villa  Palladino , Nocera Inferiore (SA) , 1964 .







 
  Chiesa di San Lorenzo , Cava de' Tirreni, 1966.



                               Edificio espositivo per ceramica artistica, Cava de' Tirreni, 1969.


                                                 Il Prof. Antonio Sarno al tavolo di lavoro.





                                                     Villa Abbro, Cava de' Tirreni, 1968.


                                                Villa Sarno , Cava de' Tirreni (SA), 1971 .


Ha progettato e realizzato molte opere di varie tipologie , che hanno valorizzato la presenza di una buona architettura organica moderna nella sua regione , facendo da stimolo per un progresso migliorativo della disciplina . E' stato Fondatore Onorario e Consulente Artistico dello Studio Sarno Architetti , fondato nel 1981 dai suoi due figli Carmine Sarno e Carlo Sarno , che promuove la Nuova Architettura Organica Italiana . Ha terminato la sua brillante vita per l'architettura il 22 maggio 2003 .



Villa Della Porta, Nocera Inferiore (SA)


L'architettura di Antonio Sarno sviluppa la matrice organica nella poetica dello spazio  , della continuità dell'interno con l'esterno , del sapiente uso del materiale  . 
La sua architettura organica è sempre un'opera aperta che lascia spazio alla vita di assumere la sua forma più congeniale , nasce e si sviluppa dal suo essere funzionale interno e genera la sua espressione spaziale ed emotiva .

La ricerca della migliore soluzione architettonica si concentra sempre nello sforzo di soddisfare le varie componenti del progetto senza tralasciare il risultato della realizzazione di un tutto armonico . 

L'architettura di Antonio Sarno è anche una architettura che si fonda sulla pratica e sull'esperienza , e che non perde mai il suo fine che è quello di cercare di costruire per la felicità dell'uomo .



ANTONIO SARNO E LO "STUDIO SARNO ARCHITETTI"

Carlo Sarno e Carmine Sarno

Il padre di Carlo e Carmine Sarno, Antonio Sarno (1921-2003), è stato una figura chiave e un maestro per lo Studio Sarno Architetti. La sua influenza è stata determinante nel plasmare l'orientamento dello studio verso i principi dell'architettura organica italiana.
L'influenza di Antonio Sarno si manifesta in diversi modi: 
Maestro e Guida: Antonio Sarno è stato un "padre esemplare nella vita e maestro dell'architettura organica italiana" per i suoi figli. Ha trasmesso loro i valori e i principi fondamentali di questa corrente architettonica, fungendo da guida intellettuale e professionale.
Formazione dei Fondatori: È stato grazie alla sua attività e al suo insegnamento che Carmine e Carlo Sarno hanno potuto assorbire i concetti dell'architettura organica fin dall'inizio del loro percorso, prima ancora di fondare lo studio nel 1981.
Esempi Pratici: Antonio Sarno ha realizzato egli stesso opere che incarnano questi principi, come dimostrano i suoi progetti condivisi in pubblicazioni e online. Questi progetti hanno fornito ai figli esempi concreti e un modello da seguire e sviluppare ulteriormente.
Continuità Filosofica: Lo studio Sarno Architetti ha continuato e approfondito la filosofia del padre, rendendo l'architettura organica il loro segno distintivo. La loro missione di promuovere l'architettura organica contemporanea in Italia è una diretta prosecuzione dell'eredità lasciata da Antonio Sarno.

I principi dell'architettura organica di Antonio Sarno (1921-2003) si inseriscono nel solco della tradizione internazionale inaugurata da Frank Lloyd Wright, ma vengono declinati con una sensibilità specifica per il contesto italiano e mediterraneo, e con una forte componente etica e sociale.

Ecco i principi fondamentali che hanno guidato la sua opera e che ha trasmesso ai figli, fondatori dello Studio Sarno Architetti:

1. Armonia tra Uomo, Edificio e Natura (Il "Buon Vivere")
Il principio cardine è la ricerca di un equilibrio totale. L'architettura non deve dominare, ma integrarsi armoniosamente nell'ambiente circostante. L'obiettivo è creare le condizioni per il "buon vivere" dell'uomo, garantendo il suo benessere fisico, psicologico e sociale. La natura non è solo uno sfondo, ma un elemento attivo e co-progettante.
2. Rispetto del "Genius Loci" (Spirito del Luogo)
Antonio Sarno poneva grande enfasi sull'unicità di ogni sito. L'edificio deve nascere dal luogo, rispettarne la topografia, la storia e le caratteristiche climatiche. Questo si traduce nell'uso di:
Materiali locali: L'uso di pietra locale, tufo e altri materiali naturali che legano intrinsecamente la costruzione al territorio.
Adattamento al Paesaggio: La forma dell'edificio si plasma sul terreno, evitando violazioni o imposizioni stilistiche esterne.
3. Sviluppo dall'Interno all'Esterno
Riprendendo direttamente Wright, Sarno sosteneva che l'architettura dovesse svilupparsi dalle esigenze interne dell'uomo e dalle funzioni abitative, per poi espandersi e prendere forma verso l'esterno. La forma non è predeterminata da uno stile, ma è la conseguenza logica e organica delle necessità e del contesto.
4. Spazialità Fluida e Democratica
L'architettura di Antonio Sarno superava la rigidità degli schemi razionalisti a favore di una spazialità più fluida e dinamica. Promuoveva un'idea di "vita democratica" negli spazi, dove ogni ambiente ha la sua dignità e dove le gerarchie sono fluide, favorendo la socializzazione e la libertà di movimento.
5. Architettura come Etica e Non Solo Estetica
Per Antonio Sarno, l'architettura aveva una forte valenza morale. Non si trattava solo di creare belle forme, ma di promuovere valori umani e sociali attraverso l'ambiente costruito. L'onestà nell'uso dei materiali e la coerenza con i principi etici erano fondamentali quanto la resa estetica.
6. Il Valore della Luce e dei Sensi
Grande attenzione era rivolta all'esperienza sensoriale e alla luce naturale. I suoi progetti miravano a catturare la luce mediterranea e a valorizzare le texture dei materiali naturali, creando ambienti che stimolassero i sensi e contribuissero al benessere abitativo.

Questi principi hanno costituito la base su cui lo Studio Sarno Architetti, con i figli Carmine e Carlo, ha costruito la propria identità, portando avanti l'eredità di Antonio Sarno e arricchendola con interpretazioni contemporanee.

Per approfondimenti sullo Studio SARNO ARCHITETTI vai alla webpagina:


 

" ...l'Architettura Organica deve essere allegra, esprimere la gioia della vita, comunicare l'armonia ed essere funzionale, economica e bella ... integrata con la natura del luogo dove sorge... "  Antonio Sarno













Asociación Pro Beatificación de Antoni Gaudí







Asociación Pro Beatificación de Antoni Gaudí


http://gaudibeatificatio.com/index.php

Arch. Carlo Sarno - Architettura Organica Cristiana (sito web Houzz)


Sito web dell'architetto Carlo Sarno in HOUZZ network:
ARCHITETTURA ORGANICA CRISTIANA

https://www.houzz.it/pro/archcarlosarno/__public

https://archcarlosarno.houzz.it/?hz_ref=aHR0cHM6Ly93d3cuaG91enouaXQvfDFjYTY0NTIwLTVjMTgtNGFkNC1iMzRlLTQ5YmQ4NDIwY2ExZHwxNTQyNDU1NDUzNjQx

Post più popolari