Steven Joseph Schloeder: l'architettura come comunione e corpo mistico
di Carlo Sarno
Interno della chiesa di San Gioacchino e Sant'Anna,
progettato da Steven Schloeder
INTRODUZIONE
La teoria di Steven Joseph Schloeder, espressa principalmente nella sua opera fondamentale Architecture in Communion (1998), si concentra sul recupero di una visione sacramentale dell'architettura cattolica dopo il Concilio Vaticano II.
Steven Joseph Schloeder, architetto e teologo
I cardini del suo pensiero includono:
L'Architettura del Corpo Mistico: Schloeder sostiene che l'edificio ecclesiastico non sia un semplice contenitore funzionale per assemblee, ma debba riflettere la natura teologica della Chiesa come Corpo di Cristo. Questo concetto è approfondito nell'edizione italiana L'Architettura del Corpo Mistico (2005).
Triade Simbolica: La sua teoria identifica tre simboli primari che il linguaggio architettonico deve incarnare: il Corpo, il Tempio e la Città (la Gerusalemme Celeste).
Critica al Funzionalismo Moderno: Egli contesta le tendenze contemporanee che privilegiano la funzionalità rispetto al simbolismo, portando a spazi che spesso mancano di profondità spirituale e senso del sacro.
Continuità e Tradizione: Schloeder propone un'architettura che rispetti la tradizione artistica della Chiesa pur attuando le direttive del Vaticano II, cercando una sintesi tra bellezza, liturgia e significato iconografico.
Senso del Sacro: L'edificio deve facilitare la partecipazione alla liturgia aiutando i fedeli a percepire la "presenza reale" e il mistero eucaristico attraverso lo spazio fisico.
LA TEOLOGIA ARCHITETTONICA DI STEVEN J. SCHLOEDER
L'approfondimento teologico di Steven J. Schloeder si basa sulla convinzione che l'architettura debba essere una "forma sacramentale". Egli rifiuta l'idea che la chiesa sia solo una "casa per il popolo di Dio" (domus ecclesiae) intesa in senso puramente funzionale, proponendo invece una sintesi teologica fondata su tre pilastri scritturali e patristici:
1. La Chiesa come Corpo Mistico (Imago Christi)
Secondo Schloeder, l'edificio deve riflettere la natura teologica della Chiesa come Corpo di Cristo. Questa analogia corporale, radicata in San Paolo, suggerisce che lo spazio sacro non sia neutro, ma possieda una gerarchia e un'organicità:
Capo e membra: Come il corpo ha funzioni diverse coordinate dal capo, l'architettura deve rendere intelligibili le diverse funzioni liturgiche (altare, ambone, sede) coordinate dal mistero di Cristo.
Antropomorfismo sacro: Schloeder recupera l'idea che le proporzioni umane e naturali, create da Dio, siano il modello per un'architettura che non risulti estranea o brutale per l'uomo.
2. La Chiesa come Tempio (Imago Dei)
Recuperando la teologia del Tempio dell'Antico Testamento e la sua realizzazione in Cristo, Schloeder vede l'edificio come Santuario della Presenza di Dio:
Dimora e Sacrificio: Egli critica la riduzione dell'Eucaristia a semplice "pasto comunitario", sottolineando la natura di sacrificio che richiede uno spazio sacrale separato dal profano.
Bellezza come Attributo Divino: La bellezza non è un optional decorativo, ma un modo per comunicare la verità divina ai sensi umani. Un edificio "muto" o "banale" fallisce nel suo compito catechetico.
3. La Chiesa come Città Celeste (Imago Sion)
Ogni chiesa è una prefigurazione della Gerusalemme Celeste descritta nell'Apocalisse:
Escatologia visibile: L'architettura deve trasmettere un senso di "oltre", un'anticipazione della gloria futura attraverso l'uso della luce, dei materiali preziosi e dell'iconografia.
Linguaggio Iconografico: Schloeder insiste sul ritorno a un apparato simbolico e figurativo che permetta al fedele di "leggere" la storia della salvezza sulle pareti stesse dell'edificio, trasformando la struttura in una Biblia pauperum tridimensionale.
In sintesi, per Schloeder l'architettura è un atto liturgico in sé, che deve guidare i fedeli dalla realtà fisica alla comunione divina attraverso la bellezza e il simbolo.
IL CORPO MISTICO
La teoria di Steven J. Schloeder sul Corpo Mistico non è una metafora estetica, ma una dottrina architettonica basata sull'ecclesiologia della Mystici Corporis Christi. Per Schloeder, l'edificio deve essere l'estensione sacramentale della Chiesa intesa come organismo vivente.
I pilastri teologico-architettonici di questa teoria sono:
Identità tra Capo e Membra: Poiché la Chiesa è il Corpo di Cristo, lo spazio architettonico deve manifestare la distinzione gerarchica tra il Capo (rappresentato dal presbiterio, dall'altare e dalla sede del celebrante) e le Membra (la navata occupata dai fedeli), mantenendo però un'unità organica indissolubile.
L'Antropomorfismo Sacro: Schloeder recupera la tradizione della pianta cruciforme non come mero simbolo storico, ma come proiezione del corpo umano (e del corpo di Cristo in croce) nello spazio. Le proporzioni dell'edificio devono risuonare con quelle umane per favorire l'incarnazione della preghiera.
La Liturgia come Funzione Vitale: Se il corpo vive attraverso il respiro e la circolazione, la chiesa "vive" attraverso la liturgia. Schloeder sostiene che la disposizione degli arredi sacri (fonte battesimale, ambone, altare) debba seguire un percorso organico che rifletta la crescita spirituale del fedele, dall'iniziazione alla comunione eucaristica.
L'Iconografia come "Pelle": In un organismo, la pelle protegge e comunica; nell'architettura di Schloeder, l'apparato decorativo e iconografico è la "pelle" del Corpo Mistico. Le immagini dei santi e dei martiri rendono visibile la Comunione dei Santi, ovvero le membra del corpo già gloriose, integrate nelle pareti stesse della chiesa.
Superamento del Funzionalismo: Schloeder contesta la visione del Vaticano II interpretata come "assemblearismo orizzontale". Per lui, la partecipazione attiva non si ottiene eliminando la sacralità, ma immergendo il fedele in un organismo architettonico che lo trascende e lo include nel Mistero.
Un'analisi dettagliata di questi schemi si trova nel suo saggio Architecture in Communion, dove illustra come la "forma" della chiesa debba rendere visibile l'invisibile realtà del corpo di Cristo.
SANTUARIO COME PRESENZA DI DIO
Nella teoria di Steven J. Schloeder, l'edificio ecclesiastico come Santuario (Imago Dei) rappresenta la dimensione oggettiva della presenza divina, integrando e completando la dimensione soggettiva dell'assemblea.
Questa visione si articola su tre livelli teologici:
1. La Presenza Reale e il "Luogo Terribile"
Schloeder recupera il concetto biblico di Terribilis est locus iste (Genesi 28,17). Il santuario non è una sala polivalente, ma la Domus Dei, il luogo della Presenza Reale.
Centralità del Tabernacolo: Schloeder insiste sulla visibilità e centralità del tabernacolo, sostenendo che l'architettura debba convergere verso di esso come punto focale della Shekinah (la gloria di Dio che dimora tra gli uomini).
Soglia Sacra: Il santuario deve ristabilire un senso di liminalità. L'architettura deve far percepire il passaggio dal profano al sacro attraverso cambiamenti di altezza, illuminazione o materiali.
2. Il Compimento del Tempio di Gerusalemme
Per Schloeder, la chiesa cristiana non sostituisce il Tempio di Salomone eliminando la sacralità, ma lo porta a compimento in Cristo.
Tipologia e Realizzazione: Come il Tempio antico era diviso in zone di crescente santità, la chiesa deve mantenere una gradazione spaziale. Il presbiterio è il "Santo dei Santi" dove il cielo tocca la terra durante il sacrificio eucaristico.
Sacrificio vs Pasto: Teologicamente, Schloeder enfatizza che il santuario è il luogo del Sacrificio d'altare. L'architettura deve quindi riflettere solennità e permanenza, utilizzando materiali nobili che richiamino l'eternità di Dio piuttosto che la transitorietà di un incontro sociale.
3. L'Architettura come Epifania
Il santuario deve essere "epifanico", ovvero deve manifestare la natura di Dio:
Luce Metafisica: Schloeder studia l'uso della luce non come illuminazione tecnica, ma come simbolo della grazia divina che penetra la materia.
Orientamento: Egli difende il valore teologico dell'orientamento (pregare verso l'Oriente o un punto focale sacro), poiché il santuario deve orientare l'uomo verso il Sole di Giustizia che sorge.
Per Schloeder il santuario è lo spazio che protegge il Mistero. Senza questa dimensione di "alterità", la chiesa cessa di essere un ponte verso il divino e diventa un semplice monumento all'uomo.
CHIESA COME IMMAGINE DELLA GERUSALEMME CELESTE
Nella teoria di Steven J. Schloeder, la chiesa come Imago Sion (Immagine della Gerusalemme Celeste) rappresenta la funzione escatologica dell'architettura: l'edificio non deve solo narrare il passato o servire il presente, ma rendere presente il futuro glorioso promesso nell'Apocalisse.
Ecco i cardini teologici di questa "prefigurazione":
1. La Bellezza come Dovere Escatologico
Per Schloeder, lo splendore architettonico non è lusso, ma un'anticipazione della gloria divina. Poiché la Gerusalemme Celeste è descritta con pietre preziose, oro e luce cristallina (Apocalisse 21), l'edificio sacro deve utilizzare:
Materiali Nobili: Marmi, mosaici e metalli che suggeriscano l'incorruttibilità del Regno di Dio.
Artigianato d'Eccellenza: La qualità del lavoro umano è vista come un'offerta che prefigura la perfezione della creazione restaurata.
2. La Liturgia come "Porta del Cielo"
Schloeder si rifà alla teologia ortodossa e patristica: durante la liturgia, il tempo si ferma e lo spazio si apre sull'eternità. L'architettura deve facilitare questa percezione:
Verticalità: L'uso di cupole o soffitti alti simboleggia la volta celeste che discende sulla terra.
Luce Mistica: La luce non deve essere naturale e piatta, ma filtrata e "trasfigurata" (ad esempio attraverso vetrate o lanterne), evocando la luce di Dio che illumina la Città Santa senza bisogno di sole.
3. La Comunione dei Santi (Iconografia)
La Gerusalemme Celeste è una città abitata dai salvati. Schloeder sostiene che:
L'Iconostasi o le Pareti Figurate: Non sono barriere, ma "finestre" sull'aldilà. L'inserimento di immagini di angeli e santi nell'architettura (tipico del pensiero di Architecture in Communion) permette ai fedeli di percepire che la loro preghiera si unisce a quella della corte celeste.
4. La Geometria dell'Ordine Divino
In contrasto con il caos del mondo profano, la chiesa deve riflettere l'ordine perfetto di Dio. Schloeder valorizza:
Simmetria e Proporzione: Riflettono la sapientia divina che ha ordinato il cosmo.
L'Assetto Urbano Spirituale: La chiesa è vista come un microcosmo della città ideale, dove ogni elemento (navata, coro, cappelle) ha un posto preciso nel disegno della salvezza.
Per Schloeder, entrare in una chiesa deve produrre uno "shock escatologico": il fedele deve sentirsi come se fosse già, in modo sacramentale, cittadino della patria celeste.
STILE E COERENZA TEOLOGICA
Per Schloeder, la scelta dello stile non è una questione di gusto estetico o di nostalgia, ma di appropriatezza teologica (decorum). Sebbene egli sia spesso associato a un ritorno al classicismo, la sua teoria è più complessa:
Il Classicismo come "Grammatica" Universale: Schloeder predilige il linguaggio classico (colonne, archi, frontoni) perché lo considera una sorta di "lingua franca" del sacro. Le proporzioni classiche, basate sul corpo umano e sull'ordine naturale, riflettono per lui l'ordine della Creazione e sono le più adatte a esprimere la stabilità e l'eternità della Gerusalemme Celeste.
Superamento dello Storicismo: Egli non vuole una copia pedissequa del passato. Nel suo approccio, descritto in Architecture in Communion, lo stile deve essere "vivo". Egli accetta elementi moderni, purché rispettino la natura sacramentale dello spazio. Uno stile è valido solo se è capace di veicolare i simboli del Corpo, del Tempio e della Città.
Critica al "Modernismo Astratto": Schloeder rifiuta il minimalismo e il brutalismo non perché "nuovi", ma perché "muti". Un edificio di cemento nudo e forme spigolose fallisce nel prefigurare la Gerusalemme Celeste perché manca di quel "riflesso di gloria" (luce, colore, decorazione) che la Scrittura attribuisce alla Città Santa.
L'Organicità come Criterio: lo stile deve essere "organico". Ciò significa che ogni decorazione deve nascere dalla struttura e servire alla liturgia, proprio come i lineamenti del volto esprimono l'anima.
Schloeder propone un "Nuovo Tradizionalismo" che usa la bellezza storica per curare quella che lui definisce l'"amnesia iconografica" della modernità.
STEVEN SCHLOEDER E L'ARCHITETTURA ORGANICA
La relazione tra Steven Schloeder e l'architettura organica (in particolare quella di derivazione da Frank Lloyd Wright e mediata da autori come Rudolf Schwarz) non è di identità, ma di integrazione filosofica. Schloeder utilizza i principi del "linguaggio organico" per servire la teologia cattolica, superando il freddo razionalismo moderno.
Ecco i punti di contatto e le distinzioni chiave:
Il Corpo come Organismo: Per Schloeder, l'architettura è "organica" perché riflette il Corpo Mistico. Come un organismo vivente, l'edificio deve avere parti con funzioni diverse che lavorano per un fine unico. Egli si rifà alla visione di Rudolf Schwarz ne "Il contrasto sacro", dove la pianta della chiesa non è un disegno geometrico astratto, ma la proiezione del corpo umano in preghiera.
Contro il Meccanicismo: Schloeder critica l'architettura che tratta la chiesa come una "macchina per pregare". L'approccio organico gli permette di difendere una progettazione che rispetti la natura dei materiali e l'armonia con il contesto, vedendo nella creazione naturale un riflesso dell'ordine divino.
La Funzione segue la Liturgia: Se per l'architettura organica la forma segue la funzione, per Schloeder la forma segue la natura sacramentale. L'edificio non "cresce" solo dal suolo o dai bisogni umani, ma "discende" come immagine della Gerusalemme Celeste, adattandosi però alle necessità organiche della comunità che celebra.
Sintesi tra Antico e Moderno: Schloeder vede nell'architettura organica un ponte: essa permette di usare linguaggi contemporanei senza cadere nel minimalismo sterile, recuperando il calore e la complessità simbolica tipica delle strutture naturali e delle grandi cattedrali del passato.
In breve, Schloeder "battezza" l'architettura organica: la priva di ogni deriva panteista e la usa come strumento per rendere visibile l'ordine della Creazione e dell'Incarnazione.
ARTE COME NECESSITA' DELLO SPAZIO SACRO
Per Schloeder, l'integrazione dell'arte non è una decorazione aggiunta, ma una necessità costitutiva dello spazio sacro. Senza l'arte figurativa, l'architettura rimane un corpo senza volto.
Secondo la sua teoria, l'arte deve completare la visione della Città Celeste attraverso tre funzioni:
1. La Funzione Anagogica (Elevazione)
L'arte deve fungere da "ponte" tra il visibile e l'invisibile. Schloeder sostiene che:
L'Iconografia come Finestra: Le immagini non devono essere interpretazioni soggettive dell'artista, ma finestre oggettive sul Mistero. Esse guidano la mente dal materiale allo spirituale (funzione anagogica).
Superamento dell'Astrattismo: Mentre l'arte astratta richiede uno sforzo intellettuale, l'arte figurativa parla ai sensi e all'anima, rendendo la Gerusalemme Celeste accessibile a tutti, come una Biblia pauperum moderna.
2. La Gerarchia dell'Immagine
Nel suo studio Liturgical Environs, Schloeder spiega che l'arte deve seguire la gerarchia dello spazio architettonico:
Il Pantocratore o la Gloria: Le zone alte (cupole, absidi) devono ospitare le immagini della divinità e della gloria futura, prefigurando il culmine della Città Celeste.
La Comunione dei Santi: Le pareti della navata e le cappelle devono essere popolate da figure di santi e martiri. Questo "popolamento" artistico trasforma il vuoto architettonico in una comunità vivente, facendo sentire il fedele parte del Corpo Mistico durante la liturgia.
3. Integrazione Architettonica (L'Arte come Membro)
In sintonia con l'architettura organica di Carlo Sarno, l'arte per Schloeder deve essere "incastonata" nell'architettura:
Contro il Museo: Le opere d'arte non devono sembrare oggetti esposti in una galleria, ma devono emergere dalla struttura stessa (nicchie, fregi, mosaici integrati).
Linguaggio dei Segni: Ogni elemento, dal colore dei marmi alla posizione di una statua, deve avere un significato teologico preciso, contribuendo a quel "racconto visivo" che è l'edificio sacro.
In conclusione, l'arte figurativa è lo strumento con cui Schloeder trasforma una struttura di mattoni in un'icona della Città di Dio, dove ogni dettaglio è un invito alla contemplazione.
LA TEOLOGIA DEL MATERIALE
Nella visione di Schloeder, la scelta dei materiali è un atto di teologia materiale: la materia deve essere "redenta" e messa al servizio della gloria divina. La sua preferenza ricade su materiali che possiedono tre qualità: permanenza, luminosità e densità simbolica.
Ecco come applica concretamente questi principi:
1. Il Mosaico: La Luce della Gerusalemme Celeste
Schloeder privilegia il mosaico rispetto all'affresco quando vuole enfatizzare la dimensione della Gerusalemme Celeste.
Luce Rifratta: A differenza dell'affresco che assorbe la luce, le tessere del mosaico (specialmente quelle d'oro) la rifrangono. Questo crea un effetto di "luce non creata", prefigurando lo splendore descritto nell'Apocalisse.
Incorruttibilità: Il mosaico non sbiadisce. Teologicamente, questo rappresenta l'eternità del Regno di Dio, contrapposta alla transitorietà della vita terrena.
2. Il Marmo: Nobiltà e Stabilità del Tempio
Il marmo è fondamentale per l'architettura di Schloeder poiché richiama la stabilità del Tempio:
Solidità Sacramentale: L'uso della pietra naturale dichiara che la fede non è un'emozione passeggera, ma una realtà solida e duratura.
Cromatismo Simbolico: Schloeder suggerisce l'uso di marmi di colori diversi per definire le zone sacre (ad esempio, un marmo più prezioso per il presbiterio), guidando l'occhio verso il "cuore" dell'edificio.
3. Pietra e Mattoni: La "Carne" del Corpo Mistico
In sintonia con l'approccio di Carlo Sarno, Schloeder apprezza la sincerità dei materiali costruttivi (pietra a vista, mattoni):
Verità della Materia: I materiali devono essere "ciò che sono", senza finzioni. Questo riflette la verità dell'Incarnazione: Cristo è diventato vera carne, e la chiesa deve essere fatta di vera materia.
Texture Organica: La varietà naturale della pietra richiama la diversità dei fedeli che compongono le "pietre vive" dell'edificio spirituale.
4. Il Metallo e il Vetro: La Trasparenza del Divino
Bronzo e Oro: Utilizzati per gli arredi liturgici (croci, candelabri), questi metalli servono a separare l'oggetto d'uso comune dall'oggetto sacro, indicando la sua appartenenza alla sfera divina.
Vetro Traslucido: Schloeder preferisce la luce filtrata che "trasfigura" l'ambiente, evitando la trasparenza totale del vetro moderno che annulla il confine tra il mondo sacro e quello profano.
Per Schloeder i materiali nobili non sono un lusso, ma un sacrificio di lode e uno strumento per rendere visibile la bellezza di Dio.
ESEMPIO: SANTUARIO DI ST. MARK, PEORIA, ILLINOIS
Un esempio emblematico in cui Schloeder applica queste teorie è la sua attività con lo studio Liturgical Environs PC, dove trasforma la teoria del Corpo Mistico e della Gerusalemme Celeste in realtà materica.
1. Il Santuario di St. Mark (Peoria, Illinois)
In questo progetto Schloeder ha lavorato per restituire dignità al santuario come "Presenza di Dio":
Armonia dei Marmi: L'uso di marmi policromi definisce chiaramente il presbiterio come "Santo dei Santi". Il materiale nobile non è solo estetico, ma serve a separare visivamente il luogo del sacrificio dal resto della navata, rispettando la gerarchia del Corpo Mistico.
Centralità Cristocentrica: La disposizione degli arredi (altare, tabernacolo) è studiata per far convergere l'occhio e l'anima verso il Mistero Eucaristico, prefigurando l'ordine perfetto della Città Celeste.
2. Integrazione dell'Arte Figurativa
Nei suoi progetti, Schloeder collabora con artisti per inserire mosaici e pitture che agiscano come "pelle" dell'edificio:
Mosaici e Oro: Spesso propone l'inserimento di tessere dorate o materiali riflettenti nelle zone absidali. Questo permette alla luce di essere "trasfigurata", creando quell'atmosfera di gloria che è propria della Gerusalemme Celeste.
Sintonia Organica: Seguendo la scia di Carlo Sarno, l'arte non è appesa alle pareti come in un museo, ma incastonata nelle nicchie e nelle strutture architettoniche, diventando parte dell'organismo vivente della chiesa.
3. Il "Nuovo Tradizionalismo" Materico
Schloeder evita materiali sintetici o "poveri" (come il cemento grezzo tipico di certo modernismo) a favore di:
Vero Legno e Vera Pietra: Per riflettere la verità dell'Incarnazione. Se Dio si è fatto uomo in un corpo reale, la sua casa deve essere fatta di materiali reali e onesti.
Dettagli Ornamentali: Cornici e fregi non sono "sprechi", ma servono a dare scala umana all'edificio (antropomorfismo), permettendo ai fedeli di sentirsi membra accolte in un corpo armonioso.
I progetti di Schloeder dimostrano che è possibile costruire oggi chiese che "parlano" ancora il linguaggio dei secoli, usando la qualità dei materiali come strumento di catechesi visiva.
PARTECIPAZIONE ORGANICA
Per bilanciare la partecipazione attiva (richiesta dal Vaticano II) e la sacralità del rito, Schloeder propone una soluzione che definisce "partecipazione organica", distanziandosi sia dal clericalismo pre-conciliare che dal funzionalismo orizzontale moderno.
Ecco come articola il rapporto tra altare e assemblea:
1. L'Altare come "Cuore" e "Capo"
Nella teoria del Corpo Mistico, l'altare non è un semplice tavolo, ma il centro vitale dell'organismo.
Elevazione e Distinzione: Schloeder sostiene che l'altare debba essere leggermente elevato. Questa non è una barriera, ma una necessità teologica per indicare che il sacrificio avviene sul "Monte Calvario" e che Cristo è il Capo che guida il corpo.
Materialità e Fissità: L'altare deve essere di pietra e fisso, simboleggiando Cristo come "pietra angolare". Schloeder critica gli altari mobili o leggeri che riducono la liturgia a un banchetto domestico temporaneo.
2. La Disposizione Spaziale: Oltre la "Chiesa a Stadio"
Schloeder critica fortemente le chiese disposte a semicerchio (tipo anfiteatro) perché focalizzano l'attenzione dei fedeli gli uni sugli altri anziché su Dio.
Linearità Escatologica: Propone un ritorno alla disposizione longitudinale o a croce, dove l'assemblea è orientata verso un punto focale comune. Questo crea un senso di "popolo in cammino" verso la Gerusalemme Celeste.
Partecipazione Interiore: Per Schloeder, la vera partecipazione non è "fare cose" o "vedere tutto da vicino", ma essere immersi in un ambiente che favorisca l'unione mistica con il sacrificio di Cristo.
3. La "Soglia" tra Navata e Presbiterio
Schloeder valorizza la zona di transizione tra l'assemblea e l'altare:
Il Ruolo dei Gradini e dei Cancelli: Senza creare separazioni invalicabili, l'architettura deve far percepire che il presbiterio è uno spazio "altro".
L'Ambone e il Fonte Battesimale: Questi elementi sono disposti in modo che il movimento liturgico (dalla Parola all'Eucaristia) sia un percorso organico visibile a tutti, coinvolgendo l'assemblea in una dinamica di crescita spirituale.
4. La Questione della Celebrazione "Versus Populum"
Schloeder suggerisce una sintesi: pur accettando la celebrazione verso il popolo, insiste affinché la Croce d'altare sia posta al centro, come punto di riferimento comune per il sacerdote e i fedeli. In questo modo, l'assemblea non guarda il prete come "attore", ma guarda con lui verso il Signore.
Il rapporto altare-assemblea per Schloeder è un dialogo tra prossimità e trascendenza: l'edificio deve accogliere i fedeli come membra vive, ma deve anche ricordare loro che sono al cospetto del Re della Gloria.
LA POSIZIONE DEL TABERNACOLO
Per Steven J. Schloeder, la posizione del tabernacolo è la "prova del nove" di una corretta architettura sacramentale. Egli sostiene che la sua collocazione non sia solo una questione di rubriche liturgiche, ma il cardine dell'intera visione della Chiesa come Santuario.
Ecco i punti chiave del suo approccio:
1. La Centralità Cristocentrica
Schloeder contesta la tendenza post-conciliare di confinare il tabernacolo in cappelle laterali o spazi marginali.
Punto Focale: Richiamando la GIRM (Ordinamento Generale del Messale Romano), egli sostiene che il tabernacolo debba occupare un luogo "nobile, eminente e ben visibile".
Il Cuore dell'Organismo: Se l'altare è il luogo del sacrificio (Cristo in azione), il tabernacolo è il luogo della presenza permanente (Cristo in dimora). Nel suo modello di Corpo Mistico, il tabernacolo è il "cuore" che dà senso alla sacralità dell'intero edificio anche fuori dalla celebrazione.
2. Rapporto con l'Altare
Schloeder propone soluzioni architettoniche che evitino la competizione visiva tra altare e tabernacolo, pur mantenendoli sullo stesso asse:
L'Asse della Salvezza: Egli suggerisce spesso di porre il tabernacolo su un dosso o una stele elevata dietro l'altare, o nell'abside. Questa disposizione crea un asse visivo che guida il fedele dal banchetto eucaristico (altare) alla contemplazione della gloria (tabernacolo).
Il Trono della Presenza: Il tabernacolo non deve essere una semplice "cassaforte", ma un elemento architettonico che richiami l'Arca dell'Alleanza.
3. Visibilità e Trascendenza
Il tabernacolo deve essere integrato attraverso:
Luce e Materiali: L'uso di metalli nobili (oro, bronzo) e un'illuminazione dedicata lo rendono il punto più luminoso della chiesa, prefigurazione del sole della Gerusalemme Celeste.
L'Esdra o il Baldacchino: Schloeder apprezza l'uso di strutture di copertura (baldacchini) sopra l'altare o il tabernacolo per enfatizzare la "discesa" del divino nello spazio umano.
4. Il Tabernacolo come "Anima" della Chiesa
Per Schloeder, una chiesa senza tabernacolo centrale rischia di diventare una "sala riunioni". La sua presenza trasforma lo spazio da luogo di incontro sociale a luogo di adorazione, permettendo ai fedeli di percepire la chiesa come un organismo vivente anche nel silenzio.
Per Schloeder il tabernacolo è l'ancora che impedisce alla liturgia di diventare un puro esercizio intellettuale, ricordando che l'architettura cristiana esiste per custodire una Presenza Reale.
IL BATTISTERO: ORGANO DELLA GENERAZIONE
In un'architettura che riflette il Corpo Mistico, Schloeder considera il battistero come l'organo della "generazione". Non è un accessorio, ma la porta d'ingresso necessaria alla vita dell'organismo ecclesiale.
Ecco come lo integra nella sua geografia sacra:
1. Collocazione Mistagogica
Schloeder recupera la tradizione della soglia. Il battistero dovrebbe trovarsi vicino all'ingresso o in una posizione che richiami chiaramente il passaggio dal mondo alla Chiesa.
Percorso di Salvezza: Progetta lo spazio affinché il fedele, entrando, incontri prima l'acqua (nascita), poi la Parola (ambone) e infine l'Eucaristia (altare). È un itinerario organico che traduce in architettura il cammino dei sacramenti dell'iniziazione cristiana.
2. Forma e Simbolismo (Imago Sion)
Per Schloeder, il battistero deve avere una dignità architettonica che richiami la Resurrezione:
L'Ottagono: Egli promuove la forma ottagonale (l'ottavo giorno, quello dell'eternità). Questo dettaglio geometrico collega il battistero direttamente alla Gerusalemme Celeste, segnando il punto in cui il tempo umano si apre all'eterno.
L'Uso dell'Acqua: L'acqua deve essere visibile e, se possibile, scorrevole (acqua viva). Seguendo le intuizioni di Carlo Sarno, il battistero deve apparire come una fonte vitale che scaturisce dal terreno dell'edificio-organismo.
3. Rapporto con l'Altare
Sebbene situato all'ingresso, il battistero deve mantenere un dialogo visivo con l'altare. Schloeder progetta asse prospettici che collegano la fonte battesimale al tabernacolo, rendendo evidente che la nascita nel battesimo è finalizzata alla comunione eucaristica.
4. Materiali e Onestà
Come descritto nel suo approccio su Liturgical Environs, il fonte deve essere di pietra o marmo nobile. Questo sottolinea la permanenza del carattere battesimale e la solidità della fondazione della fede nel Corpo di Cristo.
Per Schloeder il battistero è l'utero della Chiesa: uno spazio che accoglie la materia umana per trasformarla, attraverso l'architettura e il rito, in pietre vive della Città di Dio.
IL CONFESSIONALE: ORGANO DELLA GUARIGIONE
Nella teoria di Steven J. Schloeder, se il battistero è il luogo della "nascita", il confessionale (o sede del Sacramento della Riconciliazione) rappresenta l'organo della guarigione e della restaurazione del Corpo Mistico.
Schloeder applica i suoi principi teologici a questo spazio attraverso tre direttrici:
1. Il Confessionale come "Ospedale Spirituale"
Coerentemente con l'analogia organica condivisa con Carlo Sarno, il peccato è visto come una ferita o una malattia che indebolisce l'intero organismo della Chiesa.
Visibilità e Collocazione: Schloeder suggerisce che il luogo della confessione debba essere chiaramente identificabile ma discreto. Non deve essere un "ripostiglio", ma uno spazio che esprima la misericordia divina. Spesso propone di collocarlo in prossimità del battistero, per richiamare teologicamente la "seconda penitenza" (il ritorno alla grazia battesimale).
2. Architettura della Riconciliazione
Per Schloeder, l'ambiente fisico deve facilitare l'incontro sacramentale:
Dignità dei Materiali: Come per l'altare, l'uso del legno nobile o della pietra serve a conferire solennità a un atto che è giudizio e guarigione allo stesso tempo.
Equilibrio tra Riservatezza e Accoglienza: Egli progetta spazi che permettano sia la confessione attraverso la grata (per sottolineare l'oggettività del sacramento e la protezione del penitente) sia quella "faccia a faccia" (per l'aspetto del dialogo pastorale), senza mai cadere nel minimalismo di un ufficio burocratico.
3. Simbolismo e Bellezza (Imago Dei)
L'architettura del confessionale deve comunicare il perdono di Dio:
Iconografia Dedicata: Schloeder promuove l'inserimento di immagini come il Ritorno del Figliol Prodigo o il Buon Pastore vicino all'area penitenziale. Questo trasforma un atto difficile e umiliante in un'immersione nella bellezza della misericordia, prefigurando la pace della Gerusalemme Celeste.
La Luce: A differenza dei confessionali oscuri del passato, Schloeder propone una luce calda e soffusa, che suggerisca la speranza e la gioia del ritorno alla vita nel Corpo di Cristo.
Per Schloeder il confessionale è il luogo dove le "pietre vive" dell'edificio spirituale, se scheggiate dal peccato, vengono riparate e reintegrate nell'armonia organica della Chiesa.
LA PIANTA DELLA CHIESA COME DIAGRAMMA TEOLOGICO VIVENTE
Nella visione di Schloeder, la pianta della chiesa non è una disposizione arbitraria, ma un diagramma teologico vivente. Essa fonde la razionalità della struttura con la vitalità dell'organismo.
Ecco come si presenta la sintesi finale della sua "Pianta Ideale":
1. L'Asse Longitudinale (Il Cammino della Salvezza)
Schloeder predilige la pianta longitudinale o a croce latina. Questa scelta è teologica:
L'Entrata (Mondo Profano): Il portale è la soglia che separa il caos del mondo dall'ordine di Dio.
Il Battistero (La Porta): Situato all'ingresso, stabilisce che si entra nel Corpo Mistico solo attraverso l'acqua.
La Navata (Il Popolo in Cammino): Lo spazio per i fedeli non è un uditorio, ma una via che conduce verso l'Oriente (Cristo Risorto).
2. Il Transetto e le "Ferite" del Corpo
Il transetto rappresenta le "braccia" di Cristo:
I Confessionali: Spesso posti nei bracci del transetto o lungo le navate laterali, come stazioni di guarigione lungo il cammino verso l'altare.
Le Cappelle Laterali: Rappresentano la "Comunione dei Santi", membra del corpo che circondano e sostengono il fedele nel suo percorso.
3. Il Presbiterio (Il Capo e il Cuore)
È il culmine della pianta, dove il tempo tocca l'eternità:
L'Altare Centrale: Posto all'incrocio o nel punto focale dell'abside, è il cuore pulsante da cui promana la vita liturgica.
L'Ambone: Situato in posizione elevata, rappresenta la bocca che proclama la Parola.
Il Tabernacolo e l'Abside: Collocati nell'estremità terminale, trasformano il fondo della chiesa in una visione della Gerusalemme Celeste. L'abside non chiude lo spazio, ma lo apre idealmente sull'infinito.
4. L'Antropomorfismo Planimetrico
La pianta è un corpo umano disteso.
L'abside è il capo (Cristo/Tabernacolo).
Il transetto sono le braccia (Misericordia/Santi).
La navata è il busto (Popolo/Corpo).
Il battistero è la base (Nascita).
Per Schloeder progettarne la pianta significa tracciare la mappa dell'incontro tra l'uomo e Dio. Ogni muro, pilastro o arredo è coordinato per far sì che il fedele, percorrendo lo spazio, viva un'esperienza sacramentale completa.
ESEMPIO: LA SAGRADA FAMILIA, DI GAUDI
L'applicazione delle teorie di Steven J. Schloeder alla Sagrada Família di Antoni Gaudí è straordinariamente calzante: Gaudí ha realizzato "in anticipo" una sintesi tra teologia del Corpo Mistico e architettura organica.
Ecco come la cattedrale di Barcellona incarna i principi di Schloeder:
1. L'Organismo Vivente (Il Corpo Mistico)
Gaudí concepisce la chiesa come un organismo che cresce secondo le leggi della natura (creata da Dio).
Colonne-Albero: Per Schloeder, l'architettura deve riflettere la vitalità della creazione. Nella Sagrada Família, le colonne non sono pilastri inerti ma "alberi" che sostengono la volta come una foresta sacra. Questo rappresenta il Corpo Mistico come un'entità vivente e dinamica, non una struttura statica.
Antropomorfismo: Come Schloeder teorizza la pianta come corpo, Gaudí progetta ogni torre e facciata per narrare un "membro" del corpo della Chiesa (Apostoli, Evangelisti, Maria, Cristo).
2. La Gerusalemme Celeste (Imago Sion)
La Sagrada Família è l'esempio supremo della chiesa come prefigurazione della Città Celeste:
Luce e Colore: Schloeder insiste sulla luce come gloria di Dio. Le vetrate di Joan Vila-Grau nella Sagrada Família creano un'atmosfera cromatica che trasfigura la materia, proprio come la luce divina nell'Apocalisse.
Verticalità Escatologica: Le 18 torri sono un'esplosione verso l'alto che incarna il desiderio di Schloeder di un'architettura che "sollevi" l'anima verso la patria futura.
3. La Biblia Pauperum (Iconografia Totale)
Schloeder critica le chiese "mute". Gaudí, al contrario, trasforma le facciate in sculture parlanti:
Facciata della Natività e della Passione: Queste sono la "pelle" del Corpo Mistico di cui parla Schloeder. L'arte non è appesa, ma è parte integrante della pietra, istruendo il fedele attraverso il senso del tatto e della vista.
4. Il Santuario e il Sacro
Nonostante la complessità organica, Gaudí mantiene la centralità del Santuario:
L'Altare Sospeso: Sotto il baldacchino, l'altare è il fulcro focale che, pur nella modernità delle forme, rispetta la gerarchia spaziale difesa da Schloeder.
Simbolismo dei Materiali: Gaudí usa pietre di diversa durezza e colore (basalto, granito, porfido) per scopi strutturali e simbolici, applicando quel principio di "onestà dei materiali" caro alla visione di Schloeder.
1. L'Organismo Vivente (Il Corpo Mistico)
Gaudí concepisce la chiesa come un organismo che cresce secondo le leggi della natura (creata da Dio).
Colonne-Albero: Per Schloeder, l'architettura deve riflettere la vitalità della creazione. Nella Sagrada Família, le colonne non sono pilastri inerti ma "alberi" che sostengono la volta come una foresta sacra. Questo rappresenta il Corpo Mistico come un'entità vivente e dinamica, non una struttura statica.
Antropomorfismo: Come Schloeder teorizza la pianta come corpo, Gaudí progetta ogni torre e facciata per narrare un "membro" del corpo della Chiesa (Apostoli, Evangelisti, Maria, Cristo).
2. La Gerusalemme Celeste (Imago Sion)
La Sagrada Família è l'esempio supremo della chiesa come prefigurazione della Città Celeste:
Luce e Colore: Schloeder insiste sulla luce come gloria di Dio. Le vetrate di Joan Vila-Grau nella Sagrada Família creano un'atmosfera cromatica che trasfigura la materia, proprio come la luce divina nell'Apocalisse.
Verticalità Escatologica: Le 18 torri sono un'esplosione verso l'alto che incarna il desiderio di Schloeder di un'architettura che "sollevi" l'anima verso la patria futura.
3. La Biblia Pauperum (Iconografia Totale)
Schloeder critica le chiese "mute". Gaudí, al contrario, trasforma le facciate in sculture parlanti:
Facciata della Natività e della Passione: Queste sono la "pelle" del Corpo Mistico di cui parla Schloeder. L'arte non è appesa, ma è parte integrante della pietra, istruendo il fedele attraverso il senso del tatto e della vista.
4. Il Santuario e il Sacro
Nonostante la complessità organica, Gaudí mantiene la centralità del Santuario:
L'Altare Sospeso: Sotto il baldacchino, l'altare è il fulcro focale che, pur nella modernità delle forme, rispetta la gerarchia spaziale difesa da Schloeder.
Simbolismo dei Materiali: Gaudí usa pietre di diversa durezza e colore (basalto, granito, porfido) per scopi strutturali e simbolici, applicando quel principio di "onestà dei materiali" caro alla visione di Schloeder.
La Sagrada Família è la dimostrazione monumentale che l'architettura organica e la teologia sacramentale (Schloeder) possono fondersi in un linguaggio che è allo stesso tempo radicalmente nuovo e profondamente tradizionale.
ARTE CONTEMPORANEA E LA CRISI DI IDENTITA' TEOLOGICA
Per Steven J. Schloeder, il divorzio tra arte contemporanea e Chiesa non è colpa della mancanza di talento, ma di una crisi di identità teologica. Egli propone una formazione degli artisti basata non solo sulla tecnica, ma su una vera e propria "ascesi dell'immagine".
Ecco i pilastri della sua proposta formativa:
1. Il Ritorno alle Fonti
L'artista sacro non può essere un "creativo solitario". Schloeder suggerisce che la formazione debba includere:
Studio della Patristica e della Scrittura: L'artista deve conoscere i testi che hanno generato le immagini per secoli. Senza dottrina, l'arte diventa "estetismo sentimentale".
Grammatica della Tradizione: Come si impara una lingua, l'artista deve studiare i canoni dell'arte bizantina, romanica, gotica e classica. Questo non per copiare, ma per capire il Linguaggio Simbolico Universale che unisce il Corpo Mistico nel tempo.
2. Formazione "Ecclesiale" e non Individualista
Schloeder critica l'idea dell'artista come "genio ribelle". L'artista sacro deve formarsi come un membro del Corpo:
Umiltà Liturgica: L'opera d'arte deve servire il rito, non sovrastarlo. L'artista deve imparare a "sottomettere" il proprio stile personale alle necessità della liturgia.
Collaborazione con l'Architetto: Riprendendo il concetto di Architettura Organica di Carlo Sarno, l'artista deve essere formato a lavorare in simbiosi con chi progetta lo spazio, affinché l'opera sia "nativa" dell'edificio e non un'aggiunta posticcia.
3. Recupero della Figuratività e della Bellezza
Schloeder propone una sfida alle accademie moderne che hanno abbandonato la figura:
Antropomorfismo Tecnico: Poiché Cristo si è incarnato, l'artista deve saper rappresentare la figura umana con dignità e grazia. La formazione deve includere il disegno dal vero e lo studio delle proporzioni classiche (il riflesso dell'Imago Dei).
Educazione ai Sensi: L'artista deve imparare a usare materiali che abbiano una "risonanza sacrale" (marmo, pigmenti naturali, metalli), rifuggendo dalla plastica o dai materiali sintetici che non comunicano il senso dell'eterno.
4. L'Arte come "Ministero"
Infine, Schloeder vede l'artista quasi come un diacono della bellezza. La formazione deve essere anche spirituale:
Preghiera e Vita Sacramentale: Non si può dipingere il Mistero se non lo si vive. L'opera d'arte è vista come il frutto di una contemplazione che poi si traduce in materia.
Schloeder auspica la rinascita di scuole di arte sacra che siano centri di cultura, preghiera e bottega artigiana, sul modello delle antiche gilde, per restituire al popolo di Dio una "Bibbia visibile" che sia di nuovo leggibile.
ISTITUZIONI CHE SEGUONO IL METODO EDUCATIVO E TEORICO DI SCHLOEDER
Esistono diverse realtà e iniziative, sia accademiche che professionali, che incarnano e promuovono il metodo educativo e teorico di Steven J. Schloeder. Queste istituzioni si pongono l'obiettivo di superare la frammentazione tra fede e arte, formando architetti e artisti capaci di progettare "in comunione" con la Chiesa.
Le principali realtà di riferimento sono:
1. Institute for Studies in Sacred Architecture (ISSA)
Fondato e diretto dallo stesso Steven Schloeder, l'Institute for Studies in Sacred Architecture (issarch.org) è l'iniziativa centrale per la promozione dello studio accademico delle tradizioni architettoniche sacre.
Obiettivo: Creare un forum interdisciplinare ed ecumenico per studiare come le tradizioni storiche possano informare le espressioni contemporanee.
Metodo: Promuove la ricerca accademica e il dialogo tra teologia, storia dell'arte e pratica architettonica, offrendo una base teorica per chi vuole operare nel settore.
2. Liturgical Environs PC - Programmi Educativi Parrocchiali
Attraverso il suo studio professionale, Liturgical Environs PC, Schloeder non si limita alla progettazione, ma svolge una funzione educativa diretta:
Catechesi Diocesana: Lo studio offre programmi di formazione per parrocchie e funzionari diocesani su liturgia, arte sacra e architettura.
Coinvolgimento Comunitario: Il metodo prevede sessioni di ascolto e "town hall" dove i fedeli vengono istruiti sul significato teologico del nuovo edificio, trasformando la costruzione in un atto di catechesi vivente.
3. Collaborazioni Accademiche e Seminariali
Schloeder è attivo anche nel mondo dell'insegnamento superiore e della formazione del clero:
Seminari e Università: Ha collaborato con istituzioni come il Graduate Theological Union di Berkeley (dove ha conseguito il dottorato) e partecipa come docente o conferenziere presso vari seminari per formare i futuri sacerdoti alla comprensione dello spazio sacro.
The Institute for Sacred Architecture: Schloeder è un autore chiave per l'Institute for Sacred Architecture, che attraverso la sua rivista e le sue attività accademiche rappresenta il principale polo intellettuale negli USA per il recupero della tradizione architettonica cattolica.
4. Il network in Italia
In Italia, l'approccio di Schloeder è stato recepito e diffuso da circoli legati alla progettazione di chiese post-conciliari che rifiutano il minimalismo.
Formazione Integrata: promuovono l'idea di un'architettura cristiana che richiede artisti e artigiani formati specificamente per lavorare in simbiosi con l'organismo architettonico, superando l'idea dell'opera d'arte come "oggetto aggiunto".
Questi centri non insegnano solo "come costruire", ma "come pensare" la chiesa come Corpo Mistico, rendendo gli studenti consapevoli che ogni scelta tecnica ha una ricaduta sacramentale.
TESTI E RIFERIMENTI PER APPROFONDIRE LA TEORIA DI SCHLOEDER
Per approfondire la visione di Steven J. Schloeder, è necessario combinare testi di teologia sacramentale, storia dell'architettura e teoria dei simboli.
Ecco i manuali e i testi fondamentali consigliati (o scritti) da Schloeder per comprendere la "grammatica" dello spazio sacro:
1. I Testi Cardine di Schloeder
Questi sono i punti di partenza imprescindibili per comprendere l'unione tra architettura organica e corpo mistico:
Architecture in Communion (S.J. Schloeder, 1998): Il manuale teorico-pratico per eccellenza. Spiega come tradurre i dogmi cattolici (Corpo, Tempio, Città) in forme architettoniche.
L'architettura del corpo mistico (S.J. Schloeder, ed. it., 2005): Fondamentale per il contesto italiano, analizza come progettare dopo il Vaticano II senza perdere il senso del sacro.
2. Le Fonti Teologiche e Teoretiche
Schloeder suggerisce di studiare i testi che hanno formato la "mente" della Chiesa:
Lo spirito della liturgia (Joseph Ratzinger): Testo citatissimo da Schloeder per comprendere l'orientamento della preghiera e il significato del sacro.
La costruzione dello spazio sacro (Rudolf Schwarz): La bibbia dell'architettura organica cattolica del XX secolo. Schloeder lo considera essenziale per capire l'analogia tra corpo umano e pianta della chiesa.
L'arte sacra. Memoria e progetto (T. Verdon): Per approfondire il rapporto tra arte figurativa, catechesi e liturgia.
3. Strumenti Pratici e Riviste
Per vedere come queste teorie si applicano ai cantieri reali e alla normativa:
Sacred Architecture Journal: La rivista dell'Institute for Sacred Architecture (di cui Schloeder è collaboratore), che pubblica analisi tecniche su nuovi progetti tradizionali e organici.
L'Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR): Schloeder lo considera il "codice sorgente" per ogni architetto: contiene le norme minime su altare, ambone e tabernacolo.
4. Risorse Online di "Auto-Formazione"
Liturgical Environs - Resources: Sul suo sito ufficiale, Schloeder mette a disposizione saggi brevi e dispense che sintetizzano i capitoli dei suoi libri per un pubblico di professionisti.
In sintesi, il metodo di studio suggerito è: Teologia (Ratzinger) + Organicità (Schwarz) + Prassi (Schloeder).
L'ARCHITETTURA COME FORMA SACRAMENTALE E ATTO LITURGICO
Per Steven J. Schloeder, definire l'architettura come "forma sacramentale" e "atto liturgico" significa elevare l'edificio da semplice contenitore a partecipante attivo nel mistero della salvezza. Questa visione, approfondita nel suo volume Architecture in Communion, si articola su tre livelli teologici profondi:
1. L'Architettura come "Segno Efficace" (Forma Sacramentale)
Seguendo la definizione classica di sacramento (segno visibile della grazia invisibile), Schloeder sostiene che l'edificio sacro debba operare in modo analogo:
Oltre la metafora: La chiesa non "sembra" sacra; essa comunica il sacro. Attraverso proporzioni, luce e materiali, lo spazio predispone l'anima del fedele a ricevere la grazia.
Ontologia dello spazio: Se i sacramenti utilizzano materia (acqua, olio, pane) per veicolare il divino, l'architettura utilizza la pietra, il legno e lo spazio per rendere percepibile la Presenza di Dio. Per Schloeder, un edificio brutto o banale è un "segno distorto" che ostacola la comprensione del Mistero.
2. L'Edificio come Prolungamento della Liturgia (Atto Liturgico)
Schloeder afferma che l'architettura non è lo scenario della liturgia, ma è essa stessa liturgia pietrificata:
Dinamismo del rito: Ogni elemento architettonico (il percorso dall'ingresso all'altare, l'ascesa dei gradini del presbiterio) è un gesto liturgico. Progettare una chiesa significa prevedere e facilitare il movimento del Corpo Mistico verso Dio.
Partecipazione Ontologica: Schloeder ritiene che la "partecipazione attiva" invocata dal Concilio non sia solo "fare cose", ma essere "assorbiti" in uno spazio che già loda Dio con la sua bellezza. L'edificio "prega" insieme ai fedeli.
3. L'Incarnazione come Modello
La teoria della forma sacramentale si fonda sul dogma dell'Incarnazione:
La materia redenta: Poiché Dio si è fatto carne, la materia (l'architettura) può e deve rivelare lo spirito. Schloeder rifiuta lo spiritualismo astratto che disprezza l'ornamento, vedendo nella decorazione e nell'arte figurativa la celebrazione della carne trasfigurata.
L'analogia del Tempio: Come il corpo di Cristo è il vero Tempio, l'edificio è la "pelle" visibile di questo corpo mistico. L'architettura diventa l'interfaccia tra l'umano e il divino.
4. La Sfida al Minimalismo
Schloeder definisce "eresia architettonica" quella che riduce la chiesa a pura funzione. Se la liturgia è un atto di culto pubblico verso Dio, l'architettura deve riflettere questa adorazione:
Sacrificio di Lode: Costruire con materiali nobili e forme complesse è un atto liturgico di offerta. Un edificio "economico" per scelta ideologica nega la natura sacramentale del culto, che richiede il meglio della creatività umana.
Per Schloeder l'architetto non è solo un tecnico, ma un "mistagogo" che, attraverso la materia, introduce i fedeli nel Mistero.
GIUSTIFICAZIONE DEGLI STILI STORICI
Per Steven J. Schloeder, la giustificazione degli stili storici (classico, bizantino, gotico) come strumenti dell'atto liturgico non è un vezzo estetico, ma una scelta di coerenza sacramentale. Egli ritiene che questi stili possiedano una "grammatica del sacro" collaudata, capace di sostenere il peso teologico del rito meglio di molti linguaggi sperimentali.
Ecco perché, secondo la sua teoria, lo stile storico serve l'atto liturgico:
1. La "Stabilità del Dogma" vs. l'"Effimero Sperimentale"
L'atto liturgico celebra verità eterne. Schloeder sostiene che:
Linguaggio di continuità: Gli stili storici collegano l'assemblea presente alla "Grande Tradizione" del Corpo Mistico. Usare un arco o una colonna non è nostalgia, ma un atto di comunione con i fedeli di ogni secolo.
Critica allo sperimentalismo: Gli stili sperimentali spesso riflettono l'ego dell'architetto o le mode del momento. Per Schloeder, un'architettura che "urla" la propria novità distrae dall'atto liturgico, che deve invece essere centrato su Cristo.
2. L'Antropomorfismo come Legge Naturale
Schloeder concorda sul fatto che gli stili classici e organici rispettino le proporzioni del corpo umano:
Risonanza con l'Incarnazione: Se Dio si è fatto uomo, l'architettura deve parlare il linguaggio dell'uomo. Gli stili storici usano elementi (capitelli, fregi, basamenti) che hanno una scala e una gerarchia "umana", rendendo lo spazio sacramentale accogliente e comprensibile per le "membra" del corpo.
3. La Funzione Iconica della Forma
In Architecture in Communion, Schloeder spiega che la forma stessa deve essere un'icona:
Leggibilità del Sacro: Uno stile storico è immediatamente riconoscibile come "chiesa". Questa chiarezza è un atto liturgico preliminare: prepara il fedele all'incontro con il sacro prima ancora che inizi la messa.
Decorazione come Catechesi: Gli stili storici offrono una "struttura" per l'arte figurativa. Al contrario, molte architetture moderne "nude" rendono difficile l'integrazione di immagini sacre, privando la liturgia del suo supporto visivo (la Biblia Pauperum).
4. Il Decorum e la Gloria della Gerusalemme Celeste
L'atto liturgico è un'anticipazione del banchetto eterno. Schloeder giustifica la ricchezza degli stili storici attraverso il concetto di Decorum:
Sacrificio di bellezza: L'uso di ordini architettonici complessi e materiali nobili (tipici della tradizione) è un'offerta che onora la dignità del sacramento. Uno stile sperimentale e "povero" per ideologia può risultare teologicamente inadeguato a rappresentare la gloria della Città Celeste.
Schloeder propone un "Nuovo Tradizionalismo" che non è copia del passato, ma uso sapiente di linguaggi che hanno dimostrato di saper servire la liturgia, garantendo che l'edificio non sia un monumento all'architetto, ma una vera forma sacramentale.
METODO DI TRADUZIONE STILISTICA
Per evitare il rischio del "falso storico" o del pastiche superficiale, Schloeder propone un metodo di "Traduzione Organica". Non si tratta di fotocopiare il passato, ma di applicare la grammatica eterna della fede a nuove necessità costruttive.
Ecco i criteri pratici che Schloeder suggerisce per integrare stili storici e modernità:
1. Distinzione tra "Stile" e "Principio"
Schloeder insegna che non bisogna copiare l'ornamento fine a se stesso, ma il principio teologico che lo ha generato.
Esempio: Invece di replicare una colonna corinzia identica a quella del Pantheon, l'architetto deve comprenderne la funzione di gerarchia e stabilità nel Corpo Mistico. Si può semplificare la forma, ma non si può eliminare il senso di "sostegno" e "onore" che la colonna conferisce allo spazio sacro.
2. Sincerità dei Materiali e Nuove Tecniche
Schloeder rifiuta i materiali che simulano altri materiali (come il cemento dipinto a finto marmo).
L'approccio: Se si usa una struttura moderna (come l'acciaio o il cemento armato), essa deve essere rivestita con materiali nobili o lasciata a vista in modo tale da rispettare la verità dell'Incarnazione. La traduzione è riuscita quando il materiale moderno serve a creare quella verticalità o quella luce proprie della Gerusalemme Celeste, senza nascondere la propria epoca.
3. Astrazione Rigorosa (Il Modello di Rudolf Schwarz)
Schloeder guarda spesso a Rudolf Schwarz come esempio di "traduzione":
Sintesi delle forme: Si possono ridurre le forme storiche ai loro elementi essenziali (l'arco, la cupola, la navata) privandole dell'eccesso decorativo barocco, ma mantenendo il loro potere simbolico. Questo crea una chiesa che "sembra" antica per proporzioni e sacralità, ma che è inequivocabilmente figlia del suo tempo.
4. Integrazione dell'Artigianato Vivo
Il pastiche è spesso causato da decorazioni prodotte industrialmente. Schloeder insiste affinché la traduzione avvenga tramite l'arte manuale:
Collaborazione: Un bassorilievo moderno fatto a mano da uno scultore contemporaneo, inserito in una struttura classica, impedisce l'effetto "museo". L'opera d'arte diventa il punto di rottura che rende l'edificio vivo e attuale.
5. Il concetto di "Sviluppo Organico"
Riprendendo il pensiero del Cardinal Newman, Schloeder vede l'architettura come una dottrina che cresce:
Evoluzione, non rivoluzione: Una nuova chiesa deve essere "riconoscibile" come parte della famiglia degli edifici cristiani. La traduzione è corretta se un fedele del IV secolo o del XIII secolo potrebbe entrarvi e sentirsi "a casa", pur notando l'uso di tecnologie contemporanee.
In breve, Schloeder suggerisce di progettare con la mente dei padri e le mani dell'uomo moderno, garantendo che l'architettura rimanga una forma sacramentale coerente.
ESEMPIO: LA CAPPELLA DEL THOMAS AQUINAS COLLEGE, CALIFORNIA, DI DUNCAN STROIK
Un esempio magistrale di "traduzione riuscita" secondo i criteri di Steven J. Schloeder è la Cappella del Thomas Aquinas College in California, progettata dall'architetto Duncan Stroik (stretto collaboratore e affine intellettuale di Schloeder).
Ecco perché questo edificio non è un pastiche, ma una forma sacramentale moderna:
1. Sintesi di Tempi e Stili (Comunione dei Santi)
Invece di copiare un singolo edificio, Stroik ha fuso elementi della tradizione cattolica globale: la facciata è di ispirazione rinascimentale spagnola, la cupola richiama il Brunelleschi e l'interno segue lo schema basilicale paleocristiano. Per Schloeder, questo riflette l'universalità del Corpo Mistico, che unisce epoche diverse in un'unica preghiera.
2. Verità e Onestà dei Materiali
Sebbene utilizzi moderne tecniche antisismiche e calcoli strutturali d'avanguardia, la cappella impiega materiali onesti:
Pietra, marmo e vero legno: Non ci sono finzioni plastiche. La bellezza materica serve a manifestare la stabilità del Santuario, coerentemente con il rifiuto del "falso" espresso anche dalla architettura organica.
3. Gerarchia Liturgica e Spaziale
L'edificio "traduce" le norme del Vaticano II in una pianta tradizionale:
L'altare sotto il baldacchino: Rende visibile il sacrificio come atto centrale.
L'asse longitudinale: Guida i fedeli come popolo in cammino verso la Gerusalemme Celeste, evitando l'effetto "aula scolastica" di molte chiese moderne.
4. Iconografia Integrata
L'apparato decorativo (statue, dipinti, mosaici) è stato commissionato ad artisti contemporanei che utilizzano un linguaggio classico. Questo evita il "falso storico" perché le opere portano il segno della mano e della sensibilità di artisti viventi, pur rispettando la "grammatica del sacro" che Schloeder considera essenziale per la Biblia pauperum.
In sintesi, questa chiesa dimostra che seguire le teorie di Schloeder non significa rinunciare alla modernità, ma sottomettere la tecnica e lo stile a un fine teologico superiore: rendere visibile l'invisibile.
ESEMPIO: LA CHIESA DI DIO PADRE MISERICORDIOSO, ROMA, DI RICHARD MEIER
Il confronto tra la visione di Schloeder e la Chiesa di Dio Padre Misericordioso (nota come "Dives in Misericordia") di Richard Meier a Roma evidenzia il conflitto tra architettura come icona e architettura come scultura.
1. L'Assenza di "Grammatica Sacra"
Per Schloeder, una chiesa deve essere immediatamente riconoscibile come tale. L'opera di Meier, pur essendo un capolavoro del modernismo razionalista, utilizza un linguaggio che Schloeder definisce "muto":
Mancanza di segni: Le tre grandi vele bianche sono esteticamente sublimi, ma per Schloeder non comunicano i dogmi del Corpo o della Città Celeste. Senza una simbologia tradizionale (archi, portali, gerarchie visibili), l'edificio rischia di essere scambiato per un museo o un auditorium.
2. Il Problema del "Bianco Assoluto" vs. Iconografia
Schloeder insiste sulla Biblia pauperum e sull'uso del colore come riflesso della gloria divina.
Astrazione vs. Incarnazione: Meier punta sulla purezza del bianco e della luce naturale. Schloeder criticherebbe questo approccio come "docetista" (che nega la carnalità del sacro): l'assenza di immagini sacre e di decorazione figurativa priva il fedele del supporto visivo necessario per percepire la Comunione dei Santi.
3. Materiali Industriali e Freddezza Organica
Schloeder cerca materiali che abbiano una "vita".
Cemento e Autopulizia: Meier usa un cemento bianco autopulente ad alta tecnologia. Schloeder vedrebbe in questo una negazione della verità dei materiali: la chiesa non deve essere una macchina perfetta e immutabile, ma un organismo che "invecchia" e partecipa alla storia del suo popolo.
4. Spazio Funzionale vs. Spazio Sacramentale
La Luce come Tecnica: In Meier, la luce è un elemento architettonico che scolpisce i volumi. In Schloeder, la luce deve essere mistagogica (deve guidare verso il Tabernacolo). Nella chiesa di Meier, Schloeder ravviserebbe una "dispersione" dell'attenzione: l'occhio è attratto dalla struttura delle vele piuttosto che dal cuore liturgico dell'altare.
Per Schloeder la chiesa di Meier è un esempio di "Architettura Monumentale dell'Ego" che fallisce nel suo compito primario: essere una forma sacramentale che scompare per lasciare spazio al Mistero.
RECUPERO DELLA SACRAMENTALITA' DELLO SPAZIO
Per "rimediare" a spazi minimalisti e astratti come quelli di Meier o di molte chiese contemporanee, Schloeder propone una strategia di "Riconfigurazione Sacramentale". L'obiettivo è riempire il vuoto semantico attraverso l'inserimento di elementi che fungano da "ancore" per la fede, trasformando la scultura architettonica in un Corpo Mistico vivente.
Ecco gli interventi correttivi che Schloeder suggerirebbe:
1. Reintrodurre il "Punto Focale" (Tabernacolo e Crocifisso)
In uno spazio bianco e dispersivo, l'occhio deve essere guidato.
Il Tabernacolo come "Sole": Schloeder proporrebbe di inserire una custodia eucaristica in materiali nobili (oro, bronzo) che stacchi cromaticamente dal bianco. Il contrasto materico servirebbe a segnalare la Presenza Reale come centro dell'universo parrocchiale.
Il Crocifisso monumentale: Al posto di croci stilizzate o astratte, Schloeder chiederebbe un crocifisso figurativo e "carnale", che riporti il mistero dell'Incarnazione al centro della sala, bilanciando il freddo intellettualismo delle linee moderne.
2. Creare una "Pelle" Iconografica
Se le pareti sono nude e "mute", Schloeder suggerirebbe di popolarle:
Cicli di Mosaici o Affreschi: Inserire immagini della vita di Cristo o dei Santi che non siano semplici quadri appesi, ma che seguano la curvatura delle pareti (seguendo l'idea di architettura organica di Carlo Sarno). Questo trasformerebbe il muro di cemento in una Biblia pauperum.
Vetrate Istoriate: Sostituire o integrare i vetri trasparenti con vetrate che filtrino la luce, trasformando la luce solare "tecnica" in luce "mistica" che prefigura la Gerusalemme Celeste.
3. Calore Materico e Arredi Liturgici
Per contrastare la freddezza del cemento o dell'acciaio:
Legno e Pietra Naturale: Schloeder suggerirebbe di sostituire banchi e sedute minimaliste con arredi in legno massiccio, caldi al tatto e alla vista. Il contatto fisico del fedele con materiali "vivi" favorisce la percezione dell'organismo-chiesa.
Il Baldacchino: In spazi molto alti e vuoti, l'inserimento di un baldacchino sopra l'altare aiuterebbe a "ridurre la scala" verso l'uomo (antropomorfismo) e a sottolineare la sacralità del luogo del sacrificio.
4. Definizione delle Zone di Transizione
Le chiese moderne spesso mancano di "soglie". Schloeder interverrebbe su:
Il Battistero: Creando un'area distinta e monumentale all'ingresso, per ricordare che la chiesa è un corpo in cui si entra per una nuova nascita.
I Confessionali: Trasformando semplici "stanze del colloquio" in spazi che esprimano visivamente il sacramento della guarigione, magari con l'aggiunta di icone dedicate alla misericordia.
In sintesi, per Schloeder, il rimedio non è distruggere l'edificio moderno, ma "battezzarlo" attraverso l'arte e il simbolo, rendendo la sua struttura un supporto per la forma sacramentale che inizialmente era stata dimenticata.
L'AMORE DI GESU'
Nella teoria di Steven J. Schloeder, l'amore di Gesù non è un concetto astratto, ma il principio generatore dello spazio architettonico. Schloeder traduce il comandamento dell'amore e il sacrificio di Cristo in forme fisiche attraverso la dottrina dell'Incarnazione.
Ecco come l'amore di Gesù si manifesta nella sua architettura:
1. L'Architettura come "Abbraccio" (Il Corpo Mistico)
Per Schloeder, l'edificio è la manifestazione fisica dell'amore di Gesù che raccoglie a sé le membra del suo corpo.
La Chiesa come Sposa: L'architettura deve riflettere il rapporto d'amore tra Cristo (lo Sposo) e la Chiesa (la Sposa). Lo spazio non è un vuoto funzionale, ma un luogo di comunione intima.
Antropomorfismo: L'uso di proporzioni basate sul corpo umano serve a ricordare che l'amore di Gesù si è fatto carne. Un'architettura che rispetta la scala umana è un'architettura che "ama" l'uomo, accogliendolo nella sua dignità di immagine di Dio L'architettura del corpo mistico.
2. Il Sacrificio d'Amore (L'Altare)
L'amore di Gesù culmina nel sacrificio della Croce. Schloeder pone l'altare al centro perché è il luogo dove questo amore diventa "presenza reale":
Centralità del Dono: Ogni linea della chiesa deve convergere verso l'altare. Se l'architettura distrae da questo centro, fallisce nel comunicare l'atto d'amore supremo di Cristo.
Bellezza come Offerta: Costruire una chiesa bella e preziosa è, per Schloeder, un atto di amore riconoscente. Come Maria Maddalena unse i piedi di Gesù con profumo costoso, l'architetto usa i materiali migliori per onorare l'amore del Signore.
3. La Misericordia che Guarisce (Spazi di Riconciliazione)
L'amore di Gesù è guarigione. Schloeder enfatizza la dignità del battistero e del confessionale:
Rigenerazione: Questi spazi non sono accessori, ma "organi" di un corpo vivente che trasmettono l'amore misericordioso di Gesù, reintegrando i fedeli nella vita della grazia.
4. L'Amore come Bellezza (Prefigurazione del Cielo)
L'amore di Gesù promette la vita eterna. L'architettura di Schloeder, ricca di luce e decorazioni, vuole essere un'anticipazione della Gerusalemme Celeste:
Speranza Visibile: Un edificio luminoso e armonioso comunica al fedele che l'amore di Gesù ha già vinto la morte. La bellezza architettonica è "amore reso visibile" che solleva l'anima dalla disperazione.
Per Schloeder, progettare una chiesa significa dare una forma solida all'amore di Gesù, trasformando mattoni e pietre in un incontro sacramentale con il Salvatore.
LUCE SACRAMENTALE
Nella teoria di Steven J. Schloeder, la luce non è un elemento decorativo, ma la manifestazione fisica dell'Amore di Cristo ("Luce del mondo"). Essa deve operare una trasfigurazione dello spazio, rendendo percepibile la presenza di Gesù in tre modi specifici:
1. La Luce come "Presenza Reale" (Luce Sacramentale)
Schloeder distingue tra l'illuminazione funzionale e la luce mistagogica.
Focalizzazione sul Tabernacolo: La luce deve convergere verso il cuore della chiesa. Un raggio di luce che cade sull'altare o che illumina il tabernacolo non è solo un effetto scenico, ma un segno visibile dell'amore di Cristo che attira a sé l'anima.
Contrasto con l'ombra: La luce schloederiana non è piatta come quella dei centri commerciali o degli uffici moderni. Egli valorizza il "chiaroscuro" per creare un senso di mistero e riverenza, ricordando che l'amore di Dio è un tesoro che brilla nell'oscurità del mondo.
2. La Luce "Trasfigurata" (Le Vetrate e la Gerusalemme Celeste)
In sintonia con l'architettura organica di Carlo Sarno, la luce naturale che entra nell'edificio deve essere "battezzata":
Filtro cromatico: Attraverso le vetrate istoriate, la luce solare (profana) diventa luce colorata (sacra). Questo simboleggia l'amore di Gesù che assume la natura umana e la trasfigura con la sua divinità.
Prefigurazione della Gloria: I colori delle vetrate evocano le pietre preziose della Gerusalemme Celeste, offrendo al fedele un'esperienza sensoriale dell'amore eterno che lo attende.
3. La Luce come Orientamento (Il Sole di Giustizia)
Schloeder recupera il valore teologico della luce dell'alba:
Orientamento a Est: Progettare una chiesa orientata verso Oriente significa permettere alla luce del mattino di colpire il santuario durante la liturgia. È l'amore di Gesù che "sorge" come Sole di Giustizia, portando la speranza della risurrezione.
Luce zenitale: Nelle cupole, l'apertura verso l'alto (come nel Panteon o nelle chiese rinascimentali) rappresenta l'effusione dello Spirito Santo, il legame d'amore tra il Padre e il Figlio che discende sull'assemblea.
4. Il Calore della Luce Artificiale
Schloeder suggerisce di evitare luci fredde o asettiche:
Materiali riflettenti: L'uso dell'oro nei mosaici o del bronzo negli arredi (tipico dei progetti di Liturgical Environs) serve a riflettere la luce, creando un calore visivo che evoca la tenerezza dell'amore di Gesù.
La luce per Schloeder è lo strumento che trasforma una struttura di cemento e pietra in un Corpo vivente e radioso, capace di comunicare il calore della carità divina.
LUCE E KAIROS (TEMPO DI DIO)
Nella teoria di Schloeder, l'architettura cristiana utilizza la luce per sospendere il tempo cronologico (chronos) e introdurre il fedele nel tempo di Dio (kairos). La gestione della luce trasforma la Messa in una partecipazione reale all'eternità.
Ecco come la luce modula il senso del tempo durante la celebrazione:
1. La "Luce Senza Tramonto" (Eternità Presente)
Schloeder sostiene che l'edificio sacro debba evocare la Gerusalemme Celeste, dove "non vi sarà più notte" (Ap 21,25).
Luce Rifratta: L'uso di mosaici dorati o superfici lucide (marmi nobili) crea una luce diffusa che sembra non avere una sorgente terrena. Questo effetto visivo suggerisce che, durante la liturgia, l'assemblea è già entrata nella gloria eterna.
Sospensione del quotidiano: Filtrando la luce esterna attraverso vetrate o lanterne alte, Schloeder isola il fedele dallo scorrere del tempo profano, focalizzandolo sull'istante eterno del sacrificio eucaristico.
2. Il Ritmo del Ciclo Solare (Tempo Cosmico)
Nonostante l'apertura all'eterno, Schloeder valorizza l'orientamento tradizionale della chiesa verso Oriente:
L'Alba come Resurrezione: La luce che colpisce l'altare al mattino collega l'amore di Gesù alla creazione. Questo "ritmo solare" ricorda che l'eternità è entrata nella storia umana con l'Incarnazione e la Resurrezione, santificando ogni istante del tempo umano.
3. La Luce come "Progressione Liturgica"
In sintonia con l'architettura organica di Carlo Sarno, la luce accompagna il fedele nel tempo del rito:
Dall'oscurità alla chiarezza: Spesso l'ingresso (nartece) è più in ombra, simboleggiando il mondo in attesa. Man mano che ci si avvicina all'altare, lo spazio si apre e si illumina, rappresentando la crescita nella grazia e l'avvicinamento al banchetto eterno.
4. Il Lume delle Candele (Il Tempo della Veglia)
Schloeder difende l'uso della luce "viva" (candele, lampade a olio):
Simbolo del sacrificio: Una candela che si consuma è l'immagine perfetta del tempo umano offerto per amore a Dio. In un mondo di luci LED fredde e immutabili, la luce tremolante della cera ricorda la natura organica e fragile della vita umana che trova il suo compimento solo nell'amore di Gesù.
La luce per Schloeder è il "metronomo dello spirito" che batte il tempo dell'amore divino, trasformando l'ora della Messa in un'anticipazione della patria celeste.
IL CAMPANILE
Per Steven J. Schloeder, il campanile non è un mero elemento decorativo o un segnale acustico, ma è la "sentinella del tempo sacro". Se la luce trasfigura lo spazio interno, le campane e la torre che le sostiene trasfigurano il tempo esterno, richiamando il mondo profano alla realtà dell'amore di Dio.
Ecco come la sua teoria interpreta il campanile:
1. La Voce dello Sposo (L'Amore che Chiama)
Schloeder vede nel suono delle campane la voce di Cristo che chiama la sua Sposa (la Chiesa).
Interruzione del Chronos: Il rintocco delle campane spezza il tempo lineare e frenetico del lavoro e del consumo (il chronos), invitando l'uomo a entrare nel tempo della lode (kairos). È un atto d'amore che ricorda all'uomo la sua destinazione eterna nel bel mezzo delle faccende quotidiane.
Segnale del Mistero: Quando la campana suona durante l'elevazione dell'ostia (il Sanctus), il campanile proietta l'istante del sacrificio eucaristico all'esterno, unendo idealmente l'intera città al momento culminante dell'amore di Gesù.
2. Verticalità e Speranza (Imago Sion)
Architettonicamente, il campanile è l'elemento che più di ogni altro esprime la tensione verso la Gerusalemme Celeste:
L'Asse Mundi: Per Schloeder, la torre è un "indice puntato verso il cielo". In un panorama urbano spesso dominato da grattacieli (simboli del potere economico), il campanile deve riaffermare il primato dello spirito.
Vittoria sulla Gravità: In sintonia con l'architettura organica di Carlo Sarno, la struttura deve sembrare "slanciata" verso l'alto, come un organismo che aspira alla luce, prefigurando la vittoria della Resurrezione sulla morte.
3. Presenza e Identità (Il Segno del Santuario)
Il campanile rende visibile la chiesa da lontano, fungendo da "faro" dell'amore divino:
Orientamento Urbano: Schloeder sostiene che il campanile aiuti a orientare non solo lo sguardo, ma l'anima. Vedere il campanile significa sapere che c'è un luogo dove l'amore di Gesù è custodito nel Tabernacolo.
Carattere Sacramentale: Anche quando le campane tacciono, la massa della torre testimonia la presenza permanente di Dio nella storia umana.
4. La Materia che "Canta"
Coerentemente con la sua teoria sulla sincerità dei materiali, Schloeder preferisce torri in pietra o mattoni che vibrano con il suono del bronzo:
Contro le Campane Elettroniche: Egli critica le riproduzioni digitali, poiché manca il sacrificio della materia (il bronzo fuso) e l'atto fisico del suonare. La bellezza del campanile risiede proprio in questa unione "organica" tra peso della terra e suono del cielo.
I l campanile per Schloeder è la mano della Chiesa tesa verso Dio e la sua voce che sussurra al mondo: "L'Amore è qui".
IL SAGRATO
Per Steven J. Schloeder, il sagrato non è un semplice marciapiede o un'area di risulta, ma la "Soglia del Sacro". Rappresenta il luogo della transizione psicologica e teologica dove l'uomo inizia a spogliarsi delle vesti del mondo per rivestirsi di Cristo.
Ecco come la sua teoria progetta questo spazio:
1. La "Zona di Rispetto" (Il Limite del Mondo)
Schloeder insiste sulla necessità di una separazione fisica, anche minima, tra la strada (il profano) e la chiesa (il sacro).
Filtro contro la frenesia: Il sagrato funge da camera di decompressione. Deve permettere al fedele di rallentare il passo, calmare i sensi e preparare il cuore all'incontro con l'amore di Gesù.
Architettura della Soglia: Schloeder suggerisce spesso l'uso di gradini, colonnati o recinzioni basse. Questi elementi definiscono il "recinto sacro" (temenos), ricordando che stiamo entrando in una zona che non appartiene più interamente alla terra, ma è un'anticipazione della Gerusalemme Celeste.
2. Il Luogo della Fraternità (Corpo Mistico Visibile)
In sintonia con l'architettura organica, il sagrato è il luogo dove le "membra" si riconoscono prima di unirsi al "Capo" (Cristo).
Spazio di Accoglienza: È l'estensione della carità della Chiesa verso l'esterno. Schloeder lo progetta per favorire l'incontro comunitario, la sosta e il dialogo, rendendo visibile la dimensione sociale e relazionale dell'amore cristiano.
3. Funzione Mistagogica (Il Percorso della Fede)
Il sagrato prepara visivamente alla liturgia attraverso simboli:
Il Portale come Icona: Schloeder pone grande enfasi sul portale d'ingresso, che deve essere monumentale e istoriato. Guardando il portale dal sagrato, il fedele riceve la prima "catechesi visiva" (la Biblia pauperum).
Materiali e Pavimentazione: Spesso propone materiali diversi da quelli stradali (es. pietra naturale rispetto all'asfalto). Questo cambio materico segnala ai piedi e alla mente che il terreno che si sta calpestando è "suolo santo".
4. Il Sagrato come "Piazza del Tempio"
Per Schloeder, il sagrato deve ristabilire il ruolo della chiesa come fulcro della vita civile:
Orientamento Urbano: La chiesa non deve nascondersi, ma "affacciarsi" con dignità. Il sagrato è la mano tesa della parrocchia verso la città, un invito silenzioso ma potente a entrare e sperimentare la pace di Dio.
Il sagrato per Schloeder è la "scuola della riverenza": uno spazio progettato per aiutare l'anima a transitare dal rumore del chronos (il tempo che scorre) al silenzio eloquente del kairos (il momento di Dio).
IL NARTECE
Nella teoria di Schloeder, se il sagrato è la preparazione esterna, il nartece (o atrio) è il luogo della metanoia architettonica: lo spazio dove avviene il cambiamento di mentalità necessario per passare dal mondo alla presenza di Dio.
Ecco come Schloeder progetta questo "spazio di confine" per completare il cammino dell'anima:
1. La "Camera di Decompressione" Spirituale
Schloeder critica le chiese moderne dove si entra direttamente dalla strada nella navata. Per lui, il nartece deve essere una zona di penombra e silenzio:
Contrasto Luminoso: Rispetto alla luce abbagliante dell'esterno e alla luce gloriosa del santuario, il nartece è spesso più scuro. Questo serve a "pulire" la vista del fedele dalle distrazioni del mondo e a creare un senso di attesa per la luce di Cristo che brilla sull'altare.
Transizione acustica: La struttura architettonica del nartece deve attutire i rumori della città, agendo come un filtro che prepara l'orecchio all'ascolto della Parola.
2. Il Luogo della Memoria Battesimale
Il nartece ospita spesso le acquasantiere o introduce direttamente al battistero:
Il Gesto del Segno della Croce: Schloeder vede nel nartece il luogo dove il fedele "riattiva" il suo legame con il Corpo Mistico. Lavarsi simbolicamente con l'acqua benedetta prima di entrare è l'atto liturgico che conclude il passaggio iniziato sul sagrato.
3. La "Porta del Cielo" (Il Portale Interno)
Il nartece offre l'inquadratura finale verso l'interno della chiesa. Schloeder progetta questa visuale come un'epifania:
Prospettiva Escatologica: Dalla penombra del nartece, il fedele vede in lontananza l'altare illuminato e il tabernacolo. Questo asse visivo proietta immediatamente l'uomo verso la Gerusalemme Celeste, trasformando l'atto di camminare in una processione verso Dio.
4. Spazio di Accoglienza e Catechesi
Per Schloeder, il nartece è anche il luogo dell'istruzione e della prima accoglienza:
Biblia Pauperum d'ingresso: Qui possono essere collocate immagini o bacheche che introducono alla vita della comunità, sottolineando che la chiesa è una famiglia vivente.
L'aspetto "sociale" ordinato: Permette ai fedeli di salutarsi e scambiarsi parole prima di entrare nel silenzio della navata, preservando la sacralità dello spazio della celebrazione.
Il nartece per Schloeder è la "vestizione" dell'anima: lo spazio architettonico che ci toglie i panni del "viaggiatore solitario" per farci indossare quelli del "membro del Corpo di Cristo".
LA NAVATA
Entrando nella navata (il "corpo" dell'edificio), la teoria di Schloeder si focalizza sul trasformare una massa di individui in un'assemblea organica. Per lui, la disposizione dei fedeli e dei banchi è una questione di ecclesiologia spaziale.
Ecco come progetta l'area dei fedeli per favorire l'unione con Cristo:
1. La Navata come "Nave" (Cammino verso l'Amore)
Il termine stesso navata richiama la barca di Pietro. Schloeder rifiuta la disposizione "a teatro" o "a stadio" (tipica di molte chiese moderne) perché focalizza i fedeli gli uni sugli altri.
Orientamento Lineare: Schloeder difende la disposizione longitudinale. Tutti i banchi devono essere orientati verso l'altare. Questo crea un senso di popolo in cammino verso l'amore di Gesù, unito in un'unica direzione escatologica: la Gerusalemme Celeste.
2. I Banchi come Strumenti di Preghiera
Schloeder non considera i banchi come semplici sedute, ma come arredi liturgici che devono sostenere il corpo nel culto:
L'importanza dell'inginocchiatoio: Per Schloeder, l'atto di inginocchiarsi è l'espressione fisica dell'amore adorante e dell'umiltà davanti a Dio. Progettare banchi senza inginocchiatoi (o con spazi angusti) è per lui un errore teologico che ostacola la partecipazione attiva dei sensi.
Materialità e Calore: i banchi devono essere in legno massiccio. Il legno trasmette calore e "vita", a differenza della plastica o del metallo, aiutando il fedele a sentirsi accolto in un organismo vivente.
3. La Gerarchia dello Sguardo
La navata deve essere progettata in modo che nulla ostacoli la vista del Santuario:
Asse Centrale: Schloeder insiste su un corridoio centrale ampio. Non serve solo per le processioni (ingresso, offertorio, comunione), ma rappresenta visivamente la "via" che conduce all'incontro con l'Amato.
Proporzioni Antropomorfiche: L'altezza della navata e la disposizione delle colonne devono dare al fedele il senso della propria piccolezza davanti a Dio, ma allo stesso tempo della propria dignità come "pietra viva" del Corpo Mistico.
4. Spazio per la Devozione Personale
Oltre ai banchi comuni, Schloeder progetta le navate laterali o le nicchie come spazi per l'intimità:
Altari Laterali e Candele: Questi spazi permettono un incontro personale con l'amore di Gesù attraverso i suoi Santi, preparando il cuore alla comunione sacramentale che avviene all'altare principale.
Nella navata di Schloeder il fedele non è uno spettatore, ma una cellula attiva di un organismo che respira e prega all'unisono, orientata costantemente verso la sorgente dell'amore.
IL CONFINE TRA NAVATA E PRESBITERIO
Nella teoria di Steven J. Schloeder, il passaggio dalla navata al presbiterio è il punto di contatto nuziale tra l'umanità e la divinità. Egli vede nel limite tra questi due spazi non una barriera di separazione, ma il luogo dell'unione sacramentale.
Ecco come Schloeder progetta questo "confine sacro":
1. La Balaustra come "Mensa dell'Incontro"
Schloeder recupera il valore teologico della balaustra (o comunion rail), ma la reinterpreta:
Il luogo del bacio tra Cielo e Terra: Per lui, la balaustra è il punto in cui il Corpo Mistico (i fedeli) si protende verso il suo Capo (Cristo). È la "mensa" dove la Sposa (la Chiesa) riceve il dono dello Sposo.
Inginocchiarsi per l'Amore: Schloeder sostiene che l'atto di inginocchiarsi alla soglia del presbiterio sia la massima espressione dell'amore di Gesù riconosciuto nella sua maestà e umiltà eucaristica.
2. La Gradazione dello Spazio (Ascesa al Calvario)
Schloeder utilizza i gradini come simbolo di ascesa spirituale:
Elevazione sacrale: Il presbiterio deve essere fisicamente più alto della navata. Questa differenza di livello non serve a "distanziare", ma a indicare che l'azione liturgica appartiene a un ordine superiore, quello della Gerusalemme Celeste.
Transizione materica: Spesso Schloeder suggerisce un cambio di pavimentazione (marmi più preziosi o decorazioni più fitte) proprio in questo passaggio, per segnalare ai sensi che si sta entrando nel "Santo dei Santi".
3. L'Arco Trionfale: Porta dell'Eternità
Molte piante di Schloeder includono o recuperano l'arco trionfale che sovrasta l'accesso al presbiterio.
Iconografia della Vittoria: Questo arco è spesso decorato con immagini della gloria di Cristo o degli angeli. Serve a ricordare che attraversare quel confine significa entrare nel tempo della vittoria di Gesù sulla morte.
Cornice del Mistero: L'arco funge da cornice ottica che focalizza l'occhio del fedele sull'altare, eliminando ogni distrazione e convogliando tutto l'amore e l'attenzione sul sacrificio.
4. Il Limite come Protezione del Sacro
Schloeder avverte che, se si elimina la percezione del "limite", si perde il senso del Santuario.
Riverenza vs Familiarità: Senza una chiara distinzione architettonica tra lo spazio dell'assemblea e quello del rito, la liturgia rischia di diventare un evento puramente sociale. Il "confine" progettato da Schloeder serve a proteggere lo spazio dove l'amore di Gesù si rende presente, invitando il fedele allo stupore e all'adorazione.
Per Schloeder la soglia del presbiterio è la "riva dell'eternità": il punto dove il fedele, dopo aver percorso la navata, si ferma per essere nutrito dall'amore infinito di Cristo.
L'ALTARE
Per Steven J. Schloeder, l'Altare non è un mobile, ma una Persona: è Cristo stesso. Nella sua teoria, ogni raggio di luce, ogni linea prospettica e ogni proporzione architettonica deve convergere qui, poiché l'altare è il "focolare dell'amore" dove il sacrificio di Gesù si fa presenza.
Nella teoria di Schloeder, se il sagrato è la preparazione esterna, il nartece (o atrio) è il luogo della metanoia architettonica: lo spazio dove avviene il cambiamento di mentalità necessario per passare dal mondo alla presenza di Dio.
Ecco come Schloeder progetta questo "spazio di confine" per completare il cammino dell'anima:
1. La "Camera di Decompressione" Spirituale
Schloeder critica le chiese moderne dove si entra direttamente dalla strada nella navata. Per lui, il nartece deve essere una zona di penombra e silenzio:
Contrasto Luminoso: Rispetto alla luce abbagliante dell'esterno e alla luce gloriosa del santuario, il nartece è spesso più scuro. Questo serve a "pulire" la vista del fedele dalle distrazioni del mondo e a creare un senso di attesa per la luce di Cristo che brilla sull'altare.
Transizione acustica: La struttura architettonica del nartece deve attutire i rumori della città, agendo come un filtro che prepara l'orecchio all'ascolto della Parola.
2. Il Luogo della Memoria Battesimale
Il nartece ospita spesso le acquasantiere o introduce direttamente al battistero:
Il Gesto del Segno della Croce: Schloeder vede nel nartece il luogo dove il fedele "riattiva" il suo legame con il Corpo Mistico. Lavarsi simbolicamente con l'acqua benedetta prima di entrare è l'atto liturgico che conclude il passaggio iniziato sul sagrato.
3. La "Porta del Cielo" (Il Portale Interno)
Il nartece offre l'inquadratura finale verso l'interno della chiesa. Schloeder progetta questa visuale come un'epifania:
Prospettiva Escatologica: Dalla penombra del nartece, il fedele vede in lontananza l'altare illuminato e il tabernacolo. Questo asse visivo proietta immediatamente l'uomo verso la Gerusalemme Celeste, trasformando l'atto di camminare in una processione verso Dio.
4. Spazio di Accoglienza e Catechesi
Per Schloeder, il nartece è anche il luogo dell'istruzione e della prima accoglienza:
Biblia Pauperum d'ingresso: Qui possono essere collocate immagini o bacheche che introducono alla vita della comunità, sottolineando che la chiesa è una famiglia vivente.
L'aspetto "sociale" ordinato: Permette ai fedeli di salutarsi e scambiarsi parole prima di entrare nel silenzio della navata, preservando la sacralità dello spazio della celebrazione.
Il nartece per Schloeder è la "vestizione" dell'anima: lo spazio architettonico che ci toglie i panni del "viaggiatore solitario" per farci indossare quelli del "membro del Corpo di Cristo".
LA NAVATA
Entrando nella navata (il "corpo" dell'edificio), la teoria di Schloeder si focalizza sul trasformare una massa di individui in un'assemblea organica. Per lui, la disposizione dei fedeli e dei banchi è una questione di ecclesiologia spaziale.
Ecco come progetta l'area dei fedeli per favorire l'unione con Cristo:
1. La Navata come "Nave" (Cammino verso l'Amore)
Il termine stesso navata richiama la barca di Pietro. Schloeder rifiuta la disposizione "a teatro" o "a stadio" (tipica di molte chiese moderne) perché focalizza i fedeli gli uni sugli altri.
Orientamento Lineare: Schloeder difende la disposizione longitudinale. Tutti i banchi devono essere orientati verso l'altare. Questo crea un senso di popolo in cammino verso l'amore di Gesù, unito in un'unica direzione escatologica: la Gerusalemme Celeste.
2. I Banchi come Strumenti di Preghiera
Schloeder non considera i banchi come semplici sedute, ma come arredi liturgici che devono sostenere il corpo nel culto:
L'importanza dell'inginocchiatoio: Per Schloeder, l'atto di inginocchiarsi è l'espressione fisica dell'amore adorante e dell'umiltà davanti a Dio. Progettare banchi senza inginocchiatoi (o con spazi angusti) è per lui un errore teologico che ostacola la partecipazione attiva dei sensi.
Materialità e Calore: i banchi devono essere in legno massiccio. Il legno trasmette calore e "vita", a differenza della plastica o del metallo, aiutando il fedele a sentirsi accolto in un organismo vivente.
3. La Gerarchia dello Sguardo
La navata deve essere progettata in modo che nulla ostacoli la vista del Santuario:
Asse Centrale: Schloeder insiste su un corridoio centrale ampio. Non serve solo per le processioni (ingresso, offertorio, comunione), ma rappresenta visivamente la "via" che conduce all'incontro con l'Amato.
Proporzioni Antropomorfiche: L'altezza della navata e la disposizione delle colonne devono dare al fedele il senso della propria piccolezza davanti a Dio, ma allo stesso tempo della propria dignità come "pietra viva" del Corpo Mistico.
4. Spazio per la Devozione Personale
Oltre ai banchi comuni, Schloeder progetta le navate laterali o le nicchie come spazi per l'intimità:
Altari Laterali e Candele: Questi spazi permettono un incontro personale con l'amore di Gesù attraverso i suoi Santi, preparando il cuore alla comunione sacramentale che avviene all'altare principale.
Nella navata di Schloeder il fedele non è uno spettatore, ma una cellula attiva di un organismo che respira e prega all'unisono, orientata costantemente verso la sorgente dell'amore.
IL CONFINE TRA NAVATA E PRESBITERIO
Nella teoria di Steven J. Schloeder, il passaggio dalla navata al presbiterio è il punto di contatto nuziale tra l'umanità e la divinità. Egli vede nel limite tra questi due spazi non una barriera di separazione, ma il luogo dell'unione sacramentale.
Ecco come Schloeder progetta questo "confine sacro":
1. La Balaustra come "Mensa dell'Incontro"
Schloeder recupera il valore teologico della balaustra (o comunion rail), ma la reinterpreta:
Il luogo del bacio tra Cielo e Terra: Per lui, la balaustra è il punto in cui il Corpo Mistico (i fedeli) si protende verso il suo Capo (Cristo). È la "mensa" dove la Sposa (la Chiesa) riceve il dono dello Sposo.
Inginocchiarsi per l'Amore: Schloeder sostiene che l'atto di inginocchiarsi alla soglia del presbiterio sia la massima espressione dell'amore di Gesù riconosciuto nella sua maestà e umiltà eucaristica.
2. La Gradazione dello Spazio (Ascesa al Calvario)
Schloeder utilizza i gradini come simbolo di ascesa spirituale:
Elevazione sacrale: Il presbiterio deve essere fisicamente più alto della navata. Questa differenza di livello non serve a "distanziare", ma a indicare che l'azione liturgica appartiene a un ordine superiore, quello della Gerusalemme Celeste.
Transizione materica: Spesso Schloeder suggerisce un cambio di pavimentazione (marmi più preziosi o decorazioni più fitte) proprio in questo passaggio, per segnalare ai sensi che si sta entrando nel "Santo dei Santi".
3. L'Arco Trionfale: Porta dell'Eternità
Molte piante di Schloeder includono o recuperano l'arco trionfale che sovrasta l'accesso al presbiterio.
Iconografia della Vittoria: Questo arco è spesso decorato con immagini della gloria di Cristo o degli angeli. Serve a ricordare che attraversare quel confine significa entrare nel tempo della vittoria di Gesù sulla morte.
Cornice del Mistero: L'arco funge da cornice ottica che focalizza l'occhio del fedele sull'altare, eliminando ogni distrazione e convogliando tutto l'amore e l'attenzione sul sacrificio.
4. Il Limite come Protezione del Sacro
Schloeder avverte che, se si elimina la percezione del "limite", si perde il senso del Santuario.
Riverenza vs Familiarità: Senza una chiara distinzione architettonica tra lo spazio dell'assemblea e quello del rito, la liturgia rischia di diventare un evento puramente sociale. Il "confine" progettato da Schloeder serve a proteggere lo spazio dove l'amore di Gesù si rende presente, invitando il fedele allo stupore e all'adorazione.
Per Schloeder la soglia del presbiterio è la "riva dell'eternità": il punto dove il fedele, dopo aver percorso la navata, si ferma per essere nutrito dall'amore infinito di Cristo.
L'ALTARE
Per Steven J. Schloeder, l'Altare non è un mobile, ma una Persona: è Cristo stesso. Nella sua teoria, ogni raggio di luce, ogni linea prospettica e ogni proporzione architettonica deve convergere qui, poiché l'altare è il "focolare dell'amore" dove il sacrificio di Gesù si fa presenza.
Altare della chiesa di Santa Chiara d'Assisi,
progettato da Steven Schloeder
Ecco i cardini della sua progettazione dell'altare:
1. Cristo, Pietra Angolare (Materialità e Fissità)
Schloeder insiste affinché l'altare sia di pietra naturale e stabilmente fissato al suolo.
Amore Immutabile: La pietra rappresenta la solidità dell'amore di Dio. Un altare "mobile" o di legno leggero comunicherebbe un'idea di transitorietà; la pietra, invece, incarna la "Roccia della nostra salvezza".
Onestà Organica: l'altare deve essere un blocco onesto e nobile. Non deve esserci finzione, perché l'amore di Gesù è la Verità stessa che sostiene l'intero organismo del Corpo Mistico.
2. Il Centro di Gravità dell'Universo Sacro
Schloeder progetta lo spazio affinché l'altare eserciti una forza di attrazione visiva e spirituale:
Isolamento Sacrale: L'altare deve essere "staccato" dalle pareti e circondato da spazio sufficiente per permettere il movimento liturgico. Questo isolamento lo rende il perno immobile attorno al quale ruota la vita della comunità.
Il Baldacchino (Ciborio): Schloeder è un grande promotore del baldacchino sopra l'altare. Questa struttura non serve solo a dare risalto visivo, ma simboleggia la "tenda dell'incontro" tra Dio e l'uomo, proteggendo il mistero dell'amore che si consuma sulla mensa.
3. Mensa del Banchetto e Altare del Sacrificio
Schloeder bilancia le due dimensioni dell'Eucaristia:
La Doppia Natura: L'altare deve apparire sia come la tavola dell'Ultima Cena (amore conviviale) sia come il monte Calvario (amore sacrificale). Per questo, le sue proporzioni sono monumentali ma accoglienti.
Le Reliquie: Schloeder recupera la tradizione delle reliquie dei martiri incastonate nell'altare. Questo collega l'amore di Gesù al sacrificio dei suoi membri, rendendo l'altare il punto di unione tra il Capo e le membra del Corpo Mistico.
4. Il Focolare che Irradia Luce
Teologicamente, l'altare è per Schloeder la sorgente della luce della Gerusalemme Celeste:
Luce e Oro: Spesso suggerisce l'uso di dorature o candelabri maestosi attorno all'altare. Quando la luce colpisce l'altare durante la Messa, esso deve sembrare radioso, ricordando che l'amore di Gesù è un fuoco che illumina e riscalda l'anima.
Per Schloeder l'altare è il "cuore pulsante" della chiesa: tutto ciò che abbiamo visto finora (campanile, sagrato, nartece, navata) esiste solo per condurre l'uomo a questo tavolo di nozze.
IL TABERNACOLO
Per Steven J. Schloeder, il Tabernacolo è la "Dimora dello Sposo", il punto in cui l'architettura si fa silenzio per custodire l'amore di Gesù che rimane con noi. Se l'altare è l'evento dell'amore (il sacrificio), il tabernacolo è lo stato dell'amore (la presenza permanente).
Ecco come Schloeder lo progetta teologicamente:
1. Il Tabernacolo come "Vero Cuore" (Centralità Visiva)
Schloeder è un fermo sostenitore della centralità del tabernacolo. Egli contesta la sua collocazione in cappelle laterali quando queste ne oscurano la visibilità dalla navata.
Asse della Presenza: Il tabernacolo deve essere posto sull'asse centrale della chiesa, spesso nell'abside o su un trono elevato dietro l'altare. Questo crea un asse visivo che Schloeder definisce "cristocentrico": l'occhio del fedele, entrando, viene immediatamente "agganciato" dalla presenza di Gesù.
Punto di Gravità: In un organismo (il Corpo Mistico), il cuore è al centro. Per Schloeder, una chiesa con il tabernacolo spostato lateralmente rischia di sembrare un corpo con il cuore fuori posto, creando un senso di "disorientamento spirituale".
2. L'Arca della Nuova Alleanza (Materiali e Splendore)
Schloeder progetta il tabernacolo come un microcosmo della Gerusalemme Celeste:
Materiali Incorruttibili: Utilizza metalli nobili (oro, argento, bronzo) e pietre preziose. Non è per sfarzo, ma per indicare che ciò che è contenuto all'interno è di una natura diversa rispetto al mondo che lo circonda.
Velo e Conopeo: Schloeder apprezza l'uso del velo (conopeo), che richiama la tenda del tempio di Gerusalemme. Il velo "nasconde" l'amore di Gesù per renderlo ancora più desiderabile, proteggendo il Mistero e invitando all'adorazione silenziosa.
3. La Luce della "Shekinah" (La Lampada Eucaristica)
In sintonia con l'architettura organica di Carlo Sarno, Schloeder dà un'importanza fondamentale alla lampada perpetua:
Segno di Vita: La piccola fiamma rossa è l'unico segno di vita nell'oscurità della chiesa. Essa comunica ai sensi che l'Amore è sveglio, che Gesù è presente e attende.
Illuminazione Dedicata: Nel progettare la luce, Schloeder prevede spesso un raggio di luce zenitale o un faretto discreto che cada esclusivamente sul tabernacolo, rendendolo il punto più radioso della chiesa anche quando le altre luci sono spente.
4. Il Tabernacolo come "Santuario nel Santuario"
Spesso Schloeder suggerisce di inserire il tabernacolo all'interno di un'edicola o di un piccolo tempio (tempietto):
Strati di Sacralità: Questo crea una gerarchia di spazi. Il fedele percepisce che si sta avvicinando a un "Sacro dei Sacri". Questo design incoraggia la riverenza, il silenzio e la genuflessione, atti fisici che per Schloeder sono la risposta naturale all'amore di Gesù presente.
Il tabernacolo di Schloeder è la Calamita dell'Anima: l'architettura deve fare tutto il possibile per annullare se stessa e lasciare che sia il Signore, nel silenzio della specie eucaristica, a parlare al cuore del fedele.
LA SEDE DEL SACERDOTE
Nella teoria di Schloeder, la Sede del sacerdote non è una poltrona funzionale, ma la rappresentazione architettonica di Cristo come Capo (Christus Caput) che guida il suo Corpo Mistico con autorità e amore.
Ecco come Schloeder progetta la Sede per riflettere l'autorità dell'amore:
1. La Sede come Segno di Presidenza
Schloeder insiste affinché la sede manifesti chiaramente il ruolo del sacerdote come colui che agisce in persona Christi.
Visibilità Gerarchica: La sede deve essere posta in una posizione eminente, ma non deve mai oscurare l'Altare o il Tabernacolo. Per Schloeder, essa rappresenta la guida dell'amore di Gesù verso il Padre: il sacerdote siede non per se stesso, ma per orientare l'intera comunità.
Contro il "Trono" Mondano: Sebbene debba essere nobile, Schloeder avverte di non trasformarla in un trono regale profano. Deve essere una "sede di servizio", dove la bellezza dei materiali indica la dignità del ministero e non il potere della persona.
2. L'Analogia con il Capo e il Corpo
La sede è intesa come la "testa" dell'organismo-chiesa quando l'assemblea è riunita:
Unità Organica: La sede deve essere stilisticamente integrata con l'altare e l'ambone. Schloeder critica le sedie spaiate o moderne infilate in contesti antichi; per lui, la "triade" del presbiterio deve parlare un unico linguaggio per mostrare che la Parola, il Sacrificio e la Guida pastorale emanano dallo stesso Amore di Cristo.
3. Posizione e Orientamento
Schloeder predilige la posizione classica dietro l'altare (se l'abside è abbastanza profonda) o lateralmente, purché il sacerdote sia rivolto verso il popolo per l'accoglienza, ma unito al popolo nell'orientamento verso Dio durante la preghiera:
L'Icona del Buon Pastore: Spesso Schloeder suggerisce di porre un'immagine o un simbolo di Cristo (come il Buon Pastore) sulla spalliera della sede o nell'abside sovrastante. Questo ricorda visivamente che il sacerdote è solo un rappresentante dell'amore di Gesù, il vero Pastore.
4. Materialità e "Decorum"
Seguendo la sua teoria della forma sacramentale, la sede deve essere costruita con materiali che comunichino permanenza:
Pietra o Legno Pregiato: Come il resto del Santuario, la sede deve avere un peso e una dignità che aiutino il fedele a percepire la stabilità della Chiesa fondata sull'amore di Cristo.
Per Schloeder la sede è il luogo dove l'autorità si fa amorevole accoglienza: è lo spazio da cui il sacerdote raccoglie le membra del Corpo per offrirle, insieme al Capo, nel sacrificio eucaristico.
L'AMBONE
Nella teoria di Schloeder, l'Ambone non è un leggio, ma la "Mensa della Parola", il luogo dove l'amore di Gesù si fa voce per nutrire l'intelletto e riscaldare il cuore delle sue membra. Insieme all'Altare, l'Ambone costituisce uno dei due poli del banchetto nuziale di Cristo.
Ecco come Schloeder progetta l'Ambone come architettura della Parola:
1. Monumentalità e Stabilità (La Roccia della Verità)
Schloeder critica fortemente gli amboni mobili o esili:
La Parola Incarnata: Poiché la Parola di Dio è eterna, l'Ambone deve essere costruito in materiali nobili e pesanti (marmo, pietra o legno massiccio). Deve apparire come una struttura "infissa" nell'organismo della chiesa, a simboleggiare che l'amore di Gesù è una roccia sicura su cui fondare la vita.
Onestà Organica: In sintonia con l'architettura organica, l'Ambone deve "emergere" dal suolo del presbiterio come una parte integrante del corpo architettonico.
2. Il Sepolcro Vuoto (L'Annuncio della Resurrezione)
Schloeder recupera la simbologia patristica che vede nell'Ambone l'immagine del sepolcro vuoto:
L'Angelo dell'Annuncio: Architettonicamente, l'Ambone deve essere elevato per rappresentare l'angelo che annuncia alle donne: "È risorto!". Questa elevazione non serve a dare "potere" al lettore, ma a dare autorità e slancio al messaggio d'amore di Cristo che vince la morte.
Verticalità: Come il campanile chiama il mondo esterno, l'Ambone chiama il mondo interno del fedele, elevandone i pensieri verso la Gerusalemme Celeste.
3. Iconografia della Parola (Biblia Pauperum)
Schloeder suggerisce di decorare l'Ambone con simboli che aiutino a "vedere" la voce di Gesù:
I Quattro Evangelisti: L'uso di icone o bassorilievi (l'aquila, il bue, il leone, l'angelo) trasforma l'Ambone in un supporto catechetico. Il fedele non ascolta solo un suono, ma vede l'intera Tradizione che custodisce l'amore del Signore.
L'Aquila Leggio: Schloeder apprezza il leggio a forma di aquila, simbolo di San Giovanni e della Parola che vola alto fino ai confini della terra per raggiungere ogni uomo.
4. Luce e Illuminazione Mistagogica
Nel progettare l'illuminazione di Liturgical Environs, Schloeder dedica una cura particolare all'Ambone:
Luce di Verità: Durante la proclamazione del Vangelo, l'Ambone deve essere inondato di luce. Questa non è solo illuminazione tecnica per leggere, ma il segno visibile che l'amore di Gesù è "Luce ai nostri passi".
Per Schloeder l'Ambone è il "luogo del mattino di Pasqua": lo spazio architettonico dove l'amore di Gesù risuona per chiamare le membra del Corpo alla comunione sacramentale.
IL CORO E LA MUSICA
Nella teoria di Schloeder, la musica e la posizione del Coro non sono elementi di "intrattenimento", ma la fisionomia sonora del Corpo Mistico. Se l'architettura è "musica pietrificata", il coro è la voce dei mattoni che loda l'amore di Gesù.
Ecco come Schloeder progetta l'integrazione musicale:
1. Il Coro come Membro del Corpo (Non Spettacolo)
Schloeder critica la tendenza moderna a porre il coro su un palco davanti all'altare, come se fosse un concerto.
Posizione Organica: Riprendendo il modello di Architecture in Communion, egli suggerisce che il coro sia situato in una posizione che esprima la sua natura di membro dell'assemblea, ma con una funzione speciale. Le posizioni ideali sono nel transetto o in una cantoria elevata.
Unione tra Capo e Membra: Il canto non deve coprire l'azione liturgica, ma "rivestirla" di bellezza, aiutando l'amore di Gesù a penetrare nei cuori attraverso i sensi.
2. L'Organo a Canne: L'Architettura che Respira
Schloeder considera l'organo a canne lo strumento supremo:
Simbiosi Materica: L'organo non è un mobile, ma una parte del muro che "prega". Le canne richiamano la verticalità delle colonne e dei campanili, portando il soffio dello Spirito (il pneuma) nell'organismo architettonico.
Contro il Digitale: Schloeder difende la vibrazione reale dell'aria nelle canne come segno di verità e onestà dei materiali, contrapponendola alla freddezza delle riproduzioni elettroniche che non hanno "corpo".
3. Acustica come "Luce Sonora"
L'acustica deve essere progettata per favorire la trascendenza:
Riverbero Mistagogico: Schloeder predilige spazi che abbiano un certo riverbero, che permetta al suono di "galleggiare" e di avvolgere il fedele. Questo effetto sonoro prefigura il coro eterno della Gerusalemme Celeste, dove ogni voce è fusa nell'amore di Dio.
Il Silenzio Liturgico: L'architettura deve anche saper custodire il silenzio, affinché la musica risalti come un gioiello su uno sfondo di riverenza.
4. Il Canto Gregoriano e la "Grammatica" del Suono
Per Schloeder, lo stile musicale deve accordarsi allo stile architettonico:
Il primato del Gregoriano: Come il classicismo è la lingua franca dell'architettura sacra, il Gregoriano è per Schloeder la lingua del Corpo Mistico. È un canto che non appartiene a un'epoca, ma all'eterno "oggi" della Chiesa.
Per Schloeder il coro è la voce della Sposa (la Chiesa) che risponde all'amore dello Sposo (Cristo). L'architettura deve fornire la "cassa di risonanza" perfetta per questo dialogo nuziale.
LE CAPPELLE LATERALI
Nella teoria di Schloeder, l'Ambone non è un leggio, ma la "Mensa della Parola", il luogo dove l'amore di Gesù si fa voce per nutrire l'intelletto e riscaldare il cuore delle sue membra. Insieme all'Altare, l'Ambone costituisce uno dei due poli del banchetto nuziale di Cristo.
Ecco come Schloeder progetta l'Ambone come architettura della Parola:
1. Monumentalità e Stabilità (La Roccia della Verità)
Schloeder critica fortemente gli amboni mobili o esili:
La Parola Incarnata: Poiché la Parola di Dio è eterna, l'Ambone deve essere costruito in materiali nobili e pesanti (marmo, pietra o legno massiccio). Deve apparire come una struttura "infissa" nell'organismo della chiesa, a simboleggiare che l'amore di Gesù è una roccia sicura su cui fondare la vita.
Onestà Organica: In sintonia con l'architettura organica, l'Ambone deve "emergere" dal suolo del presbiterio come una parte integrante del corpo architettonico.
2. Il Sepolcro Vuoto (L'Annuncio della Resurrezione)
Schloeder recupera la simbologia patristica che vede nell'Ambone l'immagine del sepolcro vuoto:
L'Angelo dell'Annuncio: Architettonicamente, l'Ambone deve essere elevato per rappresentare l'angelo che annuncia alle donne: "È risorto!". Questa elevazione non serve a dare "potere" al lettore, ma a dare autorità e slancio al messaggio d'amore di Cristo che vince la morte.
Verticalità: Come il campanile chiama il mondo esterno, l'Ambone chiama il mondo interno del fedele, elevandone i pensieri verso la Gerusalemme Celeste.
3. Iconografia della Parola (Biblia Pauperum)
Schloeder suggerisce di decorare l'Ambone con simboli che aiutino a "vedere" la voce di Gesù:
I Quattro Evangelisti: L'uso di icone o bassorilievi (l'aquila, il bue, il leone, l'angelo) trasforma l'Ambone in un supporto catechetico. Il fedele non ascolta solo un suono, ma vede l'intera Tradizione che custodisce l'amore del Signore.
L'Aquila Leggio: Schloeder apprezza il leggio a forma di aquila, simbolo di San Giovanni e della Parola che vola alto fino ai confini della terra per raggiungere ogni uomo.
4. Luce e Illuminazione Mistagogica
Nel progettare l'illuminazione di Liturgical Environs, Schloeder dedica una cura particolare all'Ambone:
Luce di Verità: Durante la proclamazione del Vangelo, l'Ambone deve essere inondato di luce. Questa non è solo illuminazione tecnica per leggere, ma il segno visibile che l'amore di Gesù è "Luce ai nostri passi".
Per Schloeder l'Ambone è il "luogo del mattino di Pasqua": lo spazio architettonico dove l'amore di Gesù risuona per chiamare le membra del Corpo alla comunione sacramentale.
IL CORO E LA MUSICA
Nella teoria di Schloeder, la musica e la posizione del Coro non sono elementi di "intrattenimento", ma la fisionomia sonora del Corpo Mistico. Se l'architettura è "musica pietrificata", il coro è la voce dei mattoni che loda l'amore di Gesù.
Ecco come Schloeder progetta l'integrazione musicale:
1. Il Coro come Membro del Corpo (Non Spettacolo)
Schloeder critica la tendenza moderna a porre il coro su un palco davanti all'altare, come se fosse un concerto.
Posizione Organica: Riprendendo il modello di Architecture in Communion, egli suggerisce che il coro sia situato in una posizione che esprima la sua natura di membro dell'assemblea, ma con una funzione speciale. Le posizioni ideali sono nel transetto o in una cantoria elevata.
Unione tra Capo e Membra: Il canto non deve coprire l'azione liturgica, ma "rivestirla" di bellezza, aiutando l'amore di Gesù a penetrare nei cuori attraverso i sensi.
2. L'Organo a Canne: L'Architettura che Respira
Schloeder considera l'organo a canne lo strumento supremo:
Simbiosi Materica: L'organo non è un mobile, ma una parte del muro che "prega". Le canne richiamano la verticalità delle colonne e dei campanili, portando il soffio dello Spirito (il pneuma) nell'organismo architettonico.
Contro il Digitale: Schloeder difende la vibrazione reale dell'aria nelle canne come segno di verità e onestà dei materiali, contrapponendola alla freddezza delle riproduzioni elettroniche che non hanno "corpo".
3. Acustica come "Luce Sonora"
L'acustica deve essere progettata per favorire la trascendenza:
Riverbero Mistagogico: Schloeder predilige spazi che abbiano un certo riverbero, che permetta al suono di "galleggiare" e di avvolgere il fedele. Questo effetto sonoro prefigura il coro eterno della Gerusalemme Celeste, dove ogni voce è fusa nell'amore di Dio.
Il Silenzio Liturgico: L'architettura deve anche saper custodire il silenzio, affinché la musica risalti come un gioiello su uno sfondo di riverenza.
4. Il Canto Gregoriano e la "Grammatica" del Suono
Per Schloeder, lo stile musicale deve accordarsi allo stile architettonico:
Il primato del Gregoriano: Come il classicismo è la lingua franca dell'architettura sacra, il Gregoriano è per Schloeder la lingua del Corpo Mistico. È un canto che non appartiene a un'epoca, ma all'eterno "oggi" della Chiesa.
Per Schloeder il coro è la voce della Sposa (la Chiesa) che risponde all'amore dello Sposo (Cristo). L'architettura deve fornire la "cassa di risonanza" perfetta per questo dialogo nuziale.
LE CAPPELLE LATERALI
Nella teoria di Schloeder, le Cappelle Laterali non sono semplici spazi di risulta o "musei" di statue, ma rappresentano le membra gloriose del Corpo Mistico. Esse manifestano l'amore di Gesù che si è riverberato nella vita dei Santi e offrono al fedele spazi di intimità e rifugio.
Ecco come Schloeder progetta questi "organi" di devozione:
1. La Comunione dei Santi come "Pelle" dell'Edificio
Schloeder vede le cappelle come i luoghi dove l'architettura si fa più "carnale" e narrativa:
Presenze Familiari: Se la navata centrale è il luogo della liturgia pubblica e maestosa, le cappelle laterali sono il luogo del colloquio privato. L'amore di Gesù viene mediato dai Santi, che Schloeder progetta come "fratelli maggiori" che circondano l'assemblea, sostenendola con la loro intercessione.
Iconografia Figurativa: Qui la sua teoria della Biblia pauperum trova la massima espressione. Ogni cappella deve raccontare una storia di grazia, rendendo visibile come l'amore di Cristo abbia trasformato vite umane concrete.
2. Spazi di "Micro-Santuario"
In sintonia con l'architettura organica, Schloeder concepisce la cappella come un organismo in miniatura:
Gerarchia in scala ridotta: Ogni cappella ha il proprio centro (un'immagine, una reliquia o un piccolo altare) e la propria illuminazione dedicata. Questo permette al fedele di vivere un'esperienza di Santuario più vicina e meno intimidatoria, facilitando il raccoglimento personale.
3. La Luce del Lumino (L'Amore che Veglia)
Schloeder pone grande cura nella luce delle cappelle:
Luce Votiva: Egli valorizza il luogo per le candele e i lumini. Per Schloeder, la fiamma di una candela in una cappella laterale è il segno fisico dell'amore e della preghiera del fedele che "rimane" davanti a Dio anche quando lui se ne va. È un'architettura che accoglie il sacrificio della preghiera individuale.
Ombra e Intimità: A differenza della navata che può essere inondata di luce per la festa, le cappelle devono conservare zone di ombra che proteggano la privacy dell'anima nel suo incontro con Gesù.
4. Integrazione Architettonica vs. Disordine
Schloeder critica le chiese moderne dove i santi sono "appoggiati" su mensole casuali.
Nicchie e Archi: Le immagini devono essere incastonate nella struttura. Una cappella ben progettata deve sembrare un "membro" che nasce naturalmente dal corpo della chiesa, non un'aggiunta posticcia. Questa unità visiva comunica che tutta la santità emana dall'unico amore di Cristo.
Le cappelle laterali per Schloeder sono le "braccia" della Chiesa che abbracciano il fedele nelle sue necessità particolari, ricordandogli che l'amore di Gesù non è solo universale, ma teneramente personale.
LA SACRESTIA
Nella teoria di Steven J. Schloeder, la Sacrestia non è un magazzino o un ufficio amministrativo, ma uno spazio di preparazione mistagogica. È il luogo dove avviene la transizione interiore del ministro, che si spoglia dell'uomo vecchio per rivestirsi di Cristo prima di entrare nel Corpo Mistico della chiesa.
Ecco come Schloeder progetta la Sacrestia come "soglia del ministero":
1. Luogo della "Vestizione" Teologica
Per Schloeder, l'atto di indossare i paramenti è un rito in sé. La sacrestia deve essere progettata per favorire questo raccoglimento:
Dignità degli arredi: I mobili (armadi, banconi) devono essere in legno nobile e proporzionati, riflettendo l'importanza dei vasi sacri e dei paramenti che custodiscono.
Il Crocifisso di riferimento: Ogni sacrestia deve avere un crocifisso centrale davanti al quale il sacerdote prega mentre si veste, ricordando che sta per agire in persona Christi.
2. Il Silenzio come Elemento Architettonico
La sacrestia deve essere acusticamente isolata sia dal mondo esterno che dalla navata.
Camera di decompressione: È il luogo dove il rumore della gestione parrocchiale deve morire per lasciare spazio alla preghiera. Schloeder la concepisce come un ambiente che "respira" serietà e devozione, preparando il clero all'atto liturgico come forma sacramentale.
3. La Funzione dell'Idrosacro (Sacrarium)
Schloeder pone grande enfasi sul sacrarium (l'idrosacro che scarica direttamente a terra):
Rispetto per la Materia Sacra: Questo elemento architettonico è il segno fisico della riverenza verso le cose divine (l'acqua del lavabo, le ceneri degli oggetti sacri). Per Schloeder, la presenza del sacrarium educa alla "carità verso la materia", ricordando che ogni frammento del sacro appartiene a Dio.
4. Connessione Organica al Presbiterio
La posizione della sacrestia deve permettere una processione d'ingresso dignitosa:
Il Percorso Liturgico: Schloeder evita ingressi "laterali" bruschi. Il passaggio dalla sacrestia alla chiesa deve essere un movimento ordinato che manifesta l'autorità dell'amore di Cristo che entra nel suo santuario.
La sacrestia per Schloeder è il "cenacolo" privato dove il sacerdote vive la sua intimità con il Signore prima di offrirsi come vittima e pastore nell'assemblea.
L'ESTERNO DELLA CHIESA
Nella teoria di Steven J. Schloeder, l'esterno della chiesa non è solo una facciata, ma l'Epifania dell'Amore di Gesù nel mondo profano. L'edificio deve agire come un "faro sacramentale" che attira l'umanità verso la comunione con Dio.
Esterno della chiesa di Santa Teresa di Liseux,
progettato da Steven Schloeder
Ecco come Schloeder progetta l'esterno come annuncio di amore:
1. La Facciata come "Icona della Città Celeste"
La facciata non è un muro, ma la Porta del Cielo (Porta Coeli).
Invito Visibile: Schloeder sostiene che l'esterno debba "parlare" chiaramente della sua natura sacra attraverso l'uso di ordini classici, frontoni e statue. Questo annuncio visivo è un atto di amore verso la città: la bellezza della facciata offre sollievo spirituale a chiunque passi, credente o meno L'architettura del corpo mistico.
Contro l'Anonimato Moderno: Egli critica le chiese che sembrano fabbriche o centri congressi. Un esterno anonimo è, per Schloeder, un atto di "mancato amore", perché nasconde il tesoro della presenza di Cristo dietro una maschera di banalità.
2. Il Portale Monumentale (L'Abbraccio di Cristo)
Il portale è il punto dove l'amore di Gesù si fa accoglienza fisica:
Soglia di Speranza: Schloeder progetta portali profondi e istoriati che invitano a entrare. Il portale è come una bocca che chiama o braccia che si aprono, rappresentando visivamente l'invito di Gesù: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati" (Mt 11,28).
3. La Cupola e le Torri (Segni di Trascendenza)
Gli elementi verticali sono i "grida di amore" dell'edificio verso il cielo:
Punto di Riferimento Urbano: La cupola simboleggia la volta celeste che scende sulla terra. Per Schloeder, vedere la cupola di una chiesa nel profilo della città dona un senso di orientamento spirituale e speranza. È il segno che l'amore di Dio è presente nel caos della vita quotidiana.
4. Materiali Onesti e Permanenti
L'esterno deve comunicare che l'amore di Dio è eterno:
Pietra e Mattone: Schloeder rifiuta rivestimenti sintetici o precari. La solidità dei materiali esterni testimonia la stabilità della Chiesa. Come sottolineato nel suo portfolio su Liturgical Environs, la chiesa deve invecchiare con dignità, diventando parte integrante della storia e della "carne" della città.
5. L'Integrazione con la Piazza
L'esterno deve creare uno spazio di sosta (il sagrato) che funga da "camera di decompressione". È un gesto di carità architettonica che permette alle persone di rallentare, facilitando il passaggio dal rumore del mondo al silenzio dell'amore divino.
Per Schloeder l'esterno della chiesa è il volto sorridente di Cristo rivolto verso la strada: una presenza che non impone, ma propone la bellezza del Regno.
TEOLOGIA DELLA BELLEZZA
La relazione tra la Teologia della Bellezza (Via Pulchritudinis) e la teoria di Steven J. Schloeder è di identità sostanziale: per Schloeder, la bellezza non è un "ornamento" estetico, ma una proprietà trascendentale dell'essere che rivela Dio.
Ecco come questa relazione si articola teologicamente nel suo pensiero:
1. La Bellezza come Attributo Divino
Schloeder si rifà alla tradizione tomista: Dio è la Bellezza stessa. Pertanto, un'architettura che rinuncia alla ricerca della bellezza rinuncia a parlare di Dio.
Contro il Funzionalismo: Schloeder contesta l'idea che una chiesa debba essere solo "pratica". Se l'edificio è brutto o banale, trasmette un'immagine falsa di Dio. La bellezza architettonica è una forma di verità resa sensibile.
2. La Bellezza come "Eternità nel Tempo"
Schloeder vede nella bellezza lo strumento per anticipare la Gerusalemme Celeste:
Splendore della Forma: La bellezza (lo splendor formae) ha il compito di "rapire" il fedele dal tempo quotidiano per proiettarlo nell'eternità. Materiali preziosi, armonia delle proporzioni e luce trasfigurata sono "esche divine" che attirano l'anima verso l'amore di Gesù.
3. La Funzione Anagogica (L'Ascesa)
Per Schloeder, la teologia della bellezza è anagogica (dal greco anagein, "portare su"):
Dai Sensi allo Spirito: La bellezza dei marmi, del canto gregoriano e delle immagini sacre non deve fermare l'attenzione su se stessa, ma deve servire come scala. Il fedele, colpito dalla bellezza della "Sposa" (la Chiesa-edificio), è condotto ad amare la bellezza dello "Sposo" (Cristo).
4. Bellezza e Incarnazione
La teologia della bellezza di Schloeder è profondamente incarnazionale:
Materia Redenta: Poiché il Verbo si è fatto carne, la materia può ora veicolare lo Spirito. Schloeder rifiuta il minimalismo iconoclasta, sostenendo che la ricchezza iconografica e decorativa sia la celebrazione della vittoria di Cristo sulla morte e sulla corruzione della materia.
5. La Bellezza come Carità
Costruire una chiesa bella è un atto di amore verso il prossimo:
Dignità dell'Uomo: Schloeder sostiene che ogni uomo, specialmente il povero, abbia diritto alla bellezza. Una chiesa magnifica è una "casa comune" dove la bellezza di Dio è offerta gratuitamente a tutti, elevando la dignità umana oltre le necessità materiali.
Per Schloeder la bellezza è la "faccia visibile dell'Amore". Senza bellezza, l'architettura cristiana cessa di essere un sacramento e diventa un semplice ufficio burocratico.
L'ARCHITETTO COME SERVITORE DELLA LITURGIA
Nella teoria di Steven J. Schloeder, la Teologia della Bellezza impone un radicale cambiamento di paradigma per il progettista: l’architetto non è più un "genio creativo" solitario, ma un "servitore dei misteri" e un "mistagogo".
Ecco come questa visione trasforma il ruolo professionale dell'architetto:
1. Dall’Ego al Logo (Cristocentrismo)
Schloeder critica aspramente l'architettura contemporanea come "monumento all'ego dell'architetto".
Sottomissione alla Verità: Il servitore dei misteri deve mettere il proprio talento al servizio del Logos (Cristo). L'edificio non deve dire "guarda quanto è bravo l'architetto", ma "guarda quanto è grande la gloria di Dio".
Anonimato Spirituale: Come i costruttori delle cattedrali medievali, l'architetto di Schloeder cerca una bellezza che sia oggettiva ed ecclesiale, non soggettiva e modaiola.
2. L’Architetto come "Ministro della Tradizione"
L'architetto è visto come un custode:
Continuità, non Rottura: Il suo compito è ricevere il "deposito della fede" e tradurlo in forme spaziali per la sua generazione. Egli non inventa un nuovo linguaggio dal nulla, ma parla la "lingua madre" della Chiesa (la Tradizione) con un accento contemporaneo, garantendo la salute del Corpo Mistico.
3. La Vocazione del "Mistagogo"
L’architetto è colui che conduce (dal greco agein) verso il mistero (mystes):
Regia Liturgica: Progettando il percorso dal sagrato all'altare, l'architetto orchestra l'esperienza spirituale del fedele. Ogni sua scelta (altezza della volta, materiale del pavimento) è un atto pastorale che può facilitare o ostacolare l'incontro con l'amore di Gesù.
Responsabilità Sacramentale: Se l'architettura è una forma sacramentale, l'architetto ha la responsabilità sacerdotale di non "profanare" lo spazio con banalità o bruttezza.
4. Il Direttore dell’Orchestra delle Arti
Schloeder insiste che l'architetto debba essere il coordinatore di una comunità di artisti:
Sinergia Organica: Egli deve formare e guidare pittori, scultori e artigiani affinché ogni opera d'arte sia "nativa" dell'edificio. Non è un dittatore estetico, ma il garante dell'unità del Corpo architettonico, assicurando che tutto concorra alla prefigurazione della Gerusalemme Celeste.
Per Schloeder, l'architetto cattolico compie un atto di culto attraverso il suo lavoro. La sua matita è uno strumento di preghiera e il suo progetto è un'offerta d'amore che cerca di rendere il mondo un po' più simile alla bellezza del Paradiso.
ARCHITETTURA COME FORMA SACRAMENTALE
La teoria di Steven Joseph Schloeder rappresenta un ritorno alla visione sacramentale e organica dell'architettura sacra. Ecco la sintesi dei pilastri fondamentali:
L’Architettura come Forma Sacramentale: La chiesa non è un mero contenitore funzionale, ma un "segno efficace" che comunica la grazia. L'edificio deve rendere visibile l'invisibile, agendo come una prolungazione della liturgia stessa.
La Triade Simbolica (Corpo, Tempio, Città):
Corpo Mistico: L'edificio riflette l'organismo della Chiesa; l'architettura deve avere proporzioni antropomorfiche che richiamino Cristo Capo e i fedeli membra. L'architettura del corpo mistico - Amazon
Tempio della Presenza: Recupera il senso del sacro e del limite, ponendo il Tabernacolo e l'Altare come cuori pulsanti della Shekinah (presenza divina).
Gerusalemme Celeste: Ogni chiesa è un'anticipazione della patria eterna; da qui l'uso di luce trasfigurata, materiali nobili e bellezza splendente.
Architettura Organica: Schloeder promuove un'architettura che segua le leggi vitali della creazione. Ogni elemento (battistero, ambone, sede) è un "organo" che deve crescere armoniosamente nell'unità del corpo architettonico.
Teologia della Bellezza (Via Pulchritudinis): La bellezza è un dovere teologico e un atto di carità. Attraverso la "Biblia Pauperum" (iconografia figurativa), l'architettura istruisce e solleva l'anima verso l'amore di Gesù.
Il Ruolo dell'Architetto: Il progettista scompare come "ego" per farsi mistagogo e servitore dei misteri, traducendo la Tradizione perenne in un linguaggio che parli all'uomo contemporaneo senza tradire il sacro.
Questa sintesi evidenzia una visione in cui teologia, liturgia e arte si fondono per trasformare la pietra in un incontro vivo con il divino.
FORMAZIONE SACERDOTALE
La teoria di Steven J. Schloeder esercita un'influenza profonda sulla formazione dei futuri sacerdoti (specie in ambito anglosassone e nei seminari legati al "nuovo movimento liturgico"), poiché trasforma il seminarista da semplice "utente" di uno spazio a custode e mistagogo della dimora di Dio.
Ecco come questa teoria modella la formazione clericale:
1. Consapevolezza del ruolo di "Mistagogo"
Il sacerdote non è un manager, ma colui che introduce ai misteri. Schloeder insegna ai futuri presbiteri che l'architettura è il loro primo strumento pastorale. Un prete formato a questa visione capisce che la disposizione dei banchi, la luce e la posizione del tabernacolo condizionano la fede del popolo più di molti sermoni.
2. Recupero dell'Ecclesia come "Corpo" (Ecclesiologia Spaziale)
La formazione basata sulla teoria del Corpo Mistico aiuta i sacerdoti a comprendere la gerarchia dello spazio. Imparano che la Sede non è un trono di potere, ma il punto da cui il "Capo" coordina le "Membra". Questo evita derive assembleariste o, al contrario, clericalismi estetici, riportando tutto all'unità organica del rito.
3. Educazione alla "Via Pulchritudinis" (Bellezza come Carità)
Schloeder sprona i seminaristi a considerare la bellezza come una forma di carità verso i poveri. I futuri sacerdoti vengono formati a rifiutare la banalità e il minimalismo sterile, comprendendo che offrire una chiesa splendida significa dare dignità al popolo di Dio e riflettere l'amore di Gesù verso ogni fedele.
4. Gestione del Patrimonio e "Renovation"
In ambito pratico, questa teoria fornisce ai sacerdoti i criteri per gestire ristrutturazioni e adeguamenti liturgici. Invece di affidarsi ciecamente a mode architettoniche, il sacerdote impara a dialogare con gli architetti (come suggerito anche da Carlo Sarno) per garantire che ogni intervento rispetti la grammatica del sacro e la centralità eucaristica.
5. Spiritualità dello Spazio
Infine, la teoria di Schloeder nutre la vita spirituale del sacerdote: la chiesa diventa per lui la "casa dello Sposo" dove egli vive "nascosto con Cristo". La cura per il tabernacolo e la dignità del presbiterio diventano riflesso della sua stessa vita interiore.
La teoria di Schloeder trasforma il futuro sacerdote in un "Architetto dell'Anima" che sa usare lo spazio fisico per costruire il tempio spirituale nel cuore dei fedeli.
LITURGIA CELEBRATA E CARITA'
Nella teoria di Steven J. Schloeder, il legame tra la liturgia celebrata e la carità (la vita nel mondo) è di natura organica e sacramentale: non sono due realtà separate, ma il "respiro" unico del Corpo Mistico.
Ecco come Schloeder articola questa relazione attraverso l'architettura:
1. La "Fonte" e il "Riflusso"
Schloeder applica il principio del Vaticano II della liturgia come "culmine e fonte".
L'Altare come Centro della Carità: La carità verso il prossimo nasce dall'incontro con l'Amore di Gesù sull'altare. Se l'architettura non riesce a rendere solenne e reale questo incontro, la "carità" rischia di ridursi a semplice filantropia sociale.
Dall'Ite Missa Est alla Strada: La struttura della chiesa, con il suo orientamento e il suo sagrato, è progettata per "lanciare" il fedele nel mondo. Dopo aver ricevuto l'amore nella forma sacramentale, il fedele esce per viverlo nella forma della carità vissuta.
2. La Bellezza come Atto di Carità
Schloeder sostiene che la bellezza dell'edificio sia il primo atto di carità della Chiesa verso il mondo:
Dignità per i poveri: Una chiesa magnifica dice al povero che egli è degno della bellezza di Dio. Per Schloeder, il minimalismo "poverista" è spesso una mancanza di carità, perché priva chi non ha nulla di un'anticipazione della Gerusalemme Celeste.
3. La Chiesa come "Ospedale Spirituale"
La carità è anche cura. Gli spazi che Schloeder valorizza — come il battistero e i confessionali — sono i luoghi dove la carità di Cristo "ripara" le membra del Corpo.
Guarigione per la Missione: Un fedele "guarito" nel confessionale (architettonicamente nobilitato) è un fedele capace di portare la carità nel mondo. L'architettura facilita questo processo di restauro spirituale necessario all'azione sociale L'architettura del corpo mistico.
4. Coerenza tra Forma e Vita
Schloeder insiste sulla "verità dei materiali". Come il pane deve essere vero pane e la pietra vera pietra, così la carità celebrata deve diventare vera carità vissuta.
Sincerità: Un'architettura onesta educa i fedeli a una vita onesta e trasparente. Se l'edificio simula ciò che non è, educa a una fede di facciata; se invece è un organismo vivente e coerente, spinge il fedele a essere "sacramento di Cristo" tra i fratelli.
Per Schloeder la liturgia celebrata è la scuola dell'amore; l'architettura è l'aula dove si impara a riconoscere Cristo per poi poterlo servire nei poveri.
DIAGRAMMA DELLA TEORIA DI SCHLOEDER
Ecco un diagramma schematico che sintetizza l'intero percorso teologico e architettonico della teoria di Steven J. Schloeder, fino al cuore del mistero.
1. IL FONDAMENTO (Il "Perché")
Architettura Sacramentale: L'edificio non è un guscio, ma un segno efficace della grazia.
Incarnazione: La materia (pietra, legno, luce) è redenta e comunica il divino.
Via Pulchritudinis: La bellezza è l'amore di Gesù reso visibile; è un atto di carità verso il popolo.
2. L'ESTERNO (L'Annuncio)
Campanile: La voce dello Sposo; rompe il tempo profano per instaurare il Kairos.
Sagrato: La soglia psicologica; rallenta il passo e prepara il cuore.
Facciata: Imago Sion; un'icona pubblica che annuncia la Gerusalemme Celeste alla città.
3. IL PASSAGGIO (La Metanoia)
Nartece: Camera di decompressione; penombra che pulisce la vista dalle distrazioni del mondo.
Battistero: La porta del Corpo Mistico; il luogo della nuova nascita attraverso l'acqua.
4. LA NAVATA (Il Cammino)
Assemblea Organica: Non spettatori, ma membra vive orientate verso il Capo (Cristo).
Asse Longitudinale: La Chiesa come popolo in cammino verso l'eternità.
Cappelle Laterali: La Comunione dei Santi; braccia di misericordia che avvolgono la preghiera privata.
5. IL PRESBITERIO (Il Santo dei Santi)
Balaustra: Il luogo del banchetto nuziale; punto di unione tra l'umano e il divino.
Ambone: Mensa della Parola; il sepolcro vuoto da cui risuona la voce del Risorto.
Sede: L'autorità dell'Amore; Cristo che guida il suo corpo con dignità e servizio.
6. IL CUORE (La Presenza)
Altare: Centro di gravità; roccia del sacrificio e focolare dell'amore.
Tabernacolo: Dimora dello Sposo; il punto di luce perenne che attira l'anima all'adorazione.
7. IL RETROSCENA (La Preparazione)
Sacrestia: Il cenacolo del silenzio; dove il ministro si ritira dal mondo per rivestirsi di Cristo.
In definitiva per Schloeder, la chiesa è un Organismo Vivente che respira attraverso la liturgia, parla attraverso la bellezza e abita il tempo come un'anticipazione della gloria eterna.
Ecco come questa visione trasforma il ruolo professionale dell'architetto:
1. Dall’Ego al Logo (Cristocentrismo)
Schloeder critica aspramente l'architettura contemporanea come "monumento all'ego dell'architetto".
Sottomissione alla Verità: Il servitore dei misteri deve mettere il proprio talento al servizio del Logos (Cristo). L'edificio non deve dire "guarda quanto è bravo l'architetto", ma "guarda quanto è grande la gloria di Dio".
Anonimato Spirituale: Come i costruttori delle cattedrali medievali, l'architetto di Schloeder cerca una bellezza che sia oggettiva ed ecclesiale, non soggettiva e modaiola.
2. L’Architetto come "Ministro della Tradizione"
L'architetto è visto come un custode:
Continuità, non Rottura: Il suo compito è ricevere il "deposito della fede" e tradurlo in forme spaziali per la sua generazione. Egli non inventa un nuovo linguaggio dal nulla, ma parla la "lingua madre" della Chiesa (la Tradizione) con un accento contemporaneo, garantendo la salute del Corpo Mistico.
3. La Vocazione del "Mistagogo"
L’architetto è colui che conduce (dal greco agein) verso il mistero (mystes):
Regia Liturgica: Progettando il percorso dal sagrato all'altare, l'architetto orchestra l'esperienza spirituale del fedele. Ogni sua scelta (altezza della volta, materiale del pavimento) è un atto pastorale che può facilitare o ostacolare l'incontro con l'amore di Gesù.
Responsabilità Sacramentale: Se l'architettura è una forma sacramentale, l'architetto ha la responsabilità sacerdotale di non "profanare" lo spazio con banalità o bruttezza.
4. Il Direttore dell’Orchestra delle Arti
Schloeder insiste che l'architetto debba essere il coordinatore di una comunità di artisti:
Sinergia Organica: Egli deve formare e guidare pittori, scultori e artigiani affinché ogni opera d'arte sia "nativa" dell'edificio. Non è un dittatore estetico, ma il garante dell'unità del Corpo architettonico, assicurando che tutto concorra alla prefigurazione della Gerusalemme Celeste.
Per Schloeder, l'architetto cattolico compie un atto di culto attraverso il suo lavoro. La sua matita è uno strumento di preghiera e il suo progetto è un'offerta d'amore che cerca di rendere il mondo un po' più simile alla bellezza del Paradiso.
ARCHITETTURA COME FORMA SACRAMENTALE
La teoria di Steven Joseph Schloeder rappresenta un ritorno alla visione sacramentale e organica dell'architettura sacra. Ecco la sintesi dei pilastri fondamentali:
L’Architettura come Forma Sacramentale: La chiesa non è un mero contenitore funzionale, ma un "segno efficace" che comunica la grazia. L'edificio deve rendere visibile l'invisibile, agendo come una prolungazione della liturgia stessa.
La Triade Simbolica (Corpo, Tempio, Città):
Corpo Mistico: L'edificio riflette l'organismo della Chiesa; l'architettura deve avere proporzioni antropomorfiche che richiamino Cristo Capo e i fedeli membra. L'architettura del corpo mistico - Amazon
Tempio della Presenza: Recupera il senso del sacro e del limite, ponendo il Tabernacolo e l'Altare come cuori pulsanti della Shekinah (presenza divina).
Gerusalemme Celeste: Ogni chiesa è un'anticipazione della patria eterna; da qui l'uso di luce trasfigurata, materiali nobili e bellezza splendente.
Architettura Organica: Schloeder promuove un'architettura che segua le leggi vitali della creazione. Ogni elemento (battistero, ambone, sede) è un "organo" che deve crescere armoniosamente nell'unità del corpo architettonico.
Teologia della Bellezza (Via Pulchritudinis): La bellezza è un dovere teologico e un atto di carità. Attraverso la "Biblia Pauperum" (iconografia figurativa), l'architettura istruisce e solleva l'anima verso l'amore di Gesù.
Il Ruolo dell'Architetto: Il progettista scompare come "ego" per farsi mistagogo e servitore dei misteri, traducendo la Tradizione perenne in un linguaggio che parli all'uomo contemporaneo senza tradire il sacro.
Questa sintesi evidenzia una visione in cui teologia, liturgia e arte si fondono per trasformare la pietra in un incontro vivo con il divino.
FORMAZIONE SACERDOTALE
La teoria di Steven J. Schloeder esercita un'influenza profonda sulla formazione dei futuri sacerdoti (specie in ambito anglosassone e nei seminari legati al "nuovo movimento liturgico"), poiché trasforma il seminarista da semplice "utente" di uno spazio a custode e mistagogo della dimora di Dio.
Ecco come questa teoria modella la formazione clericale:
1. Consapevolezza del ruolo di "Mistagogo"
Il sacerdote non è un manager, ma colui che introduce ai misteri. Schloeder insegna ai futuri presbiteri che l'architettura è il loro primo strumento pastorale. Un prete formato a questa visione capisce che la disposizione dei banchi, la luce e la posizione del tabernacolo condizionano la fede del popolo più di molti sermoni.
2. Recupero dell'Ecclesia come "Corpo" (Ecclesiologia Spaziale)
La formazione basata sulla teoria del Corpo Mistico aiuta i sacerdoti a comprendere la gerarchia dello spazio. Imparano che la Sede non è un trono di potere, ma il punto da cui il "Capo" coordina le "Membra". Questo evita derive assembleariste o, al contrario, clericalismi estetici, riportando tutto all'unità organica del rito.
3. Educazione alla "Via Pulchritudinis" (Bellezza come Carità)
Schloeder sprona i seminaristi a considerare la bellezza come una forma di carità verso i poveri. I futuri sacerdoti vengono formati a rifiutare la banalità e il minimalismo sterile, comprendendo che offrire una chiesa splendida significa dare dignità al popolo di Dio e riflettere l'amore di Gesù verso ogni fedele.
4. Gestione del Patrimonio e "Renovation"
In ambito pratico, questa teoria fornisce ai sacerdoti i criteri per gestire ristrutturazioni e adeguamenti liturgici. Invece di affidarsi ciecamente a mode architettoniche, il sacerdote impara a dialogare con gli architetti (come suggerito anche da Carlo Sarno) per garantire che ogni intervento rispetti la grammatica del sacro e la centralità eucaristica.
5. Spiritualità dello Spazio
Infine, la teoria di Schloeder nutre la vita spirituale del sacerdote: la chiesa diventa per lui la "casa dello Sposo" dove egli vive "nascosto con Cristo". La cura per il tabernacolo e la dignità del presbiterio diventano riflesso della sua stessa vita interiore.
La teoria di Schloeder trasforma il futuro sacerdote in un "Architetto dell'Anima" che sa usare lo spazio fisico per costruire il tempio spirituale nel cuore dei fedeli.
LITURGIA CELEBRATA E CARITA'
Nella teoria di Steven J. Schloeder, il legame tra la liturgia celebrata e la carità (la vita nel mondo) è di natura organica e sacramentale: non sono due realtà separate, ma il "respiro" unico del Corpo Mistico.
Ecco come Schloeder articola questa relazione attraverso l'architettura:
1. La "Fonte" e il "Riflusso"
Schloeder applica il principio del Vaticano II della liturgia come "culmine e fonte".
L'Altare come Centro della Carità: La carità verso il prossimo nasce dall'incontro con l'Amore di Gesù sull'altare. Se l'architettura non riesce a rendere solenne e reale questo incontro, la "carità" rischia di ridursi a semplice filantropia sociale.
Dall'Ite Missa Est alla Strada: La struttura della chiesa, con il suo orientamento e il suo sagrato, è progettata per "lanciare" il fedele nel mondo. Dopo aver ricevuto l'amore nella forma sacramentale, il fedele esce per viverlo nella forma della carità vissuta.
2. La Bellezza come Atto di Carità
Schloeder sostiene che la bellezza dell'edificio sia il primo atto di carità della Chiesa verso il mondo:
Dignità per i poveri: Una chiesa magnifica dice al povero che egli è degno della bellezza di Dio. Per Schloeder, il minimalismo "poverista" è spesso una mancanza di carità, perché priva chi non ha nulla di un'anticipazione della Gerusalemme Celeste.
3. La Chiesa come "Ospedale Spirituale"
La carità è anche cura. Gli spazi che Schloeder valorizza — come il battistero e i confessionali — sono i luoghi dove la carità di Cristo "ripara" le membra del Corpo.
Guarigione per la Missione: Un fedele "guarito" nel confessionale (architettonicamente nobilitato) è un fedele capace di portare la carità nel mondo. L'architettura facilita questo processo di restauro spirituale necessario all'azione sociale L'architettura del corpo mistico.
4. Coerenza tra Forma e Vita
Schloeder insiste sulla "verità dei materiali". Come il pane deve essere vero pane e la pietra vera pietra, così la carità celebrata deve diventare vera carità vissuta.
Sincerità: Un'architettura onesta educa i fedeli a una vita onesta e trasparente. Se l'edificio simula ciò che non è, educa a una fede di facciata; se invece è un organismo vivente e coerente, spinge il fedele a essere "sacramento di Cristo" tra i fratelli.
Per Schloeder la liturgia celebrata è la scuola dell'amore; l'architettura è l'aula dove si impara a riconoscere Cristo per poi poterlo servire nei poveri.
DIAGRAMMA DELLA TEORIA DI SCHLOEDER
Ecco un diagramma schematico che sintetizza l'intero percorso teologico e architettonico della teoria di Steven J. Schloeder, fino al cuore del mistero.
1. IL FONDAMENTO (Il "Perché")
Architettura Sacramentale: L'edificio non è un guscio, ma un segno efficace della grazia.
Incarnazione: La materia (pietra, legno, luce) è redenta e comunica il divino.
Via Pulchritudinis: La bellezza è l'amore di Gesù reso visibile; è un atto di carità verso il popolo.
2. L'ESTERNO (L'Annuncio)
Campanile: La voce dello Sposo; rompe il tempo profano per instaurare il Kairos.
Sagrato: La soglia psicologica; rallenta il passo e prepara il cuore.
Facciata: Imago Sion; un'icona pubblica che annuncia la Gerusalemme Celeste alla città.
3. IL PASSAGGIO (La Metanoia)
Nartece: Camera di decompressione; penombra che pulisce la vista dalle distrazioni del mondo.
Battistero: La porta del Corpo Mistico; il luogo della nuova nascita attraverso l'acqua.
4. LA NAVATA (Il Cammino)
Assemblea Organica: Non spettatori, ma membra vive orientate verso il Capo (Cristo).
Asse Longitudinale: La Chiesa come popolo in cammino verso l'eternità.
Cappelle Laterali: La Comunione dei Santi; braccia di misericordia che avvolgono la preghiera privata.
5. IL PRESBITERIO (Il Santo dei Santi)
Balaustra: Il luogo del banchetto nuziale; punto di unione tra l'umano e il divino.
Ambone: Mensa della Parola; il sepolcro vuoto da cui risuona la voce del Risorto.
Sede: L'autorità dell'Amore; Cristo che guida il suo corpo con dignità e servizio.
6. IL CUORE (La Presenza)
Altare: Centro di gravità; roccia del sacrificio e focolare dell'amore.
Tabernacolo: Dimora dello Sposo; il punto di luce perenne che attira l'anima all'adorazione.
7. IL RETROSCENA (La Preparazione)
Sacrestia: Il cenacolo del silenzio; dove il ministro si ritira dal mondo per rivestirsi di Cristo.
In definitiva per Schloeder, la chiesa è un Organismo Vivente che respira attraverso la liturgia, parla attraverso la bellezza e abita il tempo come un'anticipazione della gloria eterna.
Nessun commento:
Posta un commento