mercoledì, luglio 01, 2020

Progetto di Chiesa Parrocchiale in via Boccea a Roma, AOC, Architetto Carlo Sarno


Progetto di Chiesa Parrocchiale in via Boccea a Roma, AOC

Architetto Carlo Sarno



  


Il progetto per la nuova Chiesa parrocchiale in via Boccea a Roma reinterpreta l'edificio sacro non come un semplice contenitore di funzioni liturgiche, ma come un organismo vivente e generatore di spiritualità, in totale sintonia con i dettami dell'Architettura Organica Cristiana di Carlo Sarno, la topologia morfogenetica e l'agapetrospismo.
Di seguito viene delineata la descrizione architettonica e teologica del complesso parrocchiale:

1. Inserimento Urbano e l'Agapetrospismo (La Pietra dell'Amore)
Il complesso sorge lungo la via Boccea integrandosi con la topografia e il paesaggio romano circostante, caratterizzato da ulivi e pini domestici. Il concetto fondante si basa sull'agapetrospismo (da agape ovvero amore disinteressato, e petros, pietra): l'architettura si fa "pietra d'amore", un grembo accogliente che materializza la carità divina. Il sagrato si estende in modo fluido verso la strada, eliminando barriere nette e invitando il passante all'ingresso attraverso rampe e pavimentazioni in pietra naturale che sembrano generate spontaneamente dal terreno.

2. Esterno: La Topologia Morfogenetica della Spirale Trinitaria
L'involucro esterno rompe i canoni della geometria euclidea tradizionale a favore di una topologia morfogenetica spirituale, dove lo spazio si deforma e si modella sotto la spinta di forze teologiche invisibili:
• Il Movimento Ascensionale: La struttura si sviluppa come un grande vortice o spirale dinamica in travertino romano e cemento biodinamico. Questo avvolgimento continuo simboleggia l'ascesa dell'anima verso Dio e, al contempo, la discesa della Grazia sulla comunità.
• Le Fratture di Luce: Lungo i flessi della spirale si aprono fenditure sinuose occupate da vetrate artistiche policrome. Durante il giorno, queste aperture catturano la luce solare romana trasformando la facciata in un organismo cangiante.
• Il Culmine Parabolico: La tensione geometrica converge verso l'alto, culminando in una croce slanciata che funge da antenna spirituale e landmark visivo per l'intero quartiere circostante.

3. Interno: L'Aula Liturgica come Grembo Comunitario
Varcato il portale d'ingresso, che evoca una grotta naturale o una tenda biblica, lo spazio interno si rivela come un'unica grande aula a pianta centrale/ellittica, pensata per favorire la massima actuosa participatio (partecipazione attiva) dell'assemblea:
• Morfologia dello Spazio: Le pareti interne riprendono il movimento avvolgente dell'esterno. Non esistono spigoli vivi, ma superfici concave e convesse in pietra chiara che ottimizzano l'acustica naturale e creano un senso di protezione e raccoglimento (l'ecclesia come corpo mistico).
• La Disposizione ad Emiciclo: I banchi in legno curvato sono disposti in cerchi concentrici degradanti attorno al presbiterio. L'ordine gerarchico tradizionale si trasforma in un movimento comunitario convergente, dove l'asse assemblea-altare diventa il fulcro dell'azione liturgica.
• La Cantoria e i Matronei: Integrati fluidamente nelle pareti ondulate, ballatoi e tribune ospitano la corale e l'organo, permettendo alla musica sacra di propagarsi come se scaturisse dall'architettura stessa.

4. Il Presbiterio e l'Oculo Zenitale
Il punto focale dell'intera composizione spaziale è il presbiterio, elevato su pochi gradini circolari in marmi venati:
• L'Altare-Roccia: Scolpito in un unico blocco di pietra locale, l'altare emerge dal pavimento come un elemento geologico originario, simbolo di Cristo solida roccia.
• La Luce Cristocentrica: Direttamente sopra l'altare, l'avvolgimento della cupola si conclude in un grande oculo zenitale. Questo lucernario cattura la luce del sole e la proietta ortogonalmente sul tavolo eucaristico, materializzando lo Spirito Santo sotto forma di raggio luminoso puro che squarcia lo spazio.
• Le Vetrate e il Colore: Le grandi asole vetrate proiettano sulle superfici lapidee interne texture cromatiche che spaziano dal blu profondo (simbolo del mistero e del divino) all'oro e al rosso (simboli della gloria e del sacrificio), mutando l'atmosfera dell'aula a seconda delle ore del giorno e delle stagioni liturgiche.

In sintesi, il progetto di Chiesa traduce l'Architettura Organica Cristiana di Carlo Sarno in uno spazio sacro dove la materia si spiritualizza e la geometria si fa teologia visiva, offrendo alla periferia romana un'oasi di bellezza organica e di intensa comunione ecclesiale.


 





















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